Il mio Natale

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Mancano pochi giorni al Natale.

L’atmosfera del Natale è come una madre molto attenta ai dettagli di una festa che è troppo importante per essere trascurata.

Atmosfera che, come una ricca signora pensa solo alle apparenze.

Eppure, da donna, mi piace tantissimo il suo elegante abito rosso che indossa in quel periodo, i gioielli oro e argento e la vanità del lusso.

La stessa ricchezza che si vede riflessa nell’albero di Natale così pieno di luci, cristalli, oro e argento.

Anche quest’anno ho ripreso l’albero impolverato che è nel soppalco che a casa mia funge da soffitta e da ripostiglio.

L’ho sistemato, ponendolo con cura nel punto più visibile del grande soggiorno, davanti la finestra spaziosa che guarda sulla strada e controllerò la scatola degli addobbi così piena di colori.

Anche questa volta so, che come al solito, la mia creatività non verrà premiata, sarà mia figlia che poi riposizionerà tutto.

Lei sarà molto più brava e fantasiosa di me.

Natale sta arrivando sì, ricordo che da piccola desideravo bambole e pupazzi e ora?

Cos’è cambiato?

Non sono più una bambina, ma cosa voglio dal Natale?

Nulla, ormai sono disillusa.

Questo sarà un Natale molto diverso. Per tante cose.

Principalmente perchè siamo ancora in piena emergenza sanitaria, e poi credo che a parte i bambini nessuno ha tutta questa voglia di festeggiare.

Sarà un Natale con i familiari, senza numero limite di posti a tavola.

Chi non ricorda il Dpcm che l’anno scorso aveva stabilito che a tavola più di 6 persone non potevano stare, anche nelle case private?

Assurdo vero?

Ma purtroppo è stato così, non ci sono state le luci colorate nelle strade, i mercatini di Natale, i cenoni in compagnia.

È stato un Natale sottotono in tutto, che nessuno di noi ha mai vissuto prima.

Ma, badate bene questa è una riflessione assolutamente personale e nata dai ricordi, da quanto accade intorno a me in questo periodo dell’anno.

C’era una volta il Natale, o meglio non più, di quando quelli che hanno la mia età, erano bambini. Quando aspettavamo con ansia il giorno in cui si tirava fuori l’albero, per addobbarlo con le decorazioni.

Fare l’albero di Natale era considerato un rito ed era bello quando guardavamo a bocca aperta, le sue lucine intermittenti alla sera. Eppure, erano alberi semplici, con decorazioni semplici, un po’ si somigliavano tutti. Non si addobbavano i balconi, le facciate intere delle case, dei palazzi e i giardini, come da qualche anno si vede anche in Italia.

Abbiamo importato dall’America questa usanza così appariscente. Ora in giro è tutto una luce colorata per un mese… Addirittura si fa a gara chi addobba il balcone in modo perfetto.

Ricordo che a partire dalla vigilia dell’Immacolata e fino al giorno della Befana, le famiglie si riunivano in casa. Ricordo che si facevano a turno gli inviti e, quasi tutte le sere, si trascorrevano ore e ore, fino a tarda notte, a giocare a carte o a tombola, mangiare, gustare dolci e panettoni, spiluccare noccioline e semenza.

C’era il piacere di stare insieme. I nonni, gli zii, tutti i cugini ci riunivamo per un mese a mangiare, a ridere a giocare. Tradizione che continua per me, i miei genitori e mio fratello e le nostre rispettive famiglie ormai ingrandite.
Ricordo che settimane prima, con calma si compravano i regali, per chi si poteva permettere il lato materiale della festa, non come oggi che si fa la corsa l’ultimo giorno.

Si sceglievano con la gioia di donare e di dedicare a ciascuno un pensiero che si sapeva avrebbe fatto piacere. Si sceglieva anche il vestito buono da indossare per la festa di Capodanno. Giorni prima si pensava alla cena della vigilia e al pranzo dell’indomani, con i piatti della tradizione e con nuove ricette.

Erano giornate e serate allegre, serene, di vera festa.

Oggi l’aria che si respira è totalmente diversa. Si entra nel periodo delle festività come in un tunnel, fatto di doveri e impegni, del quale nessuno ha voglia e dal quale non si vede l’ora di uscire. Le famiglie si riuniscono il minimo indispensabile, sempre più spesso giusto per la vigilia e per il giorno di Natale, soltanto per rispettare la tradizione.

A molti sento dire che non hanno preparato l’albero di Natale o, se l’hanno fatto, solo per un senso di dovere nei confronti dei bambini o per abbellire la stanza dove si cenerà.

Mi sono chiesta da cosa nasce questo atteggiamento diverso nei confronti della festa. Certo, non è difficile individuare le cause di questo malessere diffuso. Togliendo le vicissitudini personali, è sotto gli occhi di tutti che gli ultimi decenni di amarezze collettive, e di incertezza economica, lavorativa, ci hanno messo a dura prova.

Ma chi può avere voglia di festeggiare? Solo i bambini. Chi sente dentro l’angoscia di non saper come tirare avanti, chi si interroga sul futuro dei propri figli o sulla propria vecchiaia, come può sentire nascere dentro di sé, la voglia di festeggiare?

Ecco che la festa diventa una finzione. Il dover divertirsi a tutti i costi anche quando non se ne ha voglia.

Se il benessere vero sta nell’essere in armonia con la propria persona si dovrebbe avere la libertà di essere tristi o di essere allegri.

Personalmente, per me è Natale in ogni periodo dell’anno, in cui mi sento bene con me stessa, sono lieta di essere viva e ho voglia di stare in compagnia. E, tutto sommato mi capita spesso, anche a Natale.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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