“Fratelli tutti”

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“Se si tratta di ricominciare sarà sempre a partire dagli umili”.

È questa una delle frasi che mi ha particolarmente colpito, mentre leggevo l’Enciclica, “Fratelli tutti”, che Papa Bergoglio ha dedicato al tema della fratellanza universale.

Per la prima volta, dopo 200 anni, l’Enciclica è stata firmata fuori dalle mura vaticane.

Infatti il Papa si trovava sulla tomba del Poverello Francesco nella Basilica di Assisi.

Ha scelto la dimora del Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, del frate umile e mite perché le armi per conquistare il mondo passano attraverso l’umiltà e la mitezza.

“San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai ammalati, agli scartati, agli umili”.

Il mondo è in affanno, l’umanità è malata. Papa Francesco ci mostra qual è la via da seguire per edificare una società più giusta.

È la terapia della fraternità, dell’amicizia sociale perché prioritaria sia sempre la logica della solidarietà.

Bisogna partire dalla frase “nessuno si salva da solo” che il Vescovo di Roma pronunciò quel Venerdì Santo sul sagrato della Basilica di San Pietro.

Era il 27 marzo e il dolore attraversava il mondo intero che si era stretto attorno alla solenne preghiera universale “Urbi et Orbi”.

Fu intenso quel momento di meditazione in una piazza deserta mentre il Papa era sofferente perché sentiva il peso delle tenebre che erano calate nelle vite di ognuno di noi.

La “tempesta furiosa” ci aveva reso “impauriti e smarriti”, eppure abbiamo condiviso un comune destino, ci siamo sentiti nella stessa barca.

Siamo stati chiamati al conforto vicendevole e a remare insieme.

Abbiamo capito che il nostro ego non poteva più aiutarci e neppure le nostre certezze.

Non avevamo più progetti né speranze. Abbiamo avvertito la “comune appartenenza” a cui non ci siamo sottratti, l’appartenenza come fratelli.

Papa Bergoglio ci dice che la pandemia non è un castigo divino, ma mette in luce le “false sicurezze”.

E neppure basterebbe affermare che il danno causato dalla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi.

È la realtà stessa che “geme e si ribella”.

Viene citato il celebre verso del poeta Virgilio che evoca “le lacrimevoli vicende umane”.

Il vero virus è quello del razzismo, dell’egoismo dilagante.

La “cultura dello scarto” continua indisturbata a fomentare atteggiamenti di intolleranza e odio. “L’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere”. È duro il Santo Padre quando condanna la “cultura dei muri”, perché ” i diritti non hanno frontiere”, perché serve “etica nelle relazioni internazionali”… “Aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà”.

In un mondo sempre più globalizzato non si può camminare da soli. Il Papa chiede una legislazione (governance) globale per le migrazioni, “un cuore aperto al mondo intero” … per quelle “vite lacerate” in fuga da persecuzioni e guerre, fame, povertà; auspica una politica basata sul dialogo e non sugli insulti, sulla gentilezza che può fare miracoli; una politica che stia lontana dal populismo, ma si metta al servizio dell’essere umano, assicurando lavoro e rispetto dei diritti fondamentali. No ai nazionalismi, no alle guerre giuste in nome della religione.

E a proposito della proprietà privata il Santo Padre sostiene che non è “mai riconosciuta come assoluta e intoccabile dalla tradizione cristiana”; rivolge anche un pensiero alla comunicazione digitale la quale, invece di creare dei ponti, è diventato un luogo dove trova spazio l’esaltazione dell’ego, la mania di protagonismo, la logica dei like e delle visualizzazioni, dove si diffondono informazioni e notizie false, con il rischio sempre in agguato di scatenare forme di aggressività e pregiudizi.

Il Santo Padre cita il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza” firmato il 2019 ad Abu Dhabi insieme al grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayebb.

Ricorda il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Desmond Tutu, il beato Charles de Foucald.

L’enciclica termina con una preghiera affidata “al Creatore”, e con una “cristiana ecumenica”.
Siamo tutti fratelli e quando recitiamo la solenne preghiera del Padre Nostro con le mani rivolte al cielo, creiamo un ponte spirituale con Dio, Padre di tutti, che risponde alla nostra fedeltà di figli devoti, stringendoci in un unico abbraccio.

Come possiamo accogliere questa stretta?

La scelta migliore che un cristiano possa fare è portare la parola di Dio a tutti gli uomini come cibo di salvezza eterna.

Piera Messinese

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