Il palazzo innamorato

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Claudia entrò nell’atrio del vecchio palazzo e chiuse gli occhi.

Le bastava fare quel gesto per tornare indietro nel tempo e rivedersi ragazza.

Quella mattina era uscita di casa alla solita ora per recarsi nell’ambulatorio di veterinaria, dove lavorava da anni, come segretaria.

Mentre guidava, sentì l’impulso di proseguire e recarsi nel paese vicino, dove aveva vissuto con i genitori e i fratelli, fino al giorno del suo matrimonio.

Raggiunse la via a piedi. La stradina era stretta e non consentiva il passaggio delle auto.

Il vecchio palazzo era disabitato da anni.

Ma lei portava con sé le chiavi, erano sempre nella borsa. Aprì con fatica il pesante portone e dopo qualche passo, si trovò davanti la vecchia scalinata in pietra.

Era un palazzo storico, era stato costruito nel’ 700 da un architetto importante dell’epoca.

Il palazzo era appartenuto alla sua bisnonna, la marchesa Amalia De Felice.

Tutto era rimasto uguale, le scale doppie, erano ornate da elementi decorativi scolpiti e dipinti. Si fermò davanti l’icona della Madonnina e si fece il segno della croce. Non era una fervente cattolica ma davanti le statue della Madonna si fermava sempre qualche secondo in raccoglimento.

Salì la scalinata e dopo qualche gradino, si trovò sul ballatoio, davanti la porta.

Aprì la porta e per un istante le sembrò di sentire nelle narici l’odore dei cibi che preparava la zia Anna, che viveva con loro.

La zia non si era sposata e abitava con il fratello maggiore aiutando la cognata Luisa.

Quante volte entrando in casa, la voce squillante di zia Anna dalla cucina, la chiamava. Quanti anni erano passati, tanti, troppi. In quella casa non viveva più nessuno da almeno vent’anni.

Claudia ripensò a quando ad accoglierla era il profumo che fuoriusciva dal forno e dalle pentole poste sulla cucina. L’odore del cibo era come un abbraccio per lei, la faceva sentire a casa.

Le bastava un secondo e riconosceva cosa avrebbe mangiato.

Il suo piatto preferito era il gateau di patate, piatto che piaceva un po’ a tutti i componenti della famiglia. Se poi erano le mani di zia Anna a prepararlo, era ancora più buono.

Claudia ripensò alla sua mamma che in cucina non era brava.

Se chiudeva gli occhi la vedeva alle prese con nuove ricette, a volte erano piatti squisiti altre volte no.

Ma lei provava tante volte fino a quando il piatto preparato era uguale a quello della ricetta. Girò nelle stanze, nel grande salone e vide che alcuni mobili non erano più ricoperti dalle lenzuola e teli che lei stessa aveva messo dopo la morte della zia Anna.

I genitori ora abitavano in un piccolo appartamento vicino casa sua.

Chi era stato a togliere i teli dai mobili?

Chi aveva le chiavi oltre lei?

Continua…

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Scandali a corte

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