Un film per Natale: Il piccolo principe

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Di Mark Osborne (2015)

Leggere il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery è un’esperienza da vivere.

Inserito da Le monde tra i “100 migliori libri del XX secolo” e considerato in assoluto il migliore libro francese del 1900 (in realtà redatto in prima edizione il 6 aprile del 1943in lingua inglese) il romanzo è uno dei capisaldi della letteratura per l’infanzia e non solo.

Ancora oggi il libro, (diviso in 27 capitoli) con protagonista il piccolo bambino, principe di un minuscolo pianeta che condivide con la sua amata rosa, riesce ad attrarre grandi e piccini grazie alla sua prosa semplice ma ricca di metafore e importanti insegnamenti di vita.

Tantissime le citazioni da ricordare, tanta profondità fra le pagine di un racconto che possiede qualcosa di magico, fra metafore esistenziali, sociali e tematiche profondamente affrontate in modo semplice e allo stesso tempo enigmatico.

Da un’opera così ricca di sfaccettature non era semplice saper trarre anche una pellicola capace di trasmutarne la bellezza scritta e evocativa in esaurienti immagini cinematografiche.

Il film del 2015 di Mark Osborne riesce perfettamente nell’impresa ricreando l’affascinante tessuto narrativo attraverso una storia che ha in realtà una duplicità importante: la protagonista è qui una ragazzina che subisce la programmazione assoluta della propria esistenza da parte di una madre completamente dedita alla carriera, una donna apparentemente povera di fantasia e espressività sentimentale, che tiene la bambina chiusa in una tetra dimensione urbana dove il gioco e la fantasia non trovano spazio per esprimersi. Dall’altro lato la storia del Piccolo Principe, raccontata dall’estroso vecchio vicino, che narra di come il bambino abbia viaggiato e scoperto molti mondi per ritrovare la sua Rosa.

La strepitosa tecnica di animazione usata dal film, risultato della fusione di due metodologie grafiche, funge da separazione tra le due dimensioni: da un lato la dimensione opaca e tetra della vita della bambina, dall’altra il mondo colorato in stop motion del piccolo principe, un universo delicato, poetico e struggente che racchiude le pagine più intense del romanzo francese. Il merito eccezionale del film è quello di aver dato una chiave di lettura non banale del senso del romanzo, una visione molto personale e attuale, con una contemporaneità di contenuti e sequenze dialogiche che, pur rispettando la natura del libro e non adulterandone il messaggio, lo rende fruibile ad un pubblico moderno e non soltanto prettamente infantile.

La storia è dunque  quella di una crescita al contrario, di un ritorno all’infanzia, al puro, alla fantasia, di un recupero di ciò che ha davvero valore. Umanità, famiglia, sentimenti, estro. Attraverso il gioco, il colore , il caos pasticciato del caloroso vicino di casa, la bambina scoprirà la necessità di non omologarsi, di restare autentici, di esprimere la propria personalità; è un Viaggio che, attraversando un forte momento di crisi emotiva e giungendo in un mondo senza più stelle , dominato da una cupa automazione umana, si concluderà con la conquista di una nuova duplice consapevolezza: quella dell’innocenza ritrovata e soprattutto il riconciliarsi con il bambino che è in noi.

Strumento fondamentale per far ciò ? IL cuore. 

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Dicendo addio al Piccolo principe la Volpe gli svelerà infatti il segreto, quell’ idea che è poi il nucleo dell’ intero romanzo di Saint Euxperuy: è il nostro cuore che deve essere seguito e ascoltato, più dei nostri occhi, più delle parole dette, più dell’ illusorio luccichio delle apparenze.

L’ affetto, il legame, l’amore è il tempo condiviso a darne testimonianza  e, per capire la realtà, per cogliere la natura degli altri e la loro vera anima , per dare il giusto valore a chi amiamo occorre usare  il nostro cuore, unico strumento che  puo’ ” vedere” la parte più profonda di ogni cosa o persona, quel segreto dire di ogni particella dell’ universo , quell’ ”essenziale che è invisibile agli occhi”.

Sandra Orlando

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