Gli “indimenticabili” italiani dell’Estate anni ’80

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Arriva un certo punto della vita che bisogna fare i conti col passato e riconoscere alcune ‘vecchie’ indelebili  tradizioni inossidabili per ogni cinefilo che si rispetti.

L’Estate che avanza, spesso, coi suoi profumi e sonnolenti pomeriggi afosi, ci riporta indietro negli anni dell’infanzia quando a casa si stava poco, ma per quel breve tempo trascorso nella grande cucina familiare  si passava in rassegna la programmazione mattutina della Rai con delle chicche imperdibili a cui non si poteva dir di no.

Di Tv ce n’era una sola e la scelta diveniva ‘famigliare’.

Così, mentre la madre stirava (inverosimilmente) anche federe e calzini, ci si appollaiava sul divanone di casa mezzi addormentati e, col tazzone di latte e caffè, ci stava un bel Filmone strappa lacrime della tradizione melodrammatica italiana.

La Titanus con il suo Logo maestoso apriva la scena a titoli come ‘Catene’ e sulla scena apparivano in tutta la loro grandezza Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson.

Le trame erano semplici e fruibili da un pubblico vasto. Lei e lui innamorati di un amore passionale e pudico allo stesso tempo. Matrimonio felice, figliolo al seguito, baci e abbracci  dati con impeto scenico e il neo di Yvonne Sanson sul labbro inferiore che accennava una sensualità contenuta ma possente per un pubblico ancora lontano (per fortuna) dall’estremismo di oggi.

Amedeo Nazzari vestiva il ruolo del marito devoto e integerrimo e la scena si apriva sempre con una iniziale serenità familiare e coniugale. Ma il dramma era sempre alle porte e sarebbe scoppiato da lì a poco. Il tarlo della gelosia arrivava minaccioso a turbare il bel quadretto e il sospetto si impossessava della felice famigliola spezzandone l’equilibrio.

Ecco che allora la musica si faceva imponente e la scena prendeva di colpo una brutta piega. Lacrime a profusione, richieste di perdono, addii e rancori difficili da superare.

Restavamo incollati così fino alla fine della pellicola dove ci attendeva il tanto atteso Happy End e ci restava dentro un grande vuoto da colmare: e ora? come arrivare al domani per assistere ad una  nuova ed avvincente storia con protagonisti i nostri beniamini?

Fortunatamente il celebre duo di attori non si era risparmiato e insieme avevano regalato al pubblico tanti film indimenticati.  Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), Langelo bianco (1955) e Malinconico autunno (1958), l’ultimo film dove Matarazzo diresse la coppia Sanson-Nazzari.

Ma perchè ancora oggi non dimentichiamo di essere stati fedeli a Catene ? E cosa ci intriga?

La pellicola di Raffaello Matarazzo ruota attorno a tre concetti: romanzo d’appendice, melodramma e catene, la parola che identifica il titolo e non casualmente.

L’idea di catena richiama alla mente un legame indissolubile dal quale è difficile liberarsi,  un segreto da non svelare. Il film di Matarazzo si fonda proprio su questo concetto di colpa e di costo da pagare.

Tema sempre di tendenza che attira il pubblico anche oggi, senza conoscere crisi.

Ancor più allora perchè rappresentata da Yvonne Sanson, diva popolare dell’epoca dotata di una bellezza “casalinga”. Proprio grazie a questa particolare espressione di femminilità accesa, ma confortante, sapeva accattivarsi le simpatie femminili. La stessa situazione si manifesta in ambito maschile con Amedeo Nazzari, prototipo del classico uomo saldo e affidabile.

Siamo nel cuore del melodramma ed è questo che ha contribuito a  rendere un successo  la quotidiana materialità del film . Inoltre, la pellicola è del 1949 ma porta con sé anche una certa iniziale  trasgressione che preannunciava un mutamento.

Ci offre un personaggio femminile tradizionale, ma nel quale si intravedono i primitivi segnali di un diverso modo di concepire il ruolo femminile all’interno delle  famiglie. Rosa, in fondo, è una donna libera, entra ed esce di casa e non deve spiegazioni. Un personaggio femminile  portatore di segreti profondi e non rivelabili.  Il personaggio di Rosa sa diventare moderno, esplicita critica sociale ad una ipocrisia di fondo.

Da Balzac a Flaubert da Dostoevskij a Tolstoj Catene attinge ai grandi romanzi sull’emancipazione femminile e resta ancora oggi  assolutamente attuale.

Video Rai.TV – Cinema – Catene

Clicca il link qui sotto per leggete il mio articolo precedente:

“And just like that 2”: che fine ha fatto Sex and the city?

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Sono Sandra Orlando, mamma di Anna e Andrea, laureata in Lingue e insegnante. Faccio parte dell'Associazione Accademia e collaboro come Editor a SCREPmagazine. Dal 2020 Sono redattrice ed Editor nella redazione della rivista di Cinema Taxidrivers per cui ho ricoperto il ruolo di Programmatrice e Head of editorial Contents . Amo la letteratura, il cinema, la musica ed in genere tutto ciò che di artistico “sa dirmi qualcosa”. Mi incuriosisce l'estro dell'inconsueto e il sorriso genuino dell'umiltà intelligente.  Scrivere fa parte di me. 

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