Il Ghetto di Roma

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La parola “Ghetto” probabilmente “viene da Venezia” e forse deriva dal luogo di concentrazione degli Ebrei presso la fonderia, “o getto”, dell’isola della Giudecca.

In Roma gli Ebrei sono presenti da sempre anche se, come in altri paesi, hanno vissuto in una comunità riunita in ambito ristretto.

Nella Roma antica vivevano in zona Trastevere.

Per qualche tempo, si ritrovarono nella zona del rione S. Angelo, presso l’isola Tiberina, che in quel periodo era fervida di attività commerciali.

La “residenza” degli Ebrei e la zona per lo svolgimento delle poche attività commerciali a loro concesse, venne definitivamente stabilita, con bolla da Papa Paolo Caraffa a metà del 1500, e prescriveva la creazione di un muro e lo scambio di popolazione in modo coatto.

La crudele misura di “Apartheid” pretese di salvaguardare, in epoca di controriforma, la purezza dell’ ideologia Cristiana.

Quello che fu chiamato “serraglio degli ebrei” e venne delimitato da un muro tra il Tevere e il portico d’Ottavia con tre porte d’accesso aperte dall’alba al tramonto.

Sisto V° fece ampliare il ghetto sicché raggiunse i tre ettari di superficie.
Alla metà del ‘600 raggiunse la presenza di circa seimila abitanti.

Fra le più note strade, giunte fino a noi, si annovera Via dell’Azzimelle, Via della Fiumara e Piazza delle Scole.

In questa piazza Paolo V° fece costruire una fontana con “l’araldico motivo del drago borghesiano” a cui si univa il candelabro a sette braccia.

Ristretti in condizioni di sovraffollamento antigenico, gli ebrei erano costretti a limitati i loro mestieri: straccivendoli, esercizio dell’usura, commerci minimi.
Il ghetto aprì una prima volta nel 1799 e nel 1948 con la Repubblica Romana

Le sue mura furono abbattute definitivamente la notte del 17 aprile 1848.

Dopo il 1870 ebbe inizio la sua distruzione, che venne conclusa a fine ‘800 con il pretesto dell’epidemia di colera che aveva provocato a Roma solo 500 morti ma aveva avuto un bilancio ben più pesante a Napoli.

La distruzione fu effettuata con estrema disinvoltura e speditamente senza tenere conto di quella parte “per lo meno storicamente” degna di attenzione.

La ricostruzione effettuata risultò banale.

Comunque la comunità israelitica romana ha conservato uno straordinario attaccamento alle zone del vecchio quartiere e a questo si è impropriamente trasferito il termine di “ghetto”.

Oggi ci troviamo in un ambiente animatissimo e pieno di commercio.

Va ricordato che nella zona esistono numerosi ristoranti molto caratteristici, specializzati in particolarità gastronomiche “alla giudia” fra cui i famosi filetti di baccalà fritti e gli squisitissimi carciofi.

Qui, a partire dalla Via del Portico d’Ottavia si svolse il 16 Ottobre 1943 il sistematico rastrellamento tedesco che avviò circa 2090 ebrei romani ai campi di sterminio.

Una pagina terribile e indimenticabile della Storia ca cui iniziò il cruento olocausto, la sofferenza e la morte di tantissimi uomini, donne e bambini.

Un dramma raccontato dai pochi sopravvissuti.

Indimenticabile “Se questo è un uomo” di Primo Levi, rimasto talmente segnato da cercare nel suicidio la pace persa.

La Storia purtroppo non insegna e l’Uomo continua tutt’oggi, a perpetrare nefandezze.

Antonella Ariosto

Da una storia vera:

L’ORSETTO

Per l’ultima volta

ti spoglio

e per riscaldarti dal freddo

il tuo piccolo corpo

accarezzo.

Arrivano a prenderti

dalle mie braccia ti strappano

il mio cuore si spezza

mentre tra le tue braccia

infilo il tuo orsetto.

Poi lacrime e un filo di fumo verso il cielo

che accoglie la tua anima innocente.

Io la tua mamma

sulla terra disperata

rimango.

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