Le Recensioni del sabato: “Siamo tutti figli unici” di Giacomo Casaula, Guida Editori.

130430

 

Un linguaggio giovane, fresco, che s’immerge però in un contesto dove la riflessione è d’obbligo.

L’autore ha una grande capacità comunicativa sia nei passaggi più leggeri, in cui descrive dialoghi adolescenziali, sia in quelli più impegnati dove rappresenta appieno gli stati d’animo dei suoi protagonisti.

Un testo di facile comprensione, una lettura scorrevole e appassionante ma soprattutto costruttiva.

L’autore ci inoltra nelle vicende della famiglia Ricci, ma non apre solo la porta alla loro quotidianità, si spinge molto più a fondo. Un viaggio interiore dei singoli in cui scopriremo le loro paure, debolezze, fragilità e sogni.

Una famiglia unita, amorevole, ma questo non basterà a mantenere integri i loro equilibri. Ogni cuore, ogni anima vive la propria evoluzione personale in fasi diverse della vita… Molti adolescenti, durante la crescita, spingono a trovare la loro strada, e nemmeno l’amore genitoriale può impedire questo passaggio forzato, in cui la ribellione prende il sopravvento sulla ragione. Così avviene anche per Luca che, sopraffatto dalla propria esistenza, fugge lontano. Come se bastasse cambiare stato, buttar via il cellulare, abbondare gli affetti più cari per ricominciare. Luca dirotta così il suo futuro, seguendo sogni confusi, ricercando quella felicità che appare trovarsi lontana dal mondo fino ad ora conosciuto.  

Cala la notte sulla famiglia Ricci: una parte di loro muore. Non è un lutto, è molto di più! Ciò li porta a vivere in una sorta di apatia, di confusione… Nulla è come prima. Nessuno comprende la scelta di Luca: si è staccato da loro. Non è morto. Non è vivo…  

Il fratello, Francesco, cresce così in un limbo in cui tenta di vivere la sua vita e nel contempo ne ha profondamente paura. La mancanza di Luca si fa sentire, una sorta di amore e odio che l’opprime. Così si rifugia spesso tra le braccia della nonna, Viola, figura importante in questa narrazione. Viola è una donna forte, intuitiva, sempre un passo avanti. Ora rallentata dalla malattia: la sua mente vacilla, dimentica, si spegne, ma sono gli occhi che parlano e quelle poche parole che ancor riesce a dire: “Va a correre”, sembrano insensate eppur sono da sprono per il giovane ad andare avanti. Tutto scorre lento.  Il tempo si è fermato a quel giorno di 8 anni prima. Ambra scrive una sorta di diario per sentirsi meno sola. Dopo la scomparsa di Luca, suo figlio, non è più la stessa e con lei suo marito, Riccardo. Sono assenti, vivono in conseguenza del quotidiano, quella luce nei loro occhi è spenta: una parte di loro è fuggita via dal loro stesso amore, senza dare spiegazioni. Vivono ponendosi mille domande che col passare del tempo non producono altro che dolore… Ma un giorno qualcosa di inaspettato succede: Luca ritorna.

Torna consapevole che il suo viaggio verso la felicità era fasullo.

Dopo 8 anni il primo incontro è con Viola la sua amata nonna. L’Alzheimer le ha spento ogni cosa, ma l’amore no, quello s’avverte, e Luca fa in tempo a dirle addio. Da qui la vita dei protagonisti viene segnata dal ritorno di questo figlio, questo fratello. Ora la felicità fa ancora più paura! Ora che sono di nuovo insieme è come se gli equilibri ritrovati, faticosamente negli anni, si fossero di nuovo spezzati.

Luca è a casa!  

Ad aiutare, a dare un senso alle mille emozioni che travolgono i protagonisti di questa vicenda sarà proprio Viola e le sue cinque lettere che verranno consegnate dopo la sua morte. Viola aveva intuito il bisogno di lasciare un messaggio, prima che fosse troppo tardi per lei, e in queste lettere la saggezza, l’amore di questa donna per la sua famiglia saprà fare la differenza.

Ambra, Riccardo, Luca e Francesco leggeranno le loro rispettive lettere. Viola lascia a tutti un messaggio che li aiuterà a riflettere sugli errori fatti e le future azioni da compiere.

Ma c’è una quinta lettera rivolta “a chi verrà”, e qui s’apre il futuro di questa famiglia che pian piano ricompone i pezzi, riprende a vivere… il ritorno di Luca spezza quell’ incantesimo e il tempo riprende a scorrere, la vita ritrova un senso…

Siamo tutti figli unici racconta il malessere diviso in tre generazioni:

Adolescenza: Francesco e Luca, quando i primi amori muoiono e la vita diventa faticosa, tutto è più grande di te! Ma non si ha la forza di chiedere aiuto, si è arrabbiati, delusi e l’orgoglio, la rivalsa spesso spingono a fuggire in mete sbagliate.

L’età matura, Ambra e Riccardo, con i ricordi dei tempi passati, e quella spada di Damocle sulla testa che gli impedisce di essere felici, colpevoli di non essere stati in grado di aiutare il proprio figlio. Persi in dubbi e rimpianti. Apatici al loro presente e al loro reciproco amore.

La vecchiaia: ed infine Viola un personaggio che Casaula delinea egregiamente e ci fa vivere nelle sue riflessioni: la tristezza dell’inverno, ma anche la forza di quell’ età dove tutto sta per finire, o forse solo iniziare.  

Eppure c’è ancora il tempo di amare: una scintilla di speranza accende il domani per chi verrà… e quella quinta lettera per chi l’avrà scritta, Viola?

Lo sapremo leggendo questo romanzo, un susseguo di emozioni, ricordi e ritorni che pian piano si incastreranno perfettamente, uno con l’altro, regalando un mosaico bellissimo: tanti pezzi di cuore distrutti da paure, delusioni, mancanze ma che si ritrovano, si uniscono e regalano un finale ricco e inatteso.

 Come scrive Viola: “Il dolore serve!”.

Lettura consigliata

 Per acquistare cliccate qui

Recensione a cura di Monica Pasero

 

 

 

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here