Il Castello della Baronessa Scoppa

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Quante volte parlando della Calabria, il pensiero vola verso panorami mozzafiato, a chilometri di coste alcune con paesaggi selvaggi e da scoprire, e a un mare dai colori meravigliosi, che ci riporta alla felicità dei periodi di vacanza.

Eppure la nostra Regione, nonché la punta dello Stivale che è Italia è anche storia raccontata dai tanti borghi che vi troviamo.

Borghi leggendari immersi nel mare, sulle colline o montani.

Una terra da visitare e conoscere passo dopo passo, per un viaggio composto nei borghi più affascinanti della regione. Uno di questi luoghi è Il Castello spettrale di Lacina, della Baronessa Scoppa a Cardinale.

A Cardinale (CZ), in località Lacina, nel cuore delle Serre Calabresi, esiste un luogo misterioso degno dei più grandi romanzi leggendari dove il silenzio incombe su antichi ruderi di un castello che incute timore, spettrale.

Castello ideale per un set cinematografico dove i fantasmi sono i protagonisti.

In tal caso, lo spettro sarebbe quello di Maria Enrichetta Scoppa, Baronessa di Badolato, ricca proprietaria terriera vissuta fra Otto e Novecento a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio e padrona del Castello di Lacina, quale sua residenza estiva.

Una leggenda locale narra che la baronessa, nota alle cronache come una donna nubile di fervente religiosità, operosa nel sociale e nelle attività legate alla chiesa, avesse fatto voto di castità, ma che nelle notti al castello trovasse sfogo alla sua devozione.

Si racconta, infatti, che la nobildonna fosse segretamente in continua ricerca di esperienze erotiche e che adescasse presso il suo castello giovani e prestanti uomini con cui consumava ardenti rapporti carnali.

Pare, però, che dei suoi amanti occasionali si perdessero puntualmente le tracce e che, secondo il lato oscuro della storia, fossero seppelliti nelle sabbie mobili del territorio circostante, affinché non rimanesse traccia delle sue furtive abitudini.

Altre fonti narrano che paradossalmente la donna fosse ossessionata dal terrore di finire all’inferno, per il fatto che i suoi avi si erano impossessati di alcuni beni della chiesa, tant’è che scrisse al Vaticano per sapere come essere assolta dai danni provocati dalla famiglia e a papa Pio IX perché la dichiarasse “sposa di Gesù”.

E tutte queste vicende sono raccolte in un libro che spiega perché intorno alla donna siano cominciate a circolare determinate storie.

Oggi rimangono le rovine di alti torrioni angolari e di mura perimetrali, dove un’atmosfera surreale trasmette il brivido di un racconto degno di un film kolossal.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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