Incontro con la clarinettista Valeria Benedetto

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Se c’è una cosa che è parte fondamentale della nostra vita, quella è la musica. Ha il potere, ascoltandola, di allontanare i pensieri e problemi della vita di tutti i giorni. Fa ancora di più piacere vedere che sono i giovani a regalarci momenti di serenità con il loro strumento, come Valeria Benedetto e il suo clarinetto. La incontro al telefono per una breve intervista.

  • Valeria si racconti

Mi chiamo Valeria Benedetto, sono cresciuta a Genzano di Lucania, un paese della Basilicata, ho 26 anni ed ho frequentato le scuole nel mio paese fino all’età di 16 anni. Successivamente per poter seguire al meglio il percorso formativo in Conservatorio, mi sono trasferita a Potenza, dove ho conseguito nel 2015 sia il diploma di Perito Agrario che il diploma di Clarinetto. Successivamente mi sono specializzata presso il Conservatorio di Potenza conseguendo nel 2017 il Biennio in discipline musicali (Clarinetto). Sentivo il bisogno di migliorarmi sempre più ed infatti l’anno successivo ho frequentato il corso di formazione annuale con il Maestro Calogero Palermo a Roma presso “Scatola Sonora”. Tuttavia andavo alla ricerca di nuovi stimoli e conoscenze e dopo varie ricerche e riflessioni, ho deciso di sostenere l’esame di ammissione presso L’Ecole Normale de Musique di Parigi ove insegna il Maestro Patrick Messina primo clarinetto dell’Orchestra National de France. Ho frequentato la scuola per tre anni ed ho conseguito il Diploma di Concertista Superiore con l’unanimità della commissione. Ritengo che questo percorso sia stato altamente formativo sia dal punto di vista musicale che umano, infatti ho avuto l’opportunità di confrontarmi con musicisti di fama mondiale. Durante il mio percorso formativo ho avuto l’opportunità di fare delle esperienze in varie orchestre, Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli, con la quale abbiamo fatto una tournee anche in Cina, l’Orchestra Vivace di Grosseto, con la quale ho avuto l’occasione di eseguire da solista il Concerto K 622 per clarinetto e orchestra di W. A. Mozart, sicuramente uno dei più importanti concerti scritti per clarinetto, non a caso è inserito come brano d’obbligo in tutte le audizioni a livello mondiale. Ho partecipato a vari concorsi nazionali ed internazionali ottenendo risultati importanti. Non da meno ho avuto il piacere e l’onore nel 2022 di esibirmi con alcuni dei solisti de la Philarmonie de Radio France. Molti sono stati i Maestri che hanno contribuito alla mia crescita formativa, tra cui Francesco Garzione (Docente di clarinetto presso il Conservatorio di Salerno), Gaetano Russo (Direttore artistico della Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli), Massimo Ferraris (secondo clarinetto dell’Orchestra “Carlo Felice” di Genova), Valeria Serangeli (primo clarinetto dell’Orchestra “Carlo Felice” di Genova), Luca Milani (primo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino).

  • Andando via dalla sua Regione cosa ha provato? Lei è uno dei talenti italiani che per svolgere la professione è dovuta partire.

Inizialmente non è stato facile, varie sono state le difficoltà da superare, soprattutto per l’estero la prima è stata la lingua, affrontare realtà diverse sia dal punto di vista culturale che sociale, ma nello stesso tempo mi hanno arricchito e formata, soprattutto mi hanno fortificata dal punto di vista emotivo, dovendo affrontare quotidianamente qualsiasi difficoltà si presentasse e risolverla autonomamente. Tuttavia ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi hanno confortata nei momenti di maggior bisogno.

  • Valeria, ricorda quando lo strumento che suona con maestria l’ha affascinata?

Sicuramente quando ho scoperto le possibilità che mi offriva per poter esprimere attraverso la musica le mie emozioni. La duttilità, la flessibilità, l’agilità che ho riscontrato studiando questo strumento mi hanno dato la possibilità di apprezzare sempre più la musica in tutte le sue sfaccettature.

  • A che età ha iniziato a suonare e dove?

Ho iniziato a suonare il clarinetto all’età di sei anni, presso la banda del mio paese diretta dal grande Maestro Fedele Zotta. Un docente che ha dedicato la sua vita alla musica. Attraverso i suoi insegnamenti mi ha fatto scoprire la bellezza di essa. Le qualità che meglio lo contraddistinguevano erano l’umiltà, la semplicità, la passione, sicuramente è stato un musicista di alto valore.

  • Nessuno è nato musicista. Ha avuto bisogno di motivazione e influenza per trasformarsi in uno di essi?

Il primo a credere nei miei sogni è stato sicuramente il mio caro papà, che purtroppo ho perso all’età di 16 anni, lui credeva in me e mi seguiva in tutto ciò che facevo; la mia famiglia, ed in particolar modo il mio primo insegnate Maestro Francesco Garzione che mi ha spinto a fare sempre meglio, mi ha trasmesso tanta fiducia e motivazioni che mi hanno portata a credere in me ed affrontare qualsiasi situazione nel migliore dei modi, ancora oggi ho la fortuna di collaborare assieme a lui facendo concerti in varie formazioni. Posso affermare che è stato ed è un punto di riferimento nella mia vita.

  • Quanto è stata importante la musica durante la sua infanzia?

E’ stata la mia compagna di vita e lo è tutt’ora.

  • Il suo repertorio spazia con grande disinvoltura dalla musica classica a quella contemporanea. Secondo lei lo studio di diversi stili musicali serve ad allargare gli orizzonti mentali? Ovvero, più ci apriamo a tutto tondo, meglio saremo in ogni cosa?

Affrontare generi diversi contribuisce sia alla propria formazione che alla conoscenza degli aspetti diversi che la musica presenta. Ho imparato a non tralasciare nessun stile musicale, anche perché solo conoscendoli a fondo si raggiunge quella maturità musicale che ti consente di affrontare con serenità qualsiasi composizione.

  • Cosa rappresenta una buona performance dal vivo secondo lei? Qual è il suo approccio allo spettacolo sul palco?

La musica per me è emozione e se alla fine di una performance le persone si avvicinano con gli occhi lucidi per farmi i complimenti allora sono veramente contenta “sono riuscita a trasmettere emozioni”. Naturalmente dietro c’è un grande lavoro, fatto di sacrifici e spesso di rinunce. Suonare uno strumento a livello professionale è come fare un’attività sportiva a livello agonistico, i migliori anni della vita si dedicano allo studio.

  • Quale repertorio le è più affine?

Sicuramente lo stile classico e romantico, ma non tralascio nessun stile musicale.

  • Ho avuto modo di vedere alcune foto in cui lei faceva parte di una banda. Ha suonato in orchestre prestigiose, mi dica il batticuore che prova é uguale al primo giorno in cui si è esibita davanti al pubblico?

Suonare per me è sempre un’emozione, a volte quando sto per esibirmi sento dentro di me delle sensazioni indescrivibili che mi mettono un po’ di agitazione, ma poi penso di ritenermi fortunata perché non tutti quando lavorano riescono a provare certe sensazioni

  • Valeria, ha ancora sogni nel cassetto? Ce ne vuole parlare?

Il mio sogno è diventare primo clarinetto stabile di un’orchestra importante, e poter trasmettere a tutti coloro che si avvicineranno allo studio del clarinetto le mie conoscenze acquisite.

  • I suoi prossimi concerti dove?

Ho da fare dei concerti con l’Orchestra del Kazakhstan a fine luglio ad Udine e Ljubljana in Slovenia, poi dei concerti di musica da camera in Italia e alla fine di agosto partirò per Lucerna (Svizzera) per seguire i corsi del Maestro Paolo Beltramini (primo clarinetto dell’Orchestra della Svizzera Italiana) nonché grande clarinettista a livello mondiale

  • Si definisca con 3 aggettivi e un colore

Determinata, Sensibile, Estroversa. Il colore che meglio mi rappresenta è il rosso.

  • Lascerebbe tutto per amore? Che posto occupa l’amore nella sua vita?

Assolutamente non lascerei tutto per amore, anche perché credo che nella vita ognuno debba poter inseguire i propri sogni, ma soprattutto realizzarli. L’amore sicuramente nella vita è fondamentale, mi piace amare ed essere amata, ma nel rispetto delle proprie vite.

Grazie Valeria per la tua gentilezza e disponibilità mostrata verso il nostro magazine, da parte mia e dell’editore Giuseppe De Nicola.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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