Forse siamo a un bivio?

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Ricordate l’assalto a Capitol Hill, il “tempio”, il simbolo della moderna democrazia nel Mondo?

Era il 2021 e Capitol Hill era per tutti il “nuovo Partenone”, la casa della partecipazione popolare alla politica. L’immagine beffarda di un “emerito imbecille” con le corna da vichingo che si appropria dello scranno presidenziale, impone ancor oggi alcune riflessioni sulla percezione delle regole dello Stato di diritto.

Ciò in particolare sulle cause che hanno portato alla perdita diffusa in tutto l’intero Mondo di quella capacità limitativa indispensabile ad ogni comportamento civile, con particolare riferimento a tre ambiti:

  1. il divieto di farsi giustizia da sé anche uccidendo gente innocente (dalle Torri Gemelle fino al Crosus City Hall);
  2. il Parlamento, come casa di tutti i cittadini, è un concetto metaforico della democrazia ed in quanto tale è illegittimo ogni assalto al medesimo da parte di cittadini dissenzienti;
  3. qualunque competizione per essere tale deve svolgersi fra avversari veri e non è di certo legittimo competere con finti oppositori se non avvelenarli prima.

La storia di questo secolo conferma la fragilità delle democrazie, l’illusione della pace come effetto di equilibri fra contrapposti, la sfacciataggine di addurre pretesti, come quello della NATO piuttosto che “di natura religiosa”, a giustificazione di aggressività e violenze (v. Putin che, come ovvio, dichiara che i terroristi dell’attentato dello scorso 22 marzo al Crocus City Hall, la più grande sala di concerti a Mosca, stavano fuggendo – manco a dirlo – in Ucraina).

E la vita a Mosca sembra scorrere su diversi binari paralleli: quella di chi appare indifferente o comunque prova a circondarsi di normalità; quella di chi si sente in linea con il regime, e quella di chi invece si riconosce sempre meno in quella Russia che ancora una volta proclama Vladimir Putin vincitore delle elezioni presidenziali con una percentuale anche superiore alle previsioni più rosee…(un noto spot recita “ti piace vincere facile?”), “vincitore” che poi festeggia con un massiccio attacco di bombardieri lanciato nella notte sull’Ucraina!

Il presidente doveva superare il proprio stesso record del 2018, fermo al 76,69%.

E Putin è stato rieletto presidente della Federazione russa per altri 6 anni con più dell’87% delle preferenze. I dati sono riportati dall’agenzia ufficiale russa Ria Novosti, citando la commissione elettorale.

E non solo Ucraina. Le guerre non sono mai diminuite dal 1946 ad oggi. La maggior parte dei conflitti attuali non oppone stati, come accaduto invece nella prima metà del Novecento.

Secondo le Nazioni Unite: “Protagonisti, oggi, sono soprattutto milizie politiche, bande criminali o gruppi terroristi internazionali. Le tensioni regionali irrisolte, il crollo dello stato di diritto, l’assenza di istituzioni democratiche forti, le attività lucrative illecite e in tante aree del Mondo la mancanza delle risorse fondamentali alla stessa esistenza in vita ne rappresentano le principali cause. Il tutto aggravato dal peso dei cambiamenti climatici”.

Forse siamo a un bivio della storia?

È necessario comprendere come mai tutto questo stia accadendo.

Il disastro economico che pervade da un capo all’altro questa Terra e “in casa nostra”, la stessa crisi del modello europeo fondato principalmente sul primato e sui vincoli dell’unione monetaria, ripropongono, con maggiore vigore rispetto al recente passato, il tema della funzione della politica nelle nostre società e quello della sua autonomia rispetto agli altri poteri.

In Europa e nel Mondo non si fa vera politica ma solo economia e l’economia per definizione non è democratica.

Nel secolo trascorso l’autonomia della politica si è concretizzata nell’esercizio collettivo di una critica dell’esistente attraverso i partiti di massa, nel dialettico e a volte incivile conflitto tra visioni diverse, antitetiche, del mondo, tra differenti proposte e progetti di società.

Oggi i partiti, quelli di massa che abbiamo conosciuto nel corso del Novecento, non esistono più: sono stati sostituiti da simulacri dietro cui predominano soltanto le carriere personali di presunti leader ed il loro rapporto diretto con la massa elettrice, sempre più spesso passiva ed amorfa.

