La leggenda di “sa Reula”

150403

La Sardegna è una bellissima terra tutta da scoprire.

Oltre che essere avvolta dal suo mare, è avvolta anche da tante leggende e storie.

Casualmente mi sono imbattuta nella leggenda di “sa Reula” o Carro delle Anime.

Essa trae il suo avvio da una leggenda gallurese.

Dalla Gallura, si è diffusa in tutta la Sardegna, con aggiunte e contaminazioni.

Non ne avevo mai sentito parlare, l’ho scoperta per puro caso. Fortunatamente in questa leggenda, non si uccide nessun essere umano agonizzante con l’ausilio del bastone, è qualcosa di più delicato ma che conduce lo stesso, tra le braccia della Parca.

Si tratta di un corteo di anime penitenti che, in fila indiana, camminano cantando nenie o in silenzio. Per le viuzze, avvolte in lenzuola bianche, come qualunque fantasma degno di questo nome, si dirigono verso l’abitazione di qualcuno che sta per esalare l’ultimo respiro.

Giunte nei pressi della casa, il gruppo si divide i compiti: solo in due entrano in casa, quelli che hanno più colpe da espiare,mentre gli altri, attendono fuori dalla porta. Fanno una breve sosta e poi, come sono arrivati, vanno via insieme, portando con sè l’anima del defunto.

C’è un solo modo per sfuggire alla morte ed è quello di nascondersi, non farsi vedere, in genere è un parente che fa parte della schiera di anime, che con un cenno, fa capire al candidato, che è giunto il momento di nascondersi.

Solo così può avere salva la vita. Lo svolgersi di questa macabra processione è ristretto ad una sola notte, cioè quella tra il 31 ottobre e il 1 novembre.

In altri contesti, si dice che il corteo si faccia “vivo” durante la festa patronale, in chiese di campagna costruite in prossimità di un cimitero. In questi casi, pare che le anime, si diano alla pazza gioia, dedicandosi a canti e balli per poi dirigersi verso il paese.

Chiunque, trovandosi a vagare per le strade, imbattendosi nel corteo, rischia di esserne travolto e svenire per l’odore di putrido emanato dai corpi in putrefazione.

I meno coraggiosi, rischiano di perdere completamente l’uso della parola.

“Ballate, ballate voi che questa festa è vostra!

Quando verrà la nostra, canteremo e balleremo noi”

Udendo queste parole, i morti ridono riso a crepapelle, lasciando al poveretto, una via di fuga.

Incontrare le anime penitenti, oltre ad essere presagio di sventure, resta un ricordo indelebile e si porta per sempre, nel corpo, i pizzichi della morte.

Insomma, in Sardegna, c’è poco da scherzare con i morti, posto che non li si voglia assecondare!

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