Il maestro di violino

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Pacatamente, con sommo e flemmatico rispetto mi sto accingendo, ancora una volta, a riflettere su un sentimento d’amore differente.

Se realmente sussista una sorta di dogma che l’andar del tempo mi abbia inculcato, questo è di certo implicitamente insito nella decisa convinzione che le preclusioni non esistono.

O meglio, le preclusioni ed il timore di amare in maniera non “convenzionale” possono affondare le proprie radici a partire da un terreno che qualcun altro ha deciso di arare per nostro conto, come se il senso di protezione nei nostri riguardi fosse maggiormente pregnante dei personali desideri.

Ma se ciascuno di noi, nel corso della propria esistenza, si cimentasse nell’esclusiva coltivazione del suo lembo di terra rigoglioso, si accorgerebbe che la felicità non è altro che un’aspirazione assolutamente raggiungibile e duratura, a partire da tutto quello che esula dalla paura di deludere chi ci vuol bene.

Poiché, vedete, non di rado, proprio chi annoveriamo nella cerchia di chi tiene a noi in modo particolare dimentica di tenere in considerazione la nostra reale volontà.

È a tal punto che sovvengono i consigli più disparati e non sempre ben accetti.

Sì, perché in amore, qualsiasi elargizione pseudo “sapiente” possa essere manifestata ed esibita con benevola disinvoltura andrà inevitabilmente , nella stragrande maggioranza dei casi, a collimare con il pensiero detenuto dal ricevente del messaggio.

E allora non ci resta che preservare la nostra libertà d’amare chi riteniamo sia più congeniale al soddisfacimento dell’ego che scalpita, del cuore che palpita, di una personalità immodificabile e di natura strettamente intima, non soggetta a modifiche di alcun genere.

Del resto, il brano che ho scelto di recensire, non sorvola di certo sul tema scottante dell’amore impossibile.

Si tratta de “Il maestro di violino”, di Domenico Modugno, contenuto all’interno dell’album “The Golden collection”, del 1976.

Non esistono amori impossibili.

Esiste, altresì, l’impossibilità di vivere pienamente un amore che ci intimorisce per qualsivoglia ragione.

E la vera responsabile del sentimento di inadeguatezza, nei confronti di quel che si avverte all’interno della dimensione viscerale, è quasi sempre questa maledetta, temuta ma del tutto innocua “differenza d’età”.

L’amore tende la mano al prescelto, lo risolleva dall’empio e dalle brutalità che la vita ha spesso in serbo, lo ammanta con una tale tenerezza da renderlo soggetto indiscusso della propria idolatria.

Non domanda giammai la carta d’identità, ma si limita a rimirare il profondo degli occhi dell’eletto.

Vi si insinua irrimediabilmente, in modo tale che da quell’attimo in poi non esista nient’altro che la sua foga imperante.

Lui, un maestro di violino che impartisce lezioni private alla sua giovane allieva, asserragliato in un cuore frantumato dalle corde tese, consumate dall’ossessione e quasi sanguinanti. Esse appartengono ad uno strumento che gli consente di avvicinarsi all’amata solamente a metà.

Lei, una ragazza apparentemente ingenua ed ignara dei sentimenti di passione nutriti nei suoi confronti da chi le insegna la curativa leggiadria della musica, ma consapevole di essere detentrice di un ascendente tutt’altro che ininfluente, come forse mai avremmo potuto immaginare innanzi alla risolutezza che scaturisce da una giovinezza non frivola e cosciente.

“Che cosa mi sta succedendo?
Una tenerezza che
io non ho provato mai.
Lo so che mi sto innamorando
ma non ho il coraggio di confessarlo neanche a me,
innamorato di te, ed ho trent’anni di più…”

Ecco come avanza il timore della confessione!

Quei trent’anni che lo separano da una purezza così disarmante mettono a repentaglio la possibilità di amare e di essere amato.

Maledette convenzioni!

Eppure, per lui, si tratta del sentimento più intenso e vero che abbia mai percepito nel profondo dell’animo sincero.

Che peccato non lasciare che le parole si impossessino di decise sonorità, che la verità primeggi sulla rassegnazione.

Ciononostante, la signorilità che traspare da un atto decisamente remissivo pone in evidenza tutto l’impellente desiderio di non peccare, a causa di una presunta e non voluta mancanza di rispetto per quella giovine fortemente ed incondizionatamente amata.

