Io e mio padre

140142

Il vento sconvolge i miei capelli, ormai quasi tutti bianchi. È febbraio e fa ancora freddo, ci vorrà ancora tempo per la primavera. Cammino a passo svelto per non subire gli effetti del tempo, verso la chiesa. Il freddo è pungente ma ho deciso di non usare l’auto, meglio una camminata sotto questo vento che spolvera capelli e pensieri. Cammino sul marciapiedi ricoperto di cartacce che girano su se stesse come fosse un allegro girotondo, quasi bambini minuscoli che cantando, si tengono per mano. Poi: “Tutti giù per terra!” Con la mano cerco di trattenere la mia pesante frangia, trattengo questi capelli forti, dalle grosse radici, come quelle di un vecchio albero d’ulivo. Chissà come mai mi vieni in mente. Ti penso. A dire il vero non ho mai smesso di pensarti ma gli anni trascorsi, sono davvero troppi, hanno segnato sul mio viso dei solchi profondi. Vorrei poterti raccontare tutto quello che non sai di me, ma le cose si dicono guardandosi negli occhi o parlandosi al telefono, ma con te non è più possibile. I tuoi occhi color della cenere, sono diventati cenere. La mia vita, nonostante tutto è andata avanti, tra cose giuste e sbagliate e due figli, che ti assomigliano in tante cose. Mi viene da chiedermi: “Ci incontreremo mai, io e te?”
Un colpo di vento più forte e improvviso mi colpisce, riempiendo i miei occhi di polvere. Continuando a camminare, sferzata da questo vento, cerco di pulire gli occhi con le dita ma iniziano a bruciare e a lacrimare. Accidenti che freddo! Mi stringo nel cappotto, questa strada sembra interminabile mentre cerco il pacchetto delle sigarette, nelle tasche. Riesco ad accenderne una e fumo insieme al vento, come due innamorati squattrinati che si dividono l’unica sigaretta. Lo so, lo so, non dovrei fumare. Dovrei pensare seriamente di smettere. La mia vita è piena di buoni propositi disattesi. Tutti andati in fumo! La mia vita scorre così, tra cose nuove e cose inconfessabili. Tra quello che sono e vorrei essere. Qualcuno ogni tanto mi dice che tu sai tutto e ci voglio credere. Vorrei davvero che fosse così, per non dover rinunciare a questo legame con te e che non sia solo il bagaglio dei 23 cromosomi.
Quando mi torni in mente, ti immagino a camminare avanti e indietro, lungo il corridoio di casa, con le mani unite sulla schiena, il ritmo dei tuoi passi è sempre uguale, sempre delicato. Non ho mai capito il motivo di quelle lunghe passeggiate ma ti devo confessare che ogni tanto lo faccio anch’io. Altre volte mi siedo come tuo padre, con la schiena curva e i gomiti appoggiati alle ginocchia, un atteggiamento mascolino vero, ma poi riesco a sfoderare la mia femminilità, quando meno me l’aspetto. Come vedi sono tutto, sono madre, sono donna, sono figlia. E poi divento idraulico ed elettricista e forse, un giorno, diventerò uno scaricatore di porto. Mai dire mai! Poi ci sono momenti in cui piango di nascosto, altre volte mi arrabbio come una fiera. Alla fine sono sempre io! La ragazzina dai capelli corvini che tu hai lasciato tanti anni fa!
Sento i rintocchi della campana della chiesa, che è ormai a pochi passi, che lentamente richiamano alla morte. E in fondo cos’è la morte se non la fine della vita? Sai, spesso mi capita di invidiare i poeti per la loro visione romantica, ma la morte resta la morte! Fine! Un corpo che non respira più, un cuore che si stanca di battere, la fine del dolore e dei pensieri. Una mente che smette di pensare! Alla fine, poco conta se si tratta di un corpo giovane e bello o di un corpo devastato dal tempo e dalle malattie! Piccoli vermetti bianchi, si nutriranno di esso, lasciandone il nulla, solo cenere! Come se ognuno di noi non fosse mai esistito. Ognuno di noi, però, lascia le tracce di questo passaggio terreno. Lascia amore, dolore, storia, figli. Sarebbe davvero una grossa sconfitta morire senza lasciare traccia di sé. Se dal ricordo, nasce anche il più piccolo sorriso, allora, allora sì che ne resta traccia.
