Il poeta Franco Costabile

255012

La rosa nel bicchiere

Un pastore
un organetto
il tuo cammino.
Calabria,
polvere e more.

uova
di mattinata
il tuo canestro.
Calabria,
galline
sotto il letto.

scialli neri
il tuo mattino
di emigranti.
Calabria,
pane e cipolla.

lettere
dell’America
il tuo postino.
Calabria,
dollari nel bustino.

luce
d’accetta
l’alba
dei tuoi boschi.
Calabria,
abbazia di abeti.

una rissa
la tua fiera.
Calabria
d’uva rossa
e di coltelli.

vendetta
il tuo onore.
Calabria
in penombra,
canne di fucili.

vino
e quaglie,
la festa
ai tuoi padroni.
Calabria,
allegria di borboni.

carrette
alla marina
la tua estate.
Calabria,
capre sulla spiaggia.

alluvioni
carabinieri,
i tuoi autunni.
Calabria,
bastione di pazienza.

un lamento
di lupi,
i tuoi inverni.
Calabria,
famigliola
al braciere.

Francesco di Paola
il tuo sole.
Calabria,
casa sempre aperta.

un arancio
il tuo cuore,
succo d’aurora.
Calabria,
rosa nel bicchiere.

Franco Costabile

Francesco Costabile è uno scrittore e poeta italiano contemporaneo che ha al centro della sua poetica temi come la memoria, l’identità e il rapporto tra individuo e società. Le sue opere sono profonde riflessioni sull’esistenza umana, si muovono tra la nostalgia del passato e la ricerca di un senso nel presente.

Costabile affronta molti temi complessi, come la morte, l’amore, l’innocenza perduta e l’ingiustizia del mondo. La sua scrittura è caratterizzata da una profonda empatia per il dolore altrui e una grande sensibilità nei confronti delle persone più deboli e emarginate.

Nelle sue opere si percepisce una profonda ricerca interiore e un costante interrogarsi sul senso della vita, sull’importanza della memoria e sulla fragilità dell’esistenza umana. Le sue poesie sono intense e commoventi, capaci di toccare le corde più profonde dell’animo umano.

In definitiva, la poetica di Francesco Costabile si basa sull’empatia, la sensibilità e la capacità di esprimere le emozioni più profonde e autentiche dell’essere umano. Le sue opere sono un invito alla riflessione e alla comprensione delle vicende umane, un ponte tra passato e presente, tra memoria e speranza.

Ho avuto la fortuna di nascere nello stesso paese, Sambiase ,che ha dato i natali al poeta Franco Costabile. Francesco Antonio Costabile nasce a Sambiase, oggi Lamezia Terme in provincia di Catanzaro, il 27 agosto 1924.

La madre era Concetta Immacolata Gambardella, proveniva da una famiglia borghese, mentre il padre, Michelangelo Francesco Pietro Costabile, era un giovane intellettuale di animo inquieto e che, prima ancora della nascita di Francesco, lascerà la famiglia per trasferirsi in Tunisia, dove insegnerà francese.

La ferita psicologica dell’abbandono da parte del padre, influenzerà profondamente la sua vita personale e poetica, determinando così la poetica delle sue liriche.

Franco visse un evento molto traumatico, l’episodio del suo viaggio, in Tunisia con la madre, dove a nove anni conosce il padre ma insieme al suo ripudio, perché il padre si rifiuterà di tornare in Italia con la famiglia.

Compie gli studi classici al Liceo Francesco Fiorentino di Nicastro, dove si lega in grande amicizia con il professore Oreste Borrello, filosofo esistenzialista e letterato, con cui rimarrà in un fertile contatto intellettuale anche dopo la sua partenza dalla Calabria. Dopo la maturità si iscrive alla Facoltà di Lettere a Messina, ma dopo poco, subito dopo la guerra, decide di trasferirsi a Roma.

È politicamente vicino al Partito d’azione, tanto che dal 1944 collabora con «L’Italia libera », che ne è l’organo ufficiale.

A Roma, Costabile vive quel periodo di fermento e di profondo rinnovamento culturale seguito alla devastazione bellica. All’Università La Sapienza è allievo di Giuseppe Ungaretti, docente di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea e riconosciuto maestro di poesia, attorno a cui si riuniscono in un fecondo cenacolo artistico molti giovani studenti e letterati che presto diventeranno amici e sodali del giovane calabrese, tra cui Elio Filippo Accrocca, Raffaello Brignetti, Giorgio Caproni, Sergio Saviane.

Entra nelle cerchie di intellettuali e artisti romani, da cui è riconosciuto e sostenuto, intrattenendo rapporti di amicizia e reciproca stima con Giacomo Debenedetti, Libero de Libero, Giuseppe Berto, Domenico Purificato, Enotrio Pugliese, Leone Piccioni, Giorgio Petrocchi, Pietro Citati, Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini. Le poesie contenute nel primo libro di Franco Costabile, La via degli ulivi, nel 1950, testimoniano la sindrome dell’emigrato che non trova il proprio posto nel mondo .

