Oggi vorrei far conoscere alle giovani generazioni la storia di una donna che mi ha toccato particolarmente, una donna molto coraggiosa, in una Sicilia con usanze, all’epoca, arcaiche.

Il “no” di una ragazza era una parola molto difficile da pronunciare nel 1965 ma ha contribuito, anche se non da subito, a cambiare il corso degli eventi.

Dovete sapere che sino al 1981 nel Codice Penale italiano esisteva un articolo aberrante, l’art. 544 che, in riferimento al reato di stupro, così recitava:

Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali“.

Pertanto, una persona colpevole di stupro, poteva evitare di andare in carcere se sposava la persona che aveva stuprato.

Questo era quello che sperava di fare Filippo Melodia che il 26 dicembre 1965 rapì Franca Viola di 17 anni, la violentò e la tenne segregata per 8 giorni.

Viola era una ragazza siciliana che viveva ad Alcamo con la propria famiglia, i genitori e il fratello che all’epoca dei fatti aveva 8 anni.
Prima di questo tragico evento era stata fidanzata con Filippo Melodia, ma la promessa di matrimonio era stata sciolta dal padre della ragazza, Bernardo Viola, perché il Melodia era stato arrestato per furto e appartenenza ad una banda mafiosa.
Prima ancora del rapimento, aveva subìto diverse minacce e qualcuno aveva dato fuoco alla loro vigna e al casolare annesso.
Franca Viola venne portata via dalla sua casa dall’ex fidanzato insieme ad altre 12 persone che aggredirono e malmenano sua madre e portarono via con loro anche il fratello Mariano che si era attaccato alla gamba di Franca per tentare di salvarla e che venne rilasciato poco dopo. Franca fu violentata, malmenata e lasciata a digiuno, quindi tenuta segregata per otto giorni, inizialmente in un casolare al di fuori del paese e, successivamente, in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa.
I genitori di Franca, d’accordo con la Polizia, organizzarono un incontro con il rapitore per la cosiddetta “paciata” ovvero un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani.

Evidentemente, fecero finta di accettare il matrimonio riparatore solo per scoprire dove fosse tenuta prigioniera la ragazza.
La Polizia fece così irruzione nella casa della sorella di Melodia, salvò Franca e arrestò Filippo e tutti i complici.

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, così salvando il proprio “onore” al pari di quello familiare.

In caso contrario, sarebbe potuta rimanere “zitella” e additata come “donna svergognata”.

La famiglia Viola rifiutò pubblicamente il matrimonio e per questo l’uomo fu arrestato e processato a Trapani nel dicembre del 1966.

La storia divenne nota a livello nazionale, sollevò forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari.


Al processo il pubblico ministero chiese 22 anni di carcere per Melodia che tentò di screditare Franca prima dicendo che era consenziente alla “fuga” d’amore e, in seguito, chiedendo una perizia per capire da quanto tempo avesse avuto il primo rapporto sessuale.

Ovviamente tale richiesta, assolutamente irrilevante ai fini del decidere, venne respinta.

La posizione di Bernardo Viola – a parere della scrivente, “un grande padre” – fu irremovibile: “Mia figlia non sposerà mai l’uomo che l’ha rapita e disonorata!”.

Il procedimento terminò con la condanna dell’imputato a 11 anni con l’attenuante delle usanze.

Scontò 10 anni di carcere e 2 anni di soggiorno obbligatorio vicino Modena dove, il 13 aprile 1978, fu assassinato da ignoti con una lupara.

Franca Viola, invece, nonostante le minacce del Melodia, nel 1968 si sposò con Giuseppe Ruisi e diede alla luce due bambini e risiede oggi ad Alcamo.

Inizialmente, tentò di distogliere Ruisi dal proposito di sposarla per paura di ritorsioni da parte del Melodia che, durante il processo, aveva minacciato di uccidere chiunque l’avesse sposata.
In seguito, rivelerà che il futuro marito le disse di non temere ritorsioni e che fosse: “Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra“.

Franca Viola è considerata la prima donna italiana a rifiutare un matrimonio riparatore ed è un’icona femminista, simbolo dell’emancipazione femminile del dopoguerra coraggioso.

Qualche anno addietro, nel corso di un’intervista, disse:”Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi donna: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori“.

La norma invocata a favore dell’aggressore fu abrogata solo16 anni dopo i fatti.

Lo stupro nel 1996 verrà riconosciuto, finalmente, non come un reato contro la morale, ma come un reato contro la persona.

L’8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la seguente motivazione: “Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese“.

Dopo avere incontrato in udienza Papa Paolo VI, nel 2017 viene ricevuta anche da Papa Francesco. 

A mio giudizio, Franca Viola è davvero una grande Donna.

Con la sua forza e determinazione ha fatto sì che un articolo odioso e fortemente lesivo dei diritti delle donne fosse abrogato.

Merita rispetto e riconoscenza da parte di tutti.

Donne e Uomini.

Maria Furfaro

http://www.avvmariafurfaro.it/

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