Le morti invisibili

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“Senti quella pelle ruvida. Un gran freddo dentro l’anima,fa fatica anche una lacrima a scendere giù.Troppe attese dietro l’angolo,gioie che non ti appartengono.Questo tempo inconciliabile gioca contro te.Ecco come si finisce poi,inchiodati a una finestra noi,spettatori malinconici,di felicità impossibili.”
Renato Zero

Ieri sera ho visto uno spezzone di un reportage in TV, facevano vedere degli anziani chiusi nei ricoveri, mi facevano una grande tenerezza, somigliavano a fantasmi.
Chissà quante cose hanno fatto, quante cose hanno insegnato ai loro figli.
Li ho guardati senza dire niente, ma avrei voluto urlare, sono angeli, questi vecchi sono angeli, dimenticarsi di loro è peggio di una malattia, lasciarli soli in mano al tempo che li consuma sempre di più, è la scelta peggiore che si possa fare.
Ma spesso non si può fare altrimenti, per motivi diversi molti sono costretti a ricoverare i genitori nelle RSA o lasciarli nelle loro case spesso da soli.
Nelle RSA, vanno perchè hanno bisogno di cure particolari che in casa non potrebbero ricevere o perchè il resto della famiglia ha poco tempo per motivi di lavoro.
Sono anziani, spesso senza più il coniuge, dimenticati dai figli o che non ne hanno avuti, abbandonati dai parenti. Costretti dalle circostanze della vita alla solitudine, si sentono male e muoiono senza che nessuno se ne accorga.
Passano giorni, settimane o mesi prima che qualcuno se ne renda conto. È il terrore che tocca a tutti coloro che vivono da soli. La paura che, se succedesse qualcosa, nessuno li potrebbe raggiungere in tempo per salvarli e che i loro corpi restino lì abbandonati. E ancora una volta i telegiornali danno notizie di gente morta in casa da mesi senza che nessuno si renda conto. Le ultime vittime della solitudine sono di due donne, due sorelle, trovate mummificate la scorsa settimana nella loro casa a Recanati. Morte che potrebbe risalire addirittura ai mesi dell’inverno precedente. Si tratta di morte avvenuta per cause naturali ma in condizioni atroci. Le due sorelle, una accanto all’altra, nella loro camera da letto in un pigiama di pile e con maglioni addosso, sarebbero morte di stenti e di freddo. Avevano scelto una vita solitaria, rifiutando ogni rapporto con parenti, vicini, conoscenti e istituzioni. Erano di una famiglia benestante .La più grande, di 71 anni, a causa di una caduta accidentale non era stata più in grado di uscire per la spesa che di solito facevano insieme. La più piccola, di 69 anni, non essendo autosufficiente, era impossibilitata ad adempiere a questo compito. Entrambe sono morte lentamente perchè denutrite.Nei prossimi giorni, grazie ad analisi più approfondite, sarà possibile sapere con esattezza a quando risale il decesso, e se sia morta prima l’una e poi l’altra. Le due donne, a causa del loro carattere diffidente, erano sfuggite a qualsiasi controllo, anche da parte dei servizi sociali. È ancora più sconvolgente pensare che una delle due sia morta per prima e che l’altra si sia poi consumata lentamente, in solitudine, accanto al cadavere della sorella.
La solitudine di molti anziani non è una condizione «cercata», molto più spesso è una condizione «subita». Una condizione inadatta perché l’uomo, come diceva Aristotele è fondamentalmente un «animale sociale». Ma nell’odierna società così frenetica con stili di vita non adatti per l’anziano, si è creata una sorta di apartheid. A questa solitudine «subita», subentra un senso profondo di abbandono.
Quelle morti, scoperte dopo giorni e giorni se non mesi debbono ricordare a tutti noi, che sono frutto dell’abbandono. E l’abbandono non è solo imputabile all’anziano scontroso, con qualche disturbo del comportamento, incerto nella parola e nei movimenti, è una responsabilità della comunità. Nessuno si accorge della loro mancanza perché erano discreti, non chiedevano aiuto anche quando ne avevano bisogno. L’ indifferenza sociale è un fenomeno sempre più diffuso. Tendiamo a vivere nella nostra zona di sicurezza, ignorando chi ci sta vicino per non essere disturbati e infastiditi da tutto ciò che non corrisponde alla nostra visione del mondo.

Angela Amendola

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