Filumena Marturano

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Sto chiagnenn’, Dummí, e comm’è bell’ chiagnere!”
(Sto piangendo, Domenico, e com’è bello piangere)

Lo dice Filumena Marturano a Domenico Soriano nel momento più alto della loro storia. Quello della comprensione e del disvelamento di una verità essenziale: i figli non si comprano… è il bene che ti porta il tuo compagno, la tua compagna, è direttamente proveniente dalla grazia, è un miracolo laico, di quelli che, raramente, capitano nella vita, dunque non è merce, né è qualcosa di contrattabile, qualcosa a cui si possa imporre delle condizioni.
L’amore non si paga.
Costa.
Ma non si paga.

È una bella e appassionata storia d’amore, in cui è presente parte della storia d’Italia.
I protagonisti sono una donna, molto bella e un uomo, ricco, di bell’aspetto ma cattivo verso colei che l’ha sempre amato.

Tra loro un incontro casuale, ma stabilito dal destino. Domenico Soriano, Marcello Mastroianni, incontra Filumena, una Sophia Loren ormai consacrata nell’Olimpo del cinema, nelle stanze peccaminose di una casa chiusa.

Questa è la storia che è alla base di Matrimonio all’italiana, opera cinematografica di Vittorio De Sica, che prende spunto dall’opera teatrale di Eduardo De Filippo.

Riconosciuta in tutto il mondo come la commedia più importante e bella di Eduardo De Filippo, Filumena Marturano è davvero la punta di diamante di tutta la sua drammaturgia.

Ogni anno, in ogni angolo d’Italia, perfino all’estero, il dramma della donna che finse di morire per potersi sposare e salvare i tre figli viene messa in scena da svariate compagnie diverse.

Matrimonio all’italiana è un film in cui c’è una vena femminista. Filumena non è una donna comune, arriva da un quartiere povero di Napoli, da una famiglia numerosa e appena diciassettenne, per necessità, si lascia andare a un rapporto sessuale a pagamento, per raccogliere qualche lira contribuendo così al sostegno della famiglia.

Si vergogna molto del suo gesto, ma a casa invece, viene accolta come una salvatrice. Il film è quasi un inno al personaggio femminile, di una donna del popolo che combatte ed è disposta a tutto per i propri figli e per il suo amore.

Il film attraversa un ventennio di storia italiana, dai bombardamenti alleati su Napoli all’inizio degli anni ’60.

Domenico Soriano, ricco pasticcere e donnaiolo napoletano, è legato all’ex prostituta Filumena Marturano da una relazione più che ventennale.

Conosciutala al tempo della seconda guerra mondiale durante un bombardamento, dopo averla tolta dalla casa di tolleranza in cui era, dapprima l’aveva sistemata in un appartamento di sua proprietà e poi l’aveva accolta in casa sua e della sua anziana madre come amante convivente nonché governante.

In un continuo alternarsi di flashback sulla storia passata dei protagonisti ed il presente, il film mostra l’intricato rapporto che lega Domenico a Filumena.

Entrambi sembrano innamorati l’uno dell’altra ed entrambi sembrano non poter fare a meno l’uno dell’altra nella propria vita.

Lui non le fa mancare niente, e pur incostante e spesso distante per lunghi periodi, sempre ritorna da lei.

Tuttavia, per Domenico, Filomena rimane una prostituta, una donna con cui intrattenere una relazione in sordina, e nulla di più.

Filumena dal canto suo soffre per le continue umiliazioni che “don Mimì” le infligge.

Pur vedendo esaudita ogni sua richiesta in termini di denaro e di comodità, sente dentro di sé che le manca la stima e il rispetto di un uomo che in cuor suo ama.

Quando Domenico è ormai cinquantenne e lei quarantenne, appresa la notizia dell’imminente matrimonio di lui con una giovanissima cassiera della sua pasticceria, un giorno Filumena finge di sentirsi male e di essere sul punto di morire, e chiede l’intervento di un prete per l’estrema unzione.

A lui Filumena comunicherà il suo ultimo desiderio, vale a dire quello di sposare Domenico al capezzale.

Il prete, conoscendo la loro storia e il rapporto che li legava insieme da anni, convincerà Domenico a fare quest’opera di bene.

Ma, terminata la celebrazione del rito e congedatosi il prete, Filumena riacquista le forze, alzandosi dal letto e lasciando i presenti e lo stesso Domenico sconcertati.

Lei è arrabbiata, stufa di essere trattata con disprezzo da Domenico, vuole essere sua moglie, vuol essere la signora Soriano.

Ma Filumena non è un’arrivista qualunque, non ha fatto tutto questo per legare egoisticamente Domenico a sé, lo ha fatto bensì per garantire un avvenire e un “cognome” ai suoi tre figli che, ormai grandi, ella aveva avuto quando ancora era una prostituta.

Della loro esistenza aveva sempre accortamente tenuto all’oscuro Domenico, mantenendoli e pagando loro gli studi con i denari che questi le passava per il proprio mantenimento.

Adesso Filumena non ha più paura della verità e vorrebbe quei figli con sé, vorrebbe che tutti insieme fossero una famiglia.

Di fronte a queste rivelazioni di Filumena, Domenico non ci sta: il suo giudizio su di lei quale ex-prostituta non è cambiato, non penserebbe mai di sposarla.

Pertanto lavora con il suo avvocato per ottenere l’annullamento delle nozze in ragione della frode con la quale ella aveva raggiunto il suo scopo. Filumena, amareggiata, delusa e stanca, acconsente al volere di Domenico.

Nel frattempo la donna, come si era promessa di fare, si rivela ai suoi figli, presentandosi quale loro mamma, senza nascondere nulla di sé e del suo passato.

I figli la accettano, e questo accresce la fiducia che ella ha in se stessa.

Filumena, senza ribattere, firma davanti a Domenico i documenti di invalidamento del matrimonio, rivelandogli anche, tuttavia, che uno dei tre ragazzi è figlio suo, ma non precisa di quale si tratti: a questo punto non le importa più niente del falso matrimonio, è una madre e l’unica cosa che le sta veramente a cuore è il bene dei suoi figli.

Alla richiesta dell’uomo di sapere chi sia suo figlio ella oppone un fermo silenzio, per amore degli altri due, i quali altrimenti sarebbero da lui discriminati.

Domenico comincia ad arrovellarsi all’idea di avere un erede, accantona l’idea del matrimonio con la giovane cassiera e comincia a riflettere sulla sua vita passata e presente, sul suo rapporto con Filumena.

Così alla fine, dopo averla riempita di minacce e dopo aver inutilmente cercato di capire chi dei tre ragazzi sia suo figlio, si ravvede e sposa la compagna di una vita, accettando tutti e tre i ragazzi come suoi.

A. Amendola

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