Guanti sì, guanti no…

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Guanti sì, guanti no?

Meglio il gel idroalcolico” consiglia l’epidemiologo Pierluigi Lopalco,  a capo della task force della Regione Puglia contro il coronavirus, con l’invito agli amministratori di non imporre “l’utilizzo obbligatorio dei guanti, perché sono più dannosi che utili se non utilizzati propriamente. Si fa uno spreco di materiale e si imbratta tutto perché poi non vengono lavati e cambiati. I guanti vanno indossati per breve periodo, indossati e tolti in un certo modo. All’ingresso dei supermercati consiglierei un dispenser di gel idroalcolico. Sarebbe meglio che non i guanti”.

E da profano ritengo che non abbia torto considerato l’uso improprio che se ne fa e il loro smaltimento non rispondente alle più norme elementari norme igienico-sanitarie.

Le mascherine?

Altro nodo da sciogliere e anche presto, vista la lievitazione dei costi dovuta alla loro mancanza sul mercato.

Un nodo da sciogliere perché se è vero che il suo uso diventerà obbligatorio nella fase 2 la spesa per procurarsele costituirà un’altra voce essenziale e non procrastinabile che andrà ad appesantire i già deficitari bilanci famigliari.

E qui parliamo di circa 250 euro a famiglia se si dovesse far uso solo e soltanto delle mascherine chirurgiche che quando le trovi le acquisti a non meno di 2 o tre euro.

Ecco perché a mio avviso lo Stato o le Regioni dovrebbero farsi carico, almeno in parte di questa spesa, garantendo una generale distribuzione  di tali mascherine o legiferando  il relativo scarico fiscale.

Mi chiedete perché 250 euro a famiglia?

Perché dovrebbero servire non meno di 100 mascherine a famiglia considerato che le chirurgiche sono per lo più mono uso e che, al massimo dopo un uso prolungato di circa 8 ore, devono essere buttate, a meno che non  si propenda per le introvabili mascherine lavabili che io personalmente per una botta di fortuna ho potuto acquistare a un costo di 15 euro l’una.

Un problema finanziario quindi di non poco conto vista anche la crisi lavorativa creata dal COVID-19.

C’è solo da sperare che i nostri “eroi” della politica provvedano per evitare altri sconquassi alle casse delle famiglie italiane.

Nel frattempo continua il nostro viaggio per le varie regioni italiane alla ricerca di aneddoti, poesie, ricordi, emozioni…

Anna Rugna di Rossano, 45 anni, poeta

Come se ci fossimo trovati in un periodo non nostro…

Come se tutto questo non ci appartenesse…

Un film senza cinepresa, senza un copione…

Morti, malati, senza distinzione d’età…

Vite cambiate…

vite perdute…

vite spezzate…

Storie che restano per sempre nella memoria…

Impresse come stampi nel cuore…

Persone con lacrime in volto, in cerca di una mano, di un conforto appese ad un tubo per sopravvivere…

Siamo messi alla prova da un Dio destino, dove tutto ci sembra più grande, tutto ci sembra inutile…

Inizio a guardare il mondo, ha i suoi dolori, inizio a capire che il tempo ha un valore e deve essere gestito con più attenzione…

Manca il sorriso delle giornate, l’abbraccio di tutti, manca la carezza che non si è mai data…

Manca un tramonto, e un nuovo giorno, il profumo di un fiore, le grida di un bambino che gioca in un cortile…

Abbiamo bisogno del nostro mondo, ma il mondo non ha bisogno di noi… perché lui vive… la natura rinasce… il sole sorge… e con la luna scende la sera…

Abbiamo imparato a rispettare, e a dare la mano ai più deboli…

Abbiamo cantato con chi non conoscevamo dai balconi, dalle finestre…

Perché la vita può essere distrutta da un piccolo essere…

Portiamo allora sorrisi… rispetto…

Diamo baci… abbracci… amore…

Siamo ospiti del mondo…

Tendiamole la mano…

Maria Pia Lo Sicco di Palermo, 54 anni, laureata in psicologia clinica

Siamo quasi alla seconda fase e… il virus viene ancora definito “invisibile”, ma non è cosi!

Viene da pensar male, per attribuirgli un potenziale di inafferrabilità, e quindi difficile da sconfiggere, dunque un livello di pericolosità massima.

Si innesca così nelle persone un meccanismo mosso da un mix di dinamiche quali paura, senso di impotenza e frustrazione.

Si informa la gente dando risalto a dati parziali: si dà il numero dei decessi, evitando di parlare di percentuali, né tantomeno della casistica del fenomeno e del numero dei contagi asintomatici.

Si divulgano informazioni contraddittorie, che creano confusione destabilizzante.

Si creano i presupposti dell’isolamento, della divisione: il contagio si può scongiurare solo evitando ogni forma di aggregazione?

La chiusura anticipata delle scuole determina la necessità di un cambiamento delle modalità di didattica, col rischio di una pericolosa dispersione scolastica e dunque il dilagare massivo di uno sciame di nuovo analfabetismo soporifero.

Si profila un futuro all’insegna della precarietà e dell’incertezza a fronte del quale si offrono soluzioni palliative, inconsistenti, banali, spacciandole per una provvidenziale panacea.

L’uomo, si sa, di fronte all’ignoto è vulnerabile, si piega facilmente, si rimette nelle mani di chi ha titolo per formulare teorie tranquillizzanti. Diviene cosi, spettatore passivo di una realtà che lo vuole tale. Inoffensivo, attore inconsapevole di un cambiamento radicale e silenzioso.

Intanto, tutto può essere il contrario di tutto, come per ogni cosa delle umane vicende.

Tuttavia, una nota positiva in questo odioso bailamme, ci potrebbe essere, intanto che si aspetta, in questo tempo di latta, la fine dell’incubo.

Ognuno ha una chance sicuramente formidabile, quasi certamente irripetibile: riprendersi quella parte di sé, che si era persa, dimenticata strada facendo, lasciata in un qualche luogo indefinito della “casa” e restituirle un senso, ridefinirne la forma.

Amarsi finalmente, se possibile.

Damiana Iannone di Bitonto, 68 anni, pensionata

Credo ci siano tanti modi per pregare!

In questo attuale momento per me, ad esempio, pregare significa anche guardare un bel dipinto ricco di spiritualità cristiana o ascoltare una canzone.

Antonella Messina di Alcamo, 45 anni, impiegata

L’arrivo in Italia del Coronavirus ha portato un enorme cambiamento nella vita di ognuno di noi…

È entrato nelle nostre case come un fulmine a ciel sereno infondendo tante paure…

Bisogna, però, non abbattersi e riuscire a convivere con questo brutto periodo, con la consapevolezza che la vita è un ciclo sempre in continuo movimento con l’alternanza del bello al brutto e viceversa.

Passerà pure questo momento difficile… andrà tutto bene.

Ci risolleveremo più forti di prima e mi auguro anche più umili…

Ne usciremo migliori… nonostante i lutti e i dolori.

Adelia Rossi di Bordano, 71 anni, scrittrice

Mi chiamo Adelia.

Ho settantuno anni e vivo a Bordano “Il paese delle farfalle”.

Un comune del Friuli in provincia di Udine.

Mai come in questo doloroso momento ho benedetto la sorte che mi ha permesso di ritornare alle mie origini; una scelta fatta anche da due dei miei tre figli, con rispettive famiglie.

Ho amato Milano con tutta me stessa, ho dedicato a questa grande metropoli una delle mie più belle poesie, pubblicata nel libro “Luci e Ombre”-

Non è stata facile la scelta ma oggi ringrazio il cielo.

L’arrivo di questo essere subdolo, conosciuto come COVID-19: lo voglio affrontare con il suo nome senza dovermi sentire intimorita, non sottovalutando però, la sua potenziale forza distruttiva.

Come lo vivo? Come la maggior parte di tutti noi.

Rispettando le regole, ma anche stranamente, in modo anomalo.

Mi toccano, e ho pianto tantissimo, quelle vite che dall’oggi al domani sono passate al riposo eterno; senza una preghiera, un ultimo abbraccio o uno sguardo di misericordia.

Che tristezza…

Questo resterà indelebile dentro di me per sempre.

