Dispera bene

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Marcello Veneziani è uno dei miei pensatori e scