Il primo incontro tra Filosofia e Scrittura: Filone di Alessandria

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Negli ultimi articoli ho tracciato un quadro sintetico degli sviluppi del pensiero filosofico in età tardo-antica. Per completare questo “tour” nel vivace e variegato panorama culturale che caratterizza la fine del mondo antico e gli inizi dell’era cristiana, è indispensabile soffermarsi ad esaminare il pensiero di un autore poco noto al grande pubblico, ma di fondamentale importanza: Filone di Alessandria, ricordato anche come Filone l’Ebreo.

Sappiamo ben poco della sua vita e i principali dati biografici li ricaviamo dallo storico Giuseppe Flavio. Nato intorno al 20 a.C., Filone proveniva da una famiglia nobile appartenente alla ricca ed influente comunità ebraica di Alessandria. Egli ebbe una duplice formazione culturale e spirituale: fu educato secondo i costumi, i precetti e le pratiche religiose ebraiche e, contemporaneamente, assimilò la tradizione umanistica e filosofica greca.

Uomo coltissimo, si dedicò prevalentemente ad una vita di studi, dimostrando una grande rettitudine morale e una profonda devozione religiosa (si recava regolarmente al Tempio di Gerusalemme); ma quando fu necessario si impegnò attivamente anche in politica, partecipando alla spedizione che andò a protestare formalmente a Roma per l’introduzione nelle sinagoghe delle statue dell’Imperatore Caligola.

Perché dobbiamo ricordare Filone?

Quali furono i suoi meriti?

Filone compì un’operazione culturale destinata ad avere degli echi molto profondi: interpretò la Scrittura utilizzando i concetti della filosofia greca.

La lingua greca rese possibile questa osmosi perché Filone leggeva i testi biblici nella versione greca detta dei “Settanta”. Egli iniziò quel processo che gli studiosi chiamano “ellenizzazione” delle Scritture.

Filone fin da bambino aveva frequentato la Sinagoga e il Tempio, conosceva benissimo le vicende narrate nella Bibbia ed egli intendeva dimostrare che queste storie ed i suoi protagonisti rivelano un significato più profondo e posseggono un valore esemplare, universale. Egli traduce le verità della Scrittura nel linguaggio dei filosofi. Non solo, gli stessi concetti filosofici greci, a loro volta, vengono rimodellati e plasmati alla luce della cultura giudaica e della Torah. Qual è il metodo che egli utilizza per interpretare filosoficamente le Scritture?

Filone applica all’esegesi biblica il metodo allegorico: nei testi bisogna distinguere un significato letterale (immediato) ed un significato spirituale (profondo).

Ad esempio, egli interpreta le storie dei tre patriarchi, Abramo, Giacobbe e Isacco, come tre diverse rappresentazioni allegoriche del modo in cui l’anima umana giunge all’acquisizione della virtù.

Abramo, che esce dalla sua terra, lascia la sua casa e inizia un lungo e faticoso viaggio, simboleggia il cammino spirituale dell’anima che, spinta dal desiderio di raggiungere il vero bene, inizia un cammino di purificazione progressiva, lasciandosi alle spalle gli errori del passato.

Giacobbe, che lotta con l’Angelo, simboleggia il combattimento interiore che l’anima deve intraprendere per conseguire e mantenere la virtù.

Isacco, che è la realizzazione delle promesse fatte ad Abramo è figura del raggiungimento della perfezione morale.

Procedendo deciso in questa direzione, Filone elaborerà una visione filosofica complessiva della Torah. Era nato qualcosa di nuovo: la filosofia “mosaica”.

Per il suo approfondimento, appuntamento al prossimo articolo !

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