Per quanto mi riguarda, sto camminando a ritroso nel tempo, riprendendo in mano abitudini mai dimenticate e soprattutto, ho ritrovato la gioia del vivere libero, senza condizionamenti, con una natura che padroneggia ovunque.

C’è da dire che in un posto occupato da trecentocinquanta anime il sentore di quello che accade in giro non è mediatico come nei luoghi abitati da centinaia o migliaia di persone.

Le notizie che arrivano attraverso i social, spesso contraddittorie, lasciano il tempo che trovano.

Nel nostro Comune non ci sono casi e pochi in tutto il Friuli.

Mi sono fatta una mia idea a tal proposito; penso che il carattere schivo e poco propenso alla moltitudine del Friulano abbia contribuito non poco alla “non” trasmissione del Virus.

Specifico: i friulani non sono persone egoiste o che curano solo il loro orticello, ma piuttosto un popolo che ha dovuto combattere con soprusi e invasioni per lungo tempo e ora non più disposto ad accettare qualsiasi cosa per abitudine o temperamento.

Sono sempre più convinta che nulla avvenga per caso e spero che sia veramente una rinascita.

Con la speranza che da questo evento eccezionale si possa trarre monito per qualcosa di positivo.

Per quanto sarà dura tornare alla normalità, non possiamo ripartire senza considerare che noi, in questo mondo, siamo solo ospiti e anche un piccolo, microscopico essere, può fare la differenza.

Vivo l’imposizione attuale, non come tale, ma come fosse un’opportunità, datami per recuperare e ritrovare il gusto e il rispetto delle cose perse per strada.

“Io resto a casa”.

 A tutti auguro: Buona rinascita!

Mirella Girardi di Polignano a Mare, 24 anni, aiutante di cucina

La foto che vedete è Polignano a Mare.

Noi tutti siamo abituati a vedere il paese di Mister Volare, Domenico Modugno,  sempre pieno di gente, attirata dalla inestimabile e suggestiva bellezza del luogo.

In questi giorni invece abbiamo una Polignano a Mare deserta, spettrale, senza vita, senza nemmeno le ombre.

Tutto ciò che sta succedendo alla nostra Nazione è qualcosa di inverosimile.

La vita di noi italiani è cambiata da un giorno all’altro a causa di questo virus che incute panico e paura.

 Inizialmente molti di noi avevano sottovalutato questo nuovo nemico venuto dal nulla senza un identità.

Io in primis credevo fosse un semplice virus stagionale che sarebbe andato via dopo poco.

Credevo che i media stessero ingigantendo la situazione, solo per farci intimorire.

Ci sbagliavamo purtroppo.

Abbiamo avuto la prova, dopo pochi giorni dell’inizio di questa terribile pandemia, che questo Covid 19 è davvero molto cattivo e forte.

L’Italia è diventata in pochi giorni zona rossa.

Ha messo la mia amata Italia in ginocchio in meno di 1 mese.

Ha tolto il respiro per sempre a molti nostri familiari, amici, colleghi, ecc… Dall’inizio dell’incubo hanno perso la vita circa otre 20.000 persone, numero che purtroppo è destinato a salire. Ha messo in stand by tutto il popolo, facendo cambiare anche le nostre abitudini.

Scuole chiuse, attività commerciali chiuse, eventi di vario tipo annullati, luoghi da noi frequentati abitualmente come le palestre, i teatri e i cinema chiusi.

La cosa che fa più paura è che non sappiamo quando tutto questo finirà. Quando potremo tornare a vivere e ad avere la nostra libertà?

Penso che questa sia la domanda che tutti noi ci facciamo più spesso. Quando torneremo ad abbracciarci di nuovo senza la paura di essere contagiati?

Quando potremo riabbracciare le persone a noi care?

Ci sono dei giorni che mi siedo fuori sul mio balcone, guardo il paesaggio deserto, piango e sento mancare il respiro nel pensare a ciò che stiamo vivendo.

Ormai non riesco neanche più a guardare il bollettino quotidiano della protezione civile perché il dato dei contagiati e dei morti è una pugnalata al cuore.

Vedere la gente con le mascherine fa paura.