In quanto all’indipendenza di questi leader e delle loro organizzazioni rispetto al potere del denaro, dei mercati, delle istituzioni bancarie e dei grandi gruppi industriali, è superfluo dire che è inesistente: la loro è una funzione asseverata al modello economico in cui tutte le nostre esistenze sono immerse.

Putin è l’uomo più ricco del mondo, ha 200 miliardi di dollari. Ma non solo, Dall’altro capo del Mondo l’intelligence degli Stati Uniti ha “proclamato” il Cartello di Sinaloa come la più grande e potente organizzazione di narcotrafficanti del Mondo, più influente e potente di quanto non lo fosse il famigerato Cartello di Medellín in Colombia durante il suo periodo di massimo splendore…sempre e dovunque questione di soldi!

E quando vuoi scoprire dove Putin tiene i suoi soldi, basta scorrere l’elenco degli oligarchi, la gente che custodisce i soldi per lui.

Si stima che almeno il 50% delle ricchezze degli oligarchi sia in realtà di Putin.

Chi sono costoro?

Nella lista di Forbes ci sono 118 miliardari in Russia e, manco a dirlo, 110 di loro sono fiduciari di Putin.

Il salario medio di un operaio in Corea del Nord è tra i 1,5 e i 2,5 euro al mese (c’è chi dice anche meno)!

In Cina varia tra i 190 e i 250 euro…Il patrimonio netto di Kim Jong-un è di circa 5 miliardi di dollari. Secondo Cheong Seong-chang, dell’istituto Sejong, Kim Jong-un è un “uomo del popolo” e dimostra molta attenzione ai cittadini nordcoreani… e meno male…

Ogni giorno siamo inondati da notizie sull’andamento delle borse, sul rendimento dei titoli di Stato, su debito pubblico e PNRR, su guerre, attentati, barconi e femminicidi…

Parole come spread, default, listini, indici, sono entrati ormai nel linguaggio corrente.

Ma cosa c’è dietro quei numeri, chi ne determina l’andamento, a chi interessa che Putin rimanga lì dove sta?

E mentre la speculazione finanziaria rimane anonima, impersonale, la povertà aggravata da inevitabili manovre di risanamento colpisce uomini e donne in carne ed ossa, con nome e cognome. Non solo: gli Stati e i Governi, la cui funzione negli ultimi vent’anni è stata sistematicamente ridimensionata in nome del libero mercato, oggi vengono chiamati a far fronte a nuovi debiti “letteralmente ipotecando” la libertà delle generazioni future ed anche facendoci mal sopportare quei migranti in cerca di “una vita normale” ed i cui figli sono scomparsi in mare.

Come non notare, ormai, i continui tagli alla spesa pubblica, conseguenza delle dissennate politiche di austerità imposte dall’Europa, che stanno avendo effetti opposti a quelli che si prefiggevano…meno consumi e occupazione, più debito e speculazione.

Ed ora si è aggiunta pure la “sostenibilità” ad ammazzare l’agricoltura e la carne sintetica magari condita con insetti ad ammazzare gli allevatori mentre negozi cinesi spuntano ogni giorni a inondare l’Italia e il mondo di plastica e spazzatura!

E se ciò sta accadendo, è potuto accadere  perché la “funzione politica” in Europa è ormai transitata dai governi e dai parlamenti alle burocrazie ed alle oligarchie finanziarie…i soldi comandano.

Fino al secolo scorso, il tratto distintivo della Politica è stata la sua autonomia, il suo rapporto anche conflittuale, con l’economia e le sue leggi e anche la sua capacità di scendere a compromessi, di trovare forme di mediazione sia interna che col potere economico.

Proprio quello che manca oggi.

E allora chiediamoci: cos’è la politica, cosa vuol dire democrazia?

Qual è la loro funzione in assenza di una civile dialettica tra distinte visioni del futuro, senza l’appartenenza ad un campo anziché ad un altro?

La risposta è semplice: né più né meno che sterile carrierismo, fredda amministrazione della cosa pubblica, subalternità al potere economico…

Esattamente quello che succede oggi nelle nostre società, dove, con la politica al crepuscolo, le differenze tra le varie soggettività in campo sono assolutamente fittizie, tutte facilmente riconducibili nell’ambito della comune appartenenza al partito della conservazione dell’esistente se non ad osannare il “dittatore di turno” che mentre – pare – faccia i “nostri interessi”, in realtà cura solo i suoi…

Da questo punto di vista, in Italia, le parentesi dei governi Monti prima e Draghi poi, sono esempi chiarificatori.