Sono sul sagrato della chiesa, spengo la sigaretta e butto via il mozzicone ma il vento, prontamente lo cattura e lo porta via. Entro rispettosamente ma senza fare il segno della croce, non credo in Dio ma sono pur sempre in un luogo di culto e come al solito, mi comporterò col dovuto rispetto. Con discrezione prendo posto su una panca dove non c’è seduto nessuno, la messa è iniziata e il feretro, coperto di fiori, tace davanti all’altare. Piccole orchidee variopinte coprono interamente la bara. C’è silenzio intorno, si sente solo la voce del sacerdote risuonare tra le pareti ricoperte di mosaici, raffiguranti l’immagine di Cristo. Questa chiesa non è così male. Moderna e senza troppi sfarzi. Cosa se ne farebbe Dio, posto che esista, del lusso? Ricordo che quando ero bambina, ti sentivo pronunciare le stesse parole ed in fondo Gesù, andava in giro scalzo e sicuramente, visto che predicava la povertà e l’umiltà, rifiuterebbe le scarpette cucite a mani di certi papi o le toghe ricamate dei vescovi.
È il funerale di una donna che non vedevo da anni, la vedova del tuo migliore amico ed il figlio, è quasi un cugino per me. Lo cerco con lo sguardo e lo trovo, mentre mi alzo seguendo i movimenti dei fedeli. Ascolto tutto ciò che i miei pensieri mi consentono di fare. Divago. Sono distratta. Vado oltre. Penso a te. Penso al tuo amico piccolo e tarchiato, quasi pelato ma dal grande cuore e ripenso alla grande gioia che provavi quando di domenica, libero dal lavoro, veniva a trovarti, percorrendo a piedi tutta la città, visto che abitava al lato opposto. Lo faceva per stare con te, eri ammalato e da mesi non eri in grado di lasciare il tuo letto. Le tue forze si affievolivano ogni giorno e sul quel cuscino, posava un volto sempre più piccolo e pallido, segnato dalla sofferenza. E non posso fare a meno di pensare al dopo, a tutte le volte in cui desideravo un tuo abbraccio, ma tu non c’eri più. La vita non mi ha fatto mancare nulla, grandi gioie e grandi dolori, fame e freddo, abbondanza, bellezza e bruttezza. L’innamorarmi e poi disamorarmi, ma ci sono cose che restano sempre uguali nella mia vita: l’amore per i figli e per te! Sono diventata madre molto prima di esserlo e figlia dal primo vagito ma una cosa mi piacerebbe ricordare, il momento in cui sono uscita dall’utero di mia madre, solo che per quanto possa sforzarmi, non ne viene nulla. Vorrei poter ricordare il momento in cui hai posato il primo, meravigliato sguardo su di me, poter leggere il tuo pensiero di quel momento, ma niente da fare! Chissà se all’improvviso ti incontrassi per strada, quale sarebbe la mia reazione? Ti riconoscerei all’istante, questo è certo, ma poi?
Con una strana speranza nel cuore, guardo tutte le persone presenti in chiesa, ti cerco tra la gente. Spero che tu ci sia e che sia qui per me. Perché hai voglia di rivedermi. Perché vuoi sapere tutto di me, e come in un sogno, immagino il tuo sguardo su di me. Che strano, ora ti vedo sul serio e qualcuno accanto a te, indica la mia presenza, dal labiale riesco ad interpretare le sue parole: “Guarda c’è tua figlia, è ancora identica a te!” Ti guardo e i nostri occhi si incontrano, sei invecchiato. Non ho davanti a me, l’uomo rimasto giovane nei miei ricordi ma un vecchio stanco. In base ai miei calcoli hai compiuto 88 anni!