Dopo la pubblicazione nel 1950 del libro di esordio, Costabile è impegnato a Roma in vari ambiti di lavoro intellettuale. Oltre a collaborare, dopo la laurea in Lettere con la cattedra di Paleografia della Sapienza, è redattore di due importanti progetti editoriali di rifondazione del tessuto culturale, l’Enciclopedia Cattolica diretta dal Cardinale Giuseppe Pizzardo, che esce presso la Città del Vaticano tra il 1948 e il 1954, e l’Enciclopedia dello Spettacolo diretta da Silvio D’Amico e pubblicata tra il 1954 e il 1966.

Inizia inoltre a insegnare materie letterarie nelle Scuole superiori, prima come supplente e poi, vincitore di concorso a cattedra nel 1960, di ruolo presso un Istituto tecnico. Collabora inoltre con varie riviste letterarie, in particolare, fin dalla sua fondazione nel 1960, con «L’Europa letteraria » diretta da Giancarlo Vigorelli, dove recensisce regolarmente libri di letterature europee.

E sulle più importanti riviste di quegli anni, «Letteratura », «Inventario », «Botteghe oscure », «Tempo presente », «L’Europa Letteraria », tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta escono molte delle poesie che nel 1961 pubblicherà nel suo secondo libro, La rosa nel bicchiere.

Il titolo è allegoria della Calabria, alludendo a una bellezza desolata e insidiata che resiste nell’abbandono e nell’inerzia. Al centro della nuova raccolta l’immobilità di un tempo metastorico, il conflitto di classe tra possidenti e braccianti, la sopraffazione delle donne da parte dei maschi padroni, il dramma dell’emigrazione, le promesse dei politici mai mantenute.

Nei 1953 sposa Mariuccia Armao, una sua giovane ex-allieva, e il pittore Domenico Purificato è il suo testimone di nozze. Si trasferisce nel quartiere romano di Montesacro. Dalla loro unione nascono due figlie, Olivia (1955) e Giordana (1957).

Continua a lavorare in ambito intellettuale: nel 1960 cura per l’editore bolognese Cappelli l’edizione delle Lettere da Sant’Anna di Torquato Tasso; con Giorgio Petrocchi e Pietro Citati è autore di una corposa e sapiente antologia per la Scuola media, La bella età , che esce per Garzanti nel 1964 e, ancora nel 1964, il suo testamento spirituale, Il canto dei nuovi emigranti, esce in un volume collettaneo di alcuni tra i maggiori scrittori contemporanei, che raccoglie testi letterari focalizzati sui mali della modernizzazione, Sette piaghe d’Italia, nella cui Introduzione si legge che «Il canto dei nuovi emigranti entra di colpo tra i più spietati, ed ispirati, inni civili dal ’45 ad oggi » (Sette piaghe, p. 9).

Nei primi anni Sessanta la poesia di Franco Costabile, grazie soprattutto a La rosa nel bicchiere e poi al Canto dei nuovi emigranti, inizia a essere riconosciuta da molti nella sua forza di discorso civile e di contronarrazione del boom economico. Tra i riconoscimenti di questi anni, nel 1961 una trasmissione in Rai dedicata ai suoi versi, presentati da Libero De Libero e letti da Valeria Moriconi.

Poi la segnalazione al Premio Viareggio de La rosa nel bicchiere nel 1961 e il Premio Frascati per il Canto dei nuovi emigranti nel 1964. Gli ultimi anni sono però segnati da una progressiva chiusura in sé stesso e da uno stato di profonda prostrazione, accentuato dai due episodi: l’abbandono da parte della moglie e delle figlie che si trasferirono a Milano e la morte della madre dopo una lunga malattia.

Il 14 aprile 1965 si toglie la vita nella sua casa romana per inalazione di gas. Fu un postino a dare l’allarme dopo aver sentito l’odore del gas e i carabinieri trovarono il suo corpo senza vita e una lettera in cui il poeta chiedeva perdono alla moglie.

Un anno dopo, nel 1966, i suoi amici romani pubblicano un suo commosso ricordo sull’ «Europa letteraria », parlando di un «suicidio di protesta » e dando spazio a testi inediti e ai versi di Ungaretti a lui dedicati, poi incisi sulla sua tomba che si trova nel cimitero di Sambiase. Ungaretti scriverà per la morte di Costabile dei versi, oggi riportati sulla sua lapide a Lamezia Terme, nel cimitero di Sambiase:

“‘Con questo cuore troppo cantastorie dicevi, ponendo una rosa nel bicchiere e la rosa s’è spenta poco a poco come il tuo cuore, si è spenta per cantare una storia tragica per sempre”. Nel 1966 sarà ricordato ufficialmente a Sambiase, mentre negli anni successivi il suo ricordo conoscerà momenti di altalenante fortuna.

Angela Amendola

La casa dov’è nato il poeta

Il teatro a Sambiase a lui dedicato

Frase a lui dedicata da Ungaretti

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