Partiti e movimenti che per anni si sono combattuti aspramente si sono poi ritrovati insieme a comporre la maggioranza del nuovo governo dei professori.

Forse perché hanno cambiato idea sulle loro vecchie posizioni? Non credo proprio.

Il grande tema di oggi è dunque l’autonomia, la competenza e la capacità di offrire speranze da parte di chi fa politica.

Ma una politica autonoma e competente ha bisogno, oltre che di forme organizzative adeguate e di chiari punti di vista sulle questioni dirimenti dell’attualità, anche di una visione generale dei rapporti di forza in campo e di un’idea chiara, oggettiva, lungimirante e condivisa delle prospettive storiche e del sistema di valori cui ispirarsi e da tutelare nel tentativo di migliorare la vita delle persone.

Non sto pensando ad un ritorno a vecchie ideologie che potrebbero ingabbiare l’azione della politica in visioni anacronistiche della realtà, senza aderenza alle condizioni oggettive dell’economia e della società moderna. Ciò che spero è che nella nostra società possano trovare spazio, svilupparsi, nuove culture capaci di sostenere l’azione di partiti e movimenti realmente democratici e l’impegno di persone competenti e animate da spirito di rispetto e servizio non da protagonismo oltre ogni dignità.

D’altronde sarebbe sbagliato considerare la democrazia solo un insieme di regole a presidio della libertà dei cittadini. La sua vera essenza risiede nel dare rappresentanza e forza di governo alle idee espresse dalla società civile, attraverso la mediazione delle forze in campo e delle organizzazioni di massa.

Cosa succede oggi nelle nostre democrazie e “in giro per il Mondo”?

L’azione dei governi è realmente l’espressione della volontà popolare?

Il potere decisionale risiede effettivamente nel parlamento e nei governi nazionali?

E in mancanza è giustificabile la protesta estrema, ogni forma di violenza “di gruppo” da chi assale il Parlamento americano fino a coloro che mettono in atto incredibili atti di terrorismo verso deboli e indifesi che assistono a uno spettacolo musicale a Mosca piuttosto che in Israele?

Chi afferma questo dice il falso, evidentemente. La crisi della politica attuale risiede sempre più nella sua inutilità, essendo la sua funzione primaria quella di dare il crisma dell’ufficialità a decisioni prese in altre sedi…quando non da leader attempati o con smanie da “novelli Hitler”.

Heidegger (filosofo tra l’altro amante della poesia unica che permette di “incontrare l’essere”) diceva che “il linguaggio è la casa dell’essere”: parlare la stessa lingua, seppure dicendo cose antitetiche, contiene comunque un riconoscimento di legittimità democratica; parlare linguaggi che non possono comunicare tra loro, anche dicendo le stesse cose, è l’anticamera dello scontro e della violenza.

“La democrazia non è inevitabile e se vogliamo che fiorisca, dovremo dimostrare il suo valore, ancora e ancora, nel migliorare la vita della gente comune e degli oppressi da povertà e dittature”…altrimenti Putin invaderà qualche altro Paese, in IRAN le donne saranno sempre più mortificate se non punite in ragione della loro femminilità, negozi cinesi invaderanno il mondo e come Putin anche Xi Jinping invaderà Taiwan, prima o poi il Leader Supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) Kim Jong-un invaderà la Corea del Sud esibendo il suo armamentario nucleare …ecc…

Che la folla sia inaffidabile è un concetto che si ripresenta di continuo, una convinzione che, lungo le epoche, si sostanzia nella volontà di porre limiti al diritto di voto (che poi votare è solo una parte della democrazia, anche se a livello simbolico la riassume tutta). E chi la pensa così ha un antico precedente molto illustre: Socrate la cui condanna a morte venne decisa proprio con un voto democratico a maggioranza.

Naturale che non ne fosse molto contento.

E mentre Jorit afferma: “Nessun elogio a Putin. La foto? Per rompere la bolla della propaganda sull’Occidente buono e la Russia cattiva. E l’Italia è un minuscolo stato in decadenza”, io preferisco il Parlamento Italiano coi suoi “personaggi” che almeno molto spesso “ci fanno pure ridere”.

E a chi loda Putin perché Mosca è pulita, ordinata e senza barboni, risponderei che basta educare i bambini da piccoli a scuola al senso civico, al rispetto, alla non violenza e non demandare tutto “al dittatore di turno” che sulle prime potrà pur apparire “umano” se non addirittura un galantuomo salvo poi diventare inamovibile…prima o poi per paura.

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