Vedere le città vuote e silenziose fa sembrare come se fossimo i protagonisti di un film dell’orrore: tutto questo fa paura.

Non vedo l’ora di poter dire che finalmente quest’ incubo è finito e di assaporare la vecchia nostra quotidianità.

E l’annuncio della sconfitta di questo maledetto virus.

Non vedo l’ora di poter gridare nelle nostre piazze di avercela fatta e di stringere la mano a tutti.

Fino ad allora però dobbiamo lottare e rispettare tutti insieme le regole imposte, per far sì che questo giorno arrivi il prima possibile.

Forza Italia mia, forza ragazzi…

Solo insieme ce la faremo…dobbiamo farcela!

Loretta Cosseta di Asti, 64 anni, artista

Mancano i reagenti, ragion per cui a coloro che presentano sintomi conclamati non vengono fatti i tamponi, né tantomeno ai famigliari o a coloro con i quali sono stati a contatto in ambito lavorativo: vengono affidati ai medici di base che procedono con le uniche armi a loro disposizione, Paracetamolo e antibiotici.

E’ prevista solo una radiografia in caso di marcato aggravamento.
I guanti di lattice sono introvabili, così come è sparito l’ alcool denaturato.
Le mascherine realmente utili hanno costi elevati e chi non se le può permettere, sono tantissimi, usa e riusa, senza neppure lavarle e disinfettarle, difese raffazzonate e casalinghe assolutamente inefficaci per proteggersi e proteggere.

I guanti monouso dei supermercati vengono abbandonati ovunque, senza il minimo rispetto per l’ ambiente e per il diffondersi della pandemia.
Le SRA sono un incubatore di Covid19 e io so con assoluta sicurezza, avendone le prove, che anche quelle definite indenni dall’ infezione sono in realtà fortemente contaminate.

Le Regioni procedono in ordine sparso, con normative che mutano repentinamente.
Con queste ed altre premesse, che non sto ad elencare per non tediare chi legge, la tanto auspicata fase 2 mi pare un salto nel buio.

Giuseppa Matraxia di Palermo, 64 anni,  mamma, moglie, casalinga, pittrice

Nessuno può negare la triste realtà che l’umanità sta attraversando.

Ne abbiamo avuto di peggiori, non c’è dubbio.

In tutta questa situazione il mio pensiero va a chi si prodiga per aiutare gli ammalati rischiando la propria vita, a chi ha perso i propri cari senza poter dare loro una ultima carezza di consolazione, a chi per varie situazione avverse si trova in difficoltà economica per andare avanti.

Dobbiamo essere più solidari l’uno con l’altro, cercare di trovare Noi stessi, il giusto equilibrio per non farci sopraffare dalla paura.

Saper gestire le nostre emozioni non è facile, siamo messi tutti a dura prova.

Maria Maddalena Scanavin di Sandrigo, 89 anni, pensionata

Ho vissuto la seconda guerra mondiale ma mai avrei pensato di vivere un momento come questo.

Da piccola ho vissuto la paura dei bombardamenti e cercavo con i miei rifugio in casa…

Comunque ascoltavi, avvertivi il pericolo…

Oggi è completamente diverso… non sono bombe che ti arrivano in testa e da cui potresti difenderti, ma goccioline invisibili da cui, al di là delle mascherine introvabili, non riesci a difenderti se non standotene chiusa e blindata in casa…

Del resto, amico mio, ascolto i servizi televisivi che con insistenza dicono che il virus attacca soprattutto gli anziani e ancor di più mi prende il panico, nonostante io sia ancora una donna tosta.

Considera in ogni caso, gentile amico pugliese, che ho 89 anni e vivere in questa situazione non mi fa per niente bene…

Io sono a casa con mia figlia, mi manca andare ai centri diurni dove incontravo gli amici, mi mancano i nostri caffè e le nostre passeggiate…

In ogni caso spero di poterci andare quanto prima…

Saluti alla tua Puglia…

E la signora Scanavin ha perfettamente ragione: gli anziani hanno bisogno di riprendere un minimo di libertà per poter “uscire da una condizione di isolamento e di solitudine e di continuare a svolgere il loro fondamentale ruolo nella vita sociale ed economica del Paese”.

… a cura di Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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