Elisabetta Pandolfino: un’artista vera ed autentica

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Ognuno di noi ha le sue parole chiave utili per identificarsi al meglio.

Le parole chiave di Elisabetta Pandolfino, bravissima fotografa e inventrice dello “scatto mentale”, sono: arte, spirito libero e fantasia, come ci dichiarò nel nostro incontro del 26 febbraio del 2020 a Messina, presso il suo studio fotografico:

La fantasia è quella che le permette di sognare e guardare lontano, camminare in continuazione oltre la linea dell’orizzonte, sempre alla ricerca di moduli nuovi per la sua professione di fotografa.

Una fantasia sviluppatasi anche perché Pandolfino è nata in una terra ricca di cultura, arte, bellezze paesaggistiche, spesso non valorizzate a sufficienza.

<<Da me>>– mi riafferma Elisabetta – <<il “tutto” diventa difficile, anche quando il “tutto” dovrebbe e potrebbe apparire naturale>>.

E la lingua di Elisabetta batte dove il dente duole, sulla delusione di non essere riuscita a imporre l’invenzione dello scatto mentale nella sua terra, tanto da essere stata costretta a trovare riparo altrove, in questo periodo è a Roma,  per cercare di far conoscere a una platea più ampia il suo scatto mentale, dopo aver vinto nella sua terra la battaglia contro l’assioma che la fotografia dovesse essere solo e soltanto di appartenenza maschile.

<<L’amore e la mia caparbietà, ma soprattutto la cultura fotografica mi hanno permesso di superare quegli ostacoli, rispondendo con i fatti, con la qualità a chiunque metteva in dubbio la mia professionalità perché “Donna”>>, tuona Elisabetta.

La fotografia è parte essenziale delle sue giornate, e il suo tempo libero è impegnato, nella creazione d’immagini, attraverso viaggi in giro per la sua Sicilia, dove si ritrova a sperimentare e conoscere la “Natura”, musa ispiratrice anche dei suoi pensieri poetici.

E’ grazie a questa musa ispiratrice che la nostra giunge alla pubblicazione, nel 2016, di un libro d’immagini e parole, A due scatti da te…, dove si evince l’amore per l’Amica Natura e dove inserisce le prime foto dello “scatto mentale”, documentabile sino a quel momento soltanto attraverso la luce della “Luna”, che, nel 2014, osservandola, riuscì a trasformare il suo pensiero rivolto alla persona amata in un dato di fatto, sino alla svolta e controprova del 5 gennaio 2018, quando immersa nel buio di un’abitazione situata tra Monte Venere e l’Etna si accende una candela sul davanzale di un balcone e prende forma una sua intuizione.

Utilizzare la fonte luminosa di quella candela per lo “scatto mentale”…  e succede come dentro un film, quando con  l’aggiunta di un fotogramma cambia la trama e il tutto  va a lieto fine.

Era nata una nuova forma d’arte e di comunicazione, era definitivamente nato lo scatto mentale.

Qualcosa di meraviglioso, una grande vittoria per Elisabetta Pandolfino.

E’ la svolta della sua vita, tant’è che il 23 Novembre 2019 lo “scatto mentale” è notizia del Tg1, con intervista a Elisabetta della giornalista, Manuela Lucchini, che, come suo ultimo servizio, le dedica tutta la sua professionalità per aver creduto nell’importanza scientifica dello “scatto mentale”, sino a giungere a  I Soliti Ignoti”,  la trasmissione di Amadeus ed essere insignita,  il 7 Febbraio del 2020, dal Presidente de “il Rotary Club International distretto 2110 – Sicilia e Malta-Trapani-Birgi-Mozia”, Rita Scaringi, di diversi titoli, come il “Benemerito Rotariano” con la seguente  motivazione:

Giovane talentuosa artista siciliana, studiosa dell’arte della fotografia, inventrice della tecnica “Scatto Mentale”, magica donna, unica al mondo che, attraverso i suoi scatti, cattura la luce per trasformarla in armonia e forme e in messaggi di amore universale”.

Tutto questo, però, non le fa perdere la sua umiltà e la perseveranza nel credere nel suo motto: La fotografia è un viaggio… sempre!

