la barchetta di carta

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Un bel giorno, una barchetta di carta, lanciata dalle mani di un bambino, scivolava leggera sulle onde del mare. Era stata creata con il foglio di un giornale e vi era stampata una pubblicità coloratissima, con al centro un pesciolino rosso, immerso in una bolla d’acqua. Una medusa, che passava giusto giusto accanto alla barchetta di carta, notò quel pesciolino rosso. Stava per andarsene ma poi decise di tornare indietro: “Ehi pesciolino” Disse: “Cosa ci fai lì? Non hai paura che i raggi del sole possano scottarti?” Il pesciolino però, restò immobile e muto. “Ehi, sto parlando con te!” Urlò a questo punto la medusa, gonfiandosi come un paracadute ma il pesciolino, non solo non le rispose, ma restò immobile, così la medusa indispettita gli disse: “Ma quante arie, potresti almeno rispondere!” Non ottenendo alcuna risposta, la medusa si allontanò sbuffando. La barchetta ondeggiava su e giù silenziosa, fino a raggiungere il largo. Le si avvicinò un’alice, il suo colore argenteo brillava alla luce del sole: “Ciao bel pesciolino, perché non vieni a giocare con me?” Ma il pesciolino, essendo solo di carta stampata, non rispose. “Ma che screanzato sei…” Disse l’alice, e scintillando fece un balzo e si immerse nei fondali marini. La barchetta, che intanto si stava bagnando, andò a sbattere con uno scoglio altissimo, che emergeva dall’acqua fiero e vanitoso. Le onde, pur se leggere, sbattevano la barchetta sullo scoglio, avanti e indietro e ormai mancava poco perché affondasse, quando passò da lì, un grosso granchio. Incuriosito le sil avvicinò proprio mentre un’altra onda spingeva la barchetta e proprio contro di lui. Il granchio, temendo che volesse fargli del male, con la pinza cercò di pizzicarla ma la carta di giornale si bucò e la pinza restò incastrata nel buco. Il granchio impaurito iniziò a correre, portandosi dietro la barchetta, e più lui correva veloce, più la barchetta accelerava. Terrorizzato, arrivò fin in cima allo scoglio, col cuoricino che batteva impazzito, si fermò e la barchetta si fermò con lui. Il granchio, dopo essersi ripreso dallo spavento, volle guardarla meglio e fu così che si accorse che la barchetta lo inseguiva, solo perché era lui a tirarsela dietro con la sua pinza. Tirò un sospiro di sollievo, quando capì che non era affatto in pericolo. Vide il pesciolino e s’impietosì, pensando che sarebbe morto, se non l’avesse aiutato a tornare in acqua. Con pazienza certosina, estrasse la pinza dal buco e lanciò la barchetta giù ma ahimè, cadde al contrario, così si bagnò completamente. Un’onda alta, altissima, la sommerse e la barchetta finì sul fondo del mare, proprio sopra un bellissimo cespuglio di corallo. Il fondo del mare era bellissimo e variopinto e il pesciolino, si staccò dalla barchetta e iniziò a fluttuare, dimenticandosi di essere di carta. Un giocoso delfino, si accorse della sua presenza, proprio perché era un pesce diverso, inusuale da vedere in fondo al mare. In effetti, il pesciolino non stava nuotando ma era la corrente a sospingerlo, per cui, non appena la corrente si fermò, lui cadde sul fondo, con la sua immagine appoggiata sulla sabbia. Ora apparivano solo le parole stampate della pagina opposta ma nessuno dei pesci intorno sapeva leggere e neanche il delfino. Tutti i pesci del mare persero interesse, poiché mancava la comunicazione, così abbandonarono quello strano pesce che da un lato era rosso brillante e sull’altro recava strani segni. La carta iniziò a sfaldarsi in mille pezzettini e quel fiume di parole si sparse nel mare, senza che nessuno degli abitanti, ne capisse il senso. Ogni pesce riprese le sue attività abituali, quasi come se nulla fosse accaduto, come se quella barchetta lanciata dalle mani di un bambino, non fosse mai finita in fondo al mare, tra sabbia e coralli. Molti frammenti di carta si persero sotto la sabbia, ne rimase uno solo, che raffigurava una bella coda rossa, passò un’anguilla e lo inghiottì.

 

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