La voce del sacerdote mi giunge lontana e ovattata mentre i nostri occhi si scrutano da lontano. Se avessi immaginato di incontrarti, mi sarei almeno truccata un pochino, mi sarei vestita meglio… non avrei quest’aria da cialtrona sbadata e indifferente. Eppure tante volte nella mia vita ho atteso questo momento. Ho pregato, sperato, pianto, perché ciò potesse accadere e ora, mi cogli impreparata. Avrei voluto che mi vedessi bella e renderti fiero di questo e poi, poi raccontarti delle mie conquiste, farti conoscere i miei figli che mai hai portato per mano a comprare un gelato. Ora so di essere sempre stata la tua figlia prediletta, ora lo so e ne comprendo anche il motivo, ma lo sappiamo solo noi! Io sono rimasta dove mi hai lasciato, sono partita, sono mancata per anni ma poi sono tornata, forse perché, inconsciamente sapevo che qui ci saremmo rivisti, qui saresti venuto a cercarmi.
Ora siamo fermi, quasi imbambolati, a guardarci, tu tra i sedili della navata destra della chiesa, io in quella centrale. Increduli, sospesi, infiniti! Tu ed io! Con lo stesso mare di capelli in testa e le stesse labbra carnose, le mie senza traccia di rossetto e le tue ormai bianche, scolorite dal tempo. Ti ho atteso così tanto ed ora non so muovermi per correrti incontro, non riesco a decidermi a compiere quei pochi passi che mi separano dalle tue braccia. Forse anche tu stai vivendo le mie stesse sensazioni, qui e ora! Non sei più neanche alto come ti ricordavo, o forse mi sembravi altissimo solo perché ero io ad essere piccola.
Quella forma di pudore antico ti portava a non esternare l’amore con carezze ed effusioni ma, quella carezza sotto il mento, me la ricordo ancora o la tua voce paziente che rispondeva alle mie domande sui camion. Ero una bambina che faceva domande da maschi ma tu rispondevi lo stesso, come se per te, certe differenze non contassero. Eppure c’erano! Soprattutto quando il mio corpo iniziò a cambiare, non ho scordato quella minigonna bianca che mi strappasti e che avevo indossato di nascosto. La sfilai che era ridotta ad un brandello, arrabbiata e umiliata. Avevo quasi dodici anni ma dovevo imparare certe regole: le ragazze perbene non scoprono le gambe! Solo dopo, molto dopo, ho indossato minigonne vertiginose, tu te n’eri già andato, era quasi per farti dispetto, mostrando le mie bellissime gambe ed ogni volta il pensiero volava da te o forse eri tu a venire, per mostrare il tuo disappunto…
I miei pensieri corrono veloci, attraversano il tempo, mentre siamo ancora congelati a guardarci e la pioggia fuori, batte contro le vetrate colorate di questa chiesa. Ho represso troppe volte i miei sentimenti , tanto da sembrare una donna di ghiaccio, incapace di provare emozioni, invece io soffro come tutti, solo che nascondo tutto dietro ad un sorriso o peggio, dietro la maschera dell’indifferenza.
Non mi avvicino a te ma neanche tu ti stai muovendo. E non va bene! Essere così simili non va bene, facciamo le stesse cose e sicuramente, ho commesso i tuoi stessi errori! E che non mi si dica che il nostro incontro è un miracolo di Dio, solo perché avvenuto in una chiesa, e per questo non comincerò a battermi il petto, sia chiaro! In fondo, dov’era Dio quando il mondo si prendeva gioco di me? Soprattutto tu, tu dov’eri? Troppo facile rispondere che sei morto. No, non te la faccio passare! Dovevi lottare, dovevi vincere per me e invece, vigliaccamente, ti sei lasciato sopraffare. Non hai saputo proteggermi o forse non hai voluto! Cosa credi, che in questi anni io non sia mai stata vicino alla morte? Credi davvero che la signora nera non abbia cercato di afferrarmi per mano e portarmi via? E allora ti sbagli, se pensi questo! Io ho lottato per me e più di tutto, per non lasciare i miei figli senza il mio sostegno e lotto ancora. Tu cosa hai fatto? Hai appoggiato la testa sul cuscino e hai lasciato che altri decidessero per te. Ma non uscirò da questa chiesa senza averti detto tutto, non te la caverai a buon mercato! Tra di noi, ci sono troppe cose non dette, troppe carezze rimaste a mezz’aria. È ora di smetterla con questo falso pudore, che non è orgoglio, ma ha sempre frenato i nostri slanci. Ci siamo sempre amati, questa è l’unica e sola verità, solo che non ce lo siamo mai detti e dimostrato! E ci siamo sempre cercati, da quel maledetto giorno in poi! Ora che siamo a pochi metri di distanza, restiamo fermi a guardarci, coi piedi incollati a questo pavimento di marmo, invece di correrci incontro e cadere l’uno tra le braccia dell’altro. So che non mi sbuccerò le ginocchia se dovessi cadere, come quando ero bambina, ma proverei di nuovo la gioia di sentire la tua barba rasposa sul viso. Ho deciso! Vengo io, perché se aspetto che lo faccia tu, attenderò per sempre!
