L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli. Bisogna amare un essere per correre il rischio di soffrire per lui. Bisogna amarti molto per rimanere capace di soffrirti.“.

Questo brano è tratto da “Fuochi“, uno dei libri più belli che io abbia mai letto, la cui autrice è Marguerite Yourcenar, una scrittrice belga, straordinaria penna introspettiva, appassionata di miti dell’antica Grecia.

Lo acquistai perchè il titolo aveva suscitato la mia curiosità.

Avevo da poco ultimato la lettura de “Le memorie di Adriano“, dello stesso autore e mi era piaciuto così tanto da spingermi ad approfondire la conoscenza dell’autrice.

Alcuni brani di questo libro li rileggo spesso e con piacere tanto che ogni volta mi sento invasa da nuove correnti emozionali.

Spero che questo libro non venga mai letto“… è questo l’incipit di “Fuochi”, un’opera che l’autrice non avrebbe voluto far leggere per i contenuti personali.

Si tratta di una produzione letteraria che appartiene alla maturità della scrittrice che aveva 32 anni quando la realizzò.

Questa opera fu partorita in seguito ad una crisi sentimentale per un amore non ricambiato. Marguerite si era perdutamente innamorata del suo editore, Andrè Fraigneau che invece amava altri uomini.

Fuochi è il diario lirico di Marguerite.

È il diario della passione, del tormento, dell’assenza.

È un miscuglio di pensieri dal contenuto diaristico e di una raccolta di racconti mitologici a tema amoroso (tranne uno quello su Maria Maddalena) in cui i personaggi famosi della leggenda greca Achille, Fedra, Saffo, Patroclo, Clitennestra etc rappresentano i suoi compagni immaginari e vengono rivisti al di fuori del contesto storico nel loro ruolo di archetipi esterni con una scrittura superba sia per tecnica che per elevatezza poetica.

La fusione tra un mondo antico e moderno ci regala un soffio di bellezza eterna.

Il brano che ho riportato mi ha fatto riflettere sul fatto che ciascuno ha un suo modo di vivere l’amore.

Tutti abbiamo la necessità di sentirci innamorati e amati almeno una volta nella vita.

Quando si è presi dall’amore, questo sentimento dovrebbe alitare sulla vita di chi lo incontra soltanto venti di serenità.

L’amore non dovrebbe mai essere accostato alla sofferenza.

Per Marguerite era un castigo, una punizione per aver disobbedito, per non aver saputo vivere in solitudine, ma era anche disponibilità a mettersi in gioco, a correre il rischio di soffrire.

Perchè non è affatto semplice amare. È rischioso amare.

L’amore era una punizione, ma era soprattutto una vittoria sulla solitudine, una volontà del cuore ad una disponibilità incondizionata.

Quanto più si ama, tanto più si è capaci di grandi pene amorose.

L’amore, qui colto in tutte le sue sfaccettature, va a braccetto con la sofferenza e la vocazione insieme.

Marguerite aveva sofferto per una passione amorosa non ricambiata quindi aveva sperimentato sulla propria pelle il tormento di un amore unilaterale.

Amare significava per lei sacrificare il proprio orgoglio e accettare un amore sterile, un amore donato senza aspettare nulla in cambio.

L’amore era una ferita dolorosa, sempre aperta.

Amare a occhi chiusi significa amare come un cieco. Amare a occhi aperti forse significa amare come un folle: accettare a fondo perduto. Io ti amo come una folle. Quando ti rivedo, tutto ridiventa limpido“.

Era così la passione d’amore di Marguerite: il gioco folle di chi sentiva il fuoco dentro e decideva di viverlo lasciandosi attraversare e, contemporaneamente, attraversando la fiamma ardente.

Perchè “L’amore folle è l’unico amore saggio”.

Ho deciso di terminare l’articolo invitandovi ad ammirare la bellezza di un brano dedicato alla poetessa Saffo che con le sue liriche volteggia tra realtà e fantasia.

Da lontano, nuda, ricoperta di stellari lustrini, ha l’aria di un’atleta che rifiuti d’esser angelo per non togliere ogni pregio ai suoi salti pericolosi; da vicino, drappeggiata in lunghe vestaglie pericolose che le restituiscono le ali, può far pensare di essere travestita da donna.
Lei sola sa che sotto la gola le palpita un cuore troppo pesante e troppo grosso per esistere altrove che al fondo di un petto allargato da due seni: quel peso nascosto al fondo di una gabbia di ossa conferisce ad ognuno dei suoi balzi nel vuoto il sapore mortale del rischio“.

Piera Messinese

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui