Federico Fellini: 100 anni di un artista eterno

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Ho bisogno di una realtà completamente ricostruita.

Scrivere di Federico Fellini non è mai facile. Parliamo di uno dei registi simbolo per eccellenza del nostro cinema, un artista che ha incarnato, insieme a De Sica, Pasolini e pochi altri, il grande Cinema Italiano, conferendogli però una dimensione internazionale.

Oggi che si celebrano i suoi 100 anni, noi non vogliamo omaggiarlo elencando i suoi innumerevoli premi Oscar e riconoscimenti o i suoi tanti capolavori:  li conosciamo bene, li abbiamo visti tante volte, ogni volta scovando un particolare nuovo e, dal geniale Amarcord, a La dolce vita, da La strada a 8 e 1/2 o Giulietta degli spiriti, da Il casanova a La voce della luna, ci vorrebbe un dossier intero a lui dedicato per esplorare una cinematografia talmente ricca di temi, allusioni, metafore, invenzioni, affidate ad interpreti/attori tra i più grandi del nostro cinema.

Preferiamo invece soffermarci su una visione che Fellini aveva sul Mondo, su un modo di guardare le cose davvero personale.

Un’indagine sull’uomo definita, a volte, meticolosa, condotta in modo quasi scientifico e da alcuni indicata anche come maniacale e rigorosa.

La macchina da presa diventava nelle sue mani uno strumento per questa indagine, con cui indugiare su emozioni, sentimenti, ma anche miserie umane; perché Fellini non solo amava il Cinema, ma anche la Letteratura, la sociologia, l’arte figurativa e, da intellettuale a 360 gradi, portava in scena una disperazione malinconica che avvolgeva ogni cosa.

L’autore aveva creato un mondo fatto di finzione, ricordi, emozioni sì, ma allo stesso tempo un mondo molto vero e, se conversava del cinema, lo faceva pensando al cinema nella sua totalità, non al solo suo di cinema, un cinema che vedeva rappresentativo della vita intera e della sua intera vita.

Preoccupato per le sorti di un Cinema moderno che vedeva troppo cambiato, negli ultimi tempi temeva l’effetto deleterio che la televisione stava avendo su di esso.

E l’amarezza degli ultimi anni è proprio forse l’immagine che rimane più forte, quella sua consapevolezza di costare ormai troppo ad un’industria cinematografica che stava evolvendo verso strade a lui non gradite; niente più sfide, né stimoli, né fuochi d’artificio, ma neppure nessuna mercificazione o compromesso artistico che potesse accettare.

La sua opera, chiudendo, vogliamo racchiuderla tutta, in 3 parole : dolcezza, libertà, solitudine, tre temi presenti in molti dei suoi film e che sono il summit dell’autore che fu Fellini, mentore ispiratore di grandi registi come Allen e Altman; un artista che continua a far esplorare, che incita ed ispira, dando sempre linfa nuova a quanti lo scoprono oggi scoprendo con lui un’arte rappresentativa di ogni cosa.

Sandra Orlando    

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