Il coraggio

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È un anziano compagno di viaggio che siede composto ed in maniera del tutto schiva, all’interno del nostro stesso vagone.

Austero, taciturno, invischiato nella desolante consapevolezza della realtà precaria.

Ha preso posto dal lato destro del finestrino,ammira il panorama al di là del vetro socchiuso,si compiace per ogni immagine che gli passa accanto fugacemente, talvolta accenna un flebile sorriso.

Manifesta una tangibile predilezione nei confronti degli animi forgiati da indomita forza e da un’immane abnegazione.

Ed è così che opera dei censimenti in gran segreto, al fine di reclutare innumerevoli e necessarie anime elette.

Ha scelto operatori sanitari che imbracciano dei fucili che sparano solamente amore, che disseminano cure indispensabili , a dispetto dell’impellente pericolo letale, in barba all’umana tensione emotiva che si cela al di là di squallide mascherine dagli effetti asfissianti.

Bisognerebbe solamente augurarsi che, nel corso di questo lungo viaggio senza una ben precisa destinazione, egli non decida di scendere alla prima fermata allettante.

Saremmo destinati all’immobilismo.

Resteremmo da soli per tutto il resto del percorso, inchiodati alla medesima postazione del vagone desolato , un angusto e solitario bugigattolo che ha per nome “esistenza”.

È accaduto parecchie volte che si sia dileguato all’improvviso, è successo di frequente e d’istinto ci siamo sporti prontamente dal finestrino.

Lo abbiamo visto allontanarsi lentamente, accompagnato dalle sue valigie ingombranti ed umidicce , ed anche se non ha manifestato precisi accenni di impellente desiderio, ha atteso che gli si palesasse innanzi una ragione per fare ritorno.

E così lo abbiamo invocato a gran voce, pregandolo disperatamente di risalire.

Beati coloro i quali, dopo averlo chiamato a squarciagola, lo hanno visto voltarsi amorevolmente e sorridere.

In mancanza della complicità del coraggio non ci sarebbe
concessione relativa alle capacità d’amare, di ribellione, di reazione resiliente agli eventi infausti, di prosecuzione per le strade della vita greve.

Non ci sarebbe reazione alcuna di rivalsa innanzi all’incombenza della morte, questa fine irreversibile, tiranna ed imparziale, che ci priva talvolta persino degli affetti irrinunciabili.

Che Dio possa aver cura di non lasciare mai che il coraggio di vivere abbandoni nessun uomo su quell’accozzaglia di ferri vecchi , su quel treno proiettato verso tutto, verso un’eccessiva presunzione… verso il niente.

Se solo avessi avuto più coraggio…

È trascorso parecchio tempo
a ridosso della giovinezza,
sarebbe stato opportuno
vivere, accantonando
l’insana inquietudine.

Sarebbe stato opportuno credere
alle teorie delle mie intuizioni
e invece remo, in senso contrario,
da tutta una vita, rispetto a me stessa.

Sarebbe stato opportuno
cogliere la prima rosa di questo giardino
per profumare l’ingresso di casa,
e invece ho peccato di grande altruismo.

Sarebbe stato opportuno fuggire
quando sentivo le gambe leggere
ma ho rifiutato, erroneamente,
l’idea che il declino
potesse sfiorarmi.

Sarebbe stato opportuno amarmi,
anteponendomi alle frivolezze,
sarebbe stato opportuno andare
dal lato opposto di certe carezze.

Impongo alle labbra
un sorriso accennato
per ogni patema da dimenticare,
mi prostro all’immenso
che accoglie i pensieri…
E all’ improvviso, immagino il mare.

Maria Cristina Adragna

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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