Ed è proprio a dimostrazione di questo motto, che, da un po’ di tempo, Elisabetta Pandolfino è a Roma per ampliare la platea delle sue conoscenze e far conoscere a un pubblico sempre più vasto il suo “scatto mentale” e riprendere un percorso che la pandemia aveva intralciato, impedendo la diffusione della scoperta dello  “scatto mentale”, scatto molto complicato, ma frutto di un’incredibile padronanza e conoscenza della macchina fotografica, dove la mente gioca un ruolo essenziale con la sua immensa capacità mnemonica.

E tra le nuove conoscenze romane di Elisabetta Pandolfino mi piace sottolineare quanto dichiaratomi a Roma, qualche giorno fa, in una giornata particolarmente assolata, in piazza del Pantheon, bevendo un caffè, da Susanna Misiano, Storica dell’Arte, Perito e CTU del Tribunale Civile e Penale di Roma dal 1997, per l’Arte Moderna e Contemporanea, con una lunga esperienza nel settore della ricerca e della catalogazione scientifica delle opere d’arte, con particolare riferimento ai secoli XIX e XX, nonché  pubblicista, collaboratrice di riviste specializzate, autrice di numerosi saggi  e testi critici, e docente come Cultore della Materia all’Università di Roma “La Sapienza”, nella Facoltà di Lettere e Filosofia per il corso di Laurea in Scienza delle Moda e del Costume.

Sì, ho incontrato qualche sera fa, in questo stesso bar Elisabetta Pandolfino, fotografa messinese, che mi ha parlato del suo scatto mentale. Il procedimento, nato nel 2014, dopo una lunga esperienza professionale, si basa su un’intuizione assolutamente innovativa, pur partendo da presupposti già noti. Assurta all’attenzione dei media e della stampa, la tecnica permette e documenta la possibilità di creare forme, “scrivere” con la luce, puntando la macchina fotografica verso di essa, semplicemente, nel momento dello scatto.

Rientrando nel fotogramma e rispettando i suoi margini, viene impressionata così, nella pellicola o nella scheda digitale, un’immagine non visibile in precedenza.

In tal modo viene rappresentata non la realtà posta di fronte all’obiettivo, ma qualcosa che non esiste, ancor prima dello scatto: la sorgente di luce viene utilizzata come strumento per realizzare una composizione, un disegno che l’autrice ha elaborato.

La ricerca della fotografa si basa sulla conoscenza scientifica approfondita di tale metodologia, che applica criteri rigidi e codificati e si avvale di una ricognizione storico-documentaria, molto meticolosa.

Le precedenti esperienze e linguaggi, non trovano però riscontro nello scatto mentale, che si propone all’attenzione dell’osservatore, come unico ed inedito.

Il risultato dell’azione, dello scatto appunto, si fissa sulle superfici impressionate dalla luce, dando vita a filamenti che descrivono via via segni riconoscibili e non, immagini astratte o verosimili, che sembrano danzare in uno spazio buio.

L’opera per Elisabetta Pandolfino è quindi il risultato di una performance, che preordina e concretizza allo stesso tempo l’atto creativo, esprimendo un universo di emozioni, intuizioni, azzardi poetici, che nascono quasi per magia, anche solo “alla luce della luna”.

E Barbara Panzera, professionista nel settore dell’accoglienza, dell’ospitalità di lusso ed eventi di nicchia, incalza:

“Caro Vincenzo, finalmente Elisabetta  è approdata a Roma . Ho avuto il piacere di presentarle la mia cara amica  Susanna.

Meraviglioso il linguaggio universale dell’arte, perché riesce a fare entrare in connessione due persone che si incontrano per  la prima volta, come se si conoscessero da una vita.

L’innovazione, la bellezza i colori dipinti con la luce delle opere di Elisabetta fanno parlare con sguardi pieni di  stupore chiunque le veda”.

Elisabetta Pandolfino, molto emozionata da tali giudizi, aggiunge:

La particolarità delle opere è ormai molto richiesta, direi un “trend di moda” negli appartamenti di lusso. È mio profondo desiderio mettere a disposizione di una Onlus, a scopo di beneficenza, le mie opere, perché dietro ogni opera c’è un significato ricco d’espressione ed emozione dell’artista”.

E lei, Elisabetta Pandolfino, è una vera ed autentica artista!

Vincenzo Fiore

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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