Mi sposto dalla panca e muovo i miei passi verso di te continuando a guardarti, mentre mi accorgo che tu hai fatto gli stessi movimenti e nello stesso istante. Mi viene da credere che hai avuto gli stessi miei pensieri e questo conferma quanto siamo uguali. Lo so che non mi hai mai scordato di me ma non immaginavo che mi desiderassi quanto io desideravo te, tutto qui!
Neanche immagini quante volte ho implorato il tuo aiuto, la tua presenza. Quante volte nella mia vita, abbia desiderato un tuo abbraccio consolatorio, ma tu non c’eri. Dov’eri? A suonare chitarre e mandolini tra le nuvole? Era così che ti immaginavo nei miei momenti peggiori, a suonare con i tuoi amici, sereno e tranquillo, indifferente! Eh no, non si fa così!
Continuando a guardarci, avanziamo l’uno verso l’altro. Le nostre braccia si tendono, strani brividi mi corrono velocemente nella schiena, giù, fino alle dita dei piedi. La gente, incurante di noi, continua a pregare e sinceramente, non so neanche a che punto sia la celebrazione, e non me ne importa niente. Ci sei tu! Da anni mi chiedevo se io e te ci saremmo mai incontrati e adesso siamo qui. Mancano ancora pochi passi di eterno e li conto uno per uno, ci avviciniamo lentamente, in una sorta di “sabato del villaggio”, quasi come dentro un film, una lenta, lentissima moviola. Ecco, ci siamo, fermi, uno davanti all’altro e gli occhi non lasciano gli occhi. Le mani si uniscono e appoggio la mia testa sulla tua spalla e mi accorgo che sono più alta di te, ma finalmente con te! Lasci le mie mani e le tue braccia mi stringono, mi lascio avvolgere e poi, anche le mie mani cingono il tuo corpo magro. restiamo fermi così, senza tempo e senza spazio. Io e te. Io e mio padre! Zitti. Senza parole. Solo un cumulo di emozioni sopite da una vita, ora emergono dalla terra come una nave inabissata da secoli e scoperta, svela i suoi tesori! Potrei mai spiegare quello che provo? Ne sarò capace? Non lo so! So solo che adesso sono tornata la bambina che hai lasciato tanti anni fa, troppi anni fa! In questo abbraccio, si sciolgono angosce e dolori. E provo una gioia immensa. Hai lo stesso odore acre di tabacco e caffè e insieme, l’odore dolce della brillantina. Il temporale è diventato violento ma non temo nulla, ora ci sei tu!
Mi scosti dalle tue bracccia e sento il freddo del distacco. Punti di nuovo gli occhi dentro i miei, poi mi baci le guance arrossate per l’emozione. Sollevo la mano affusolata e infili le dita tra i miei capelli e sorridi orgoglioso, tra noi due, un test del dna, sarebbe superfluo. Finalmente dalle tue labbra, esce un anelito di fiato, il fiato diventa parola, risento il tono pacato della tua voce, ed è musica per le mie orecchie, mi dici: “Ciao…” Dopo il ciao c’è un’altra parola ma non la dirò, quella è solo nostra. Riaffiora la tenerezza, da quanto tempo non sentivo pronunciare quella parola che era solo mia? Con dolcezza accarezzi il mio mento, ritrovi il neo, proprio al centro, quel neo che adoravi, lo sfiori col pollice, sorridendo. Perché ho dovuto rinunciare a tutto questo? Quale crudele disegno ha fatto in modo da privarmi del mio amore? Dov’eri? Tutto il dolore che si era nascosto, ora ribolle dentro di me, quasi come la lava di un vulcano. Salta il tappo ed esplode tutta la rabbia che ho dentro. Dove sei stato? Non ti vedevo da oltre quarant’anni… dimmi cosa hai fatto!! Avrei voglia di stampare su quel fottuto sorriso ebete, uno schiaffone, non lo faccio solo perché sei mio padre. È stato troppo facile andarsene e lasciare tutto in sospeso e poi tornare e sperare di farla franca. Non mi toccare, lasciami, esattamente come hai fatto tanto tempo fa! Dovevi proteggermi, era quello il tuo compito ma tu hai preferito la via più facile!
