Il castello di Ceccano

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CASTELLO DEI CONTI DE CECCANO:

L’edificio ha origine probabilmente da una torre del VIII secolo costruita sull’area dell’acropoli. Nel Medioevo assunse grande importanza come centro della contea dei Conti de Ceccano.

La famiglia dei conti de Ceccano ebbe assoluto rilievo fra le casate feudali del Lazio medievale e dominò Ceccano e numerosi castelli nella Valle dell’Amaseno e tra i versanti opposti dei Monti Lepini per circa cinque secoli. Le avvincenti vicende della famiglia ci giungono ancora oggi dagli Annales Ceccanenses (conosciuti anche come Cronache di Fossanova), che narrano le vicende della famiglia e preziose informazioni storiche sui dintorni. Sulle loro origini, gli storici si dividono fra varie ipotesi. Secondo alcuni, la famiglia era di origine germanica, legata ai Longobardi, mentre secondo altri, la casata deriverebbe dalla stirpe di Petronio Ceccano, conte di Campagna (antica regione a Sud di Roma) al quale la città deve il nome attuale. La famiglia restò senza eredi e si estinse intorno alla metà del XV secolo.

Dalla fine del ‘400 passò ai Caetani ed in seguito ai Colonna e fu progressivamente destinato a carcere, chiuso nel 1973. Nel 1816 passò al Marchese Berardi, fautore della modernizzazione della città, che lo fece restaurare secondo forme neogotiche.

Conserva numerose iscrizioni dei prigionieri e vari elementi medievali come la piombatoia (dalla quale si gettavano liquidi bollenti sui nemici), resti della merlatura ghibellina e un rosone ottagonale (omaggio agli Svevia, che avevano rapporti con i nobili ceccanesi). Degni di nota gli affreschi del XIII secolo in un’antica sala nobile, che raffigurano un raro calendario dei mesi dell’anno.

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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