
I droni fanno rima con Manzoni:
un’eco nei Promessi Sposi
A dire il vero, più di un’eco è proprio Eco a volercelo suggerire, proprio così!
Manzoni, secondo l’autore de Il nome della rosa, avrebbe tutte le competenze di un buon regista, come il nostro Mario Vitale, recentemente alle prese con “L’afide e la formica” in quel di Lamezia. Non solo.
Le prime pagine dei Promessi Sposi sembrano mosse da quei droni, le cui applicazioni sappiamo essere utilizzate per riprese video- aeree, rilevamenti, controllo del territorio e tanto altro:
«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni».

L’impressione che si ricava è quella di un’ampia panoramica, a volo d’uccello (un albatros baudelairiano, probabile, perché no!?), che si restringe via via per arrivare ad inquadrare il paesino e la stradina su cui cammina don Abbondio.
Ancora: il movimento dall’alto verso il basso e dal generale al particolare crea un effetto zoom che, continua Eco, è molto vicino alla tecnica cinematografica odierna.
Se così fosse, e lo è (per sottrazione ipotetica di possibilità), un libro è tutta una sceneggiatura: leggere ci fa girare un film, ci surroga all’editore di rete (con stacchi di amena pubblicità a costo zero, giusto per precisarlo!), fino alla possibilità di interruzione, se, ad un certo punto, volessimo intraprendere la strada di una soap: “continuiamo domani, con la prossima puntata”.
Quanto a Renzo e Lucia, ritornando ai protagonisti del romanzo più conosciuto della letteratura italiana, li immagino, alla fine delle loro peripezie, rappresentati con la discreta lontananza dei nostri velivoli aerei per il loro banchetto nuziale, non certo come facciamo noi quando decidiamo, surrealmente, di preparare l’evento più trendy del secolo, tre metri sopra il cielo, con un mezzo baffo di Federico Moccia: il sorvolo degli assembramenti di persone, a peste passata, benché oggi sopravviva il Covid, è la lente migliore per prolungare gli sguardi più intensi di un osservatore.
Questo ci insegna il nostro Milanese, da quasi due secoli!
Lo sapeva altrettanto bene Corrado Alvaro, ogniqualvolta si lasciava dire che la lontananza fosse il fascino dell’amore.
Allora, Ciak, azione, stando con i piedi per terra, il più possibilmente, che è meglio!

Francesco Polopoli
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