Non ti guardo più neanche negli occhi, sono così arrabbiata da non voler incontrare quel grigio che mi osserva! Dov’eri quando avevo bisogno di te? Semplice non c’eri! Ed io qui da sola a lottare per poter sopravvivere! Non guardarmi, non voglio che tu lo faccia! Arretro di un passo, voglio guardare bene in faccia questo primo grande amore che mi ha lasciato senza una parola! Continui a guardarmi senza rispondere ed io, invece, aspetto le tue risposte, le pretendo! A questo punto della mia vita, voglio delle risposte, guardami, guardami bene, ho le rughe e i capelli bianchi di chi ha combattuto e tu non c’eri mai!
Mi guardi e apri le labbra, esce la tua voce e pacatamente cerchi di spiegarti: “Ho provato a metterti in guardia ma mai mi hai dato ascolto…”
“Cosa? Stai a vedere che ora è pure colpa mia!”
“Sei testarda come un mulo e quando decidi vai avanti, senza guardarti intorno. La tua cocciutaggine l’hai pagata cara, non hai mai dato ascolto alla vocina interiore che ti diceva di fermarti, sappi che quella vocina era la mia…”
“Ti è mai passato per la testa che mi ha lasciato affamata d’amore?”
“Non ho avuto scelta!”
“C’è sempre una scelta e tu hai preso la via più facile…”
“Ma cosa credi, che sia facile andarsene a quarantasei anni?”
“In molti scappano e tu sei scappato!”
Lo so, sono molto dura con te ma non si gioca più, si tratta della mia vita e di tutti i riflessi di essa, e ogni scelta sbagliata mi conduce a te. Non hai giustificazioni!
Mi appoggi la mano sulla spalla e vorrei stringermi ancora a te. Guardo le tue unghie rotonde e ingiallite dal fumo, le tue mani affusolate, non abbiamo le stesse mani, le mie sembrano due pale!
“”Sai una cosa? Guardando le foto del mio matrimonio, speravo di vederti, sarebbe bastata anche un’ombra, avrei capito che eri tu, invece niente!”
“Non potevo stare là, non appoggiavo quell’assurdo matrimonio…”
“Non lo hai impedito!”
“Credi questo? Io invece ti dico che ci ho provato!”
“E come?”
“Ti ricordi di quando avevi tutti quei dubbi? Ma spazzavi via tutte le incertezze, non mi davi ascolto!”
“Qualcosa di più incisivo? Serviva qualcosa di più forte, come rompermi una gamba, ad esempio!”
“Te le avrei spezzate sul serio le gambe, ma non ho questo potere, l’unica cosa che potevo e posso ancora fare, è instillare i dubbi nella tua mente, sempre che tu mi dia ascolto…”
“Lo so che ho la testa più dura della pietra e ho permesso alla mia vita di scivolarmi tra le dita ma mai ho tolto un pensiero a te, sei sempre stato presente!”
“E continuerò ad esserci per te, anche se non potrai vedermi, ricorda che ci sarò. Porta con te questi momenti perché forse questa è stata l’unica occasione e pensa a quanto siamo stati fortunati, non a tutti capita di potersi incontrare. Non dimenticarmi, continua a sorridere davanti alla mia foto o ricordando alcuni aneddoti della nostra vita insieme che seppur breve, è stata densa di significato!”
Ti sorrido e intorno a me sento profumo d’incenso, mi volto a guardare il sacerdote e ti perdo di vista solo un attimo, quando ti cerco di nuovo con lo sguardo, tu non ci sei più, sei andato via ma mi hai lasciato la certezza del tuo amore. Ora posso dirti addio e lasciarti andare. Un giorno ci ritroveremo ma ancora ho tante cose da fare, perché tu sia sempre orgoglioso di me!

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