Ma quest’ultima, benché palesi in apparenza una certa indifferenza ed una freddezza composta, ha ben compreso che quell’uomo non è solo il suo maestro di violino.

È la personificazione di un amore tacito ed elegante, affascinante, peccaminoso e dolcissimo, travolgente, insignito di un’inevitabile maturità che si manifesta per età e per indole galante.

Sapete, l’amore è detentore di una peculiare caratteristica che lo rende ineguagliabile al cospetto di sentimenti non autentici: è nelle condizioni di essere fautore e generatore di tanto altro amore.

Così, mentre lei avverte i richiami silenti di quell’uomo così pacato e riverente, si rende conto che il medesimo sentimento d’amore ha prodotto i suoi meravigliosi frutti in seno ad un cuore ancora inesperto, ma pienamente consapevole.

Il dato di fatto, in ogni caso, non sembra mutare lo statico andazzo delle circostanze.

I due sono tristemente approdati ad una fase di stallo che difficilmente consentirà loro di acquisire una certa libertà emozionale.

Ma lei, molto probabilmente, per incoscienza, per giovane età o semplicemente per una volontà che non desidera più tacitare, si getta a capofitto nella tanto anelata e ricercatissima confessione.

“No maestro, non verrò più.
E perché? Ha deciso di non continuare a studiare?
No maestro.
Ma perché allora?
Perché sono innamorata di lei!”

Sarebbe stato meglio tacere?

O nonostante l’impossibilità di vivere quell’amore tanto difficile da declamare, fu ugualmente corretto dare voce sincera alla propria anima in subbuglio?

Chissà, le sfaccettature emotive sono talmente labili ma incalzanti da far smarrire, sovente, il senso della misura.

Se poi quell’amore avesse assunto tutte le caratteristiche proprie di una clandestinità di difficile gestione, non si sarebbe stati pienamente certi di avere sfiorato, con un gesto compìto ed al contempo malizioso, una felicità che nella realtà non esiste.

E se invece esistesse?

Se bastasse semplicemente lasciarsi andare senza rivolgere il pensiero ad inutili rimpianti,a rimorsi logoranti e alle ossessioni legate a doppio nodo ad insicurezze matrigne ed infondate?

Sarebbe di certo più semplice inoltrarsi nei labirintici meandri di un amore che non ammette dubbi né ripensamenti di sorta, uno di quelli veri e duraturi, uno di quelli che non si cura di date di nascita e di sciocchezze similari.

La verità è che bisognerebbe dirselo più spesso…

Sì, “ti amo”, anche tutti i giorni, anche se io ho vent’anni e tu ne hai cinquanta, anche se io non ho mai fatto l’amore e tu sei un uomo che ha conquistato molte donne, anche se abbiamo paura che domani non resisteremo innanzi alle nostre immancabili diversità.

Il numero delle volte in cui sarebbe contenuto quel “ti amo” non ne svilirebbe d’un solo afflato il senso tenerissimo e profondo.

Ditelo tanto, ditelo spesso…ditelo adesso!

IL MAESTRO DI VIOLINO

“Allora è pronta signorina?
Sì maestro
Corregga la posizione dell’archetto, bene così.
Fa, La, Mi
Re, Mi, Fa
Attenzione al Mi (mi scusi)
Sol, Si, Fa
Sol, La, Si
La, Si, Do, La, Fa
Che cosa mi sta succedendo?
Una tenerezza che
io non ho provato mai.
Lo so che mi sto innamorando
ma non ho il coraggio di confessarlo neanche a me,
innamorato di te, ed ho trent’anni di più.
Tu, perché, guardi me? Hai capito già.
Io vorrei dirti che, forse tu lo sai.
Un bene segreto e profondo,
una cosa dolce che io nascondo dentro me.
L’amore più grande del mondo,
nato troppo tardi ormai per un’uomo come me,
innamorato di te, ed ho trent’anni di più.
Bene allora ci vediamo dopodomani signorina.
No maestro.
Giovedì allora?
No maestro, non verrò più.
E perché? Ha deciso di non continuare a studiare?
No maestro.
Ma perché allora?
Perché sono innamorata di lei.”

Maria Cristina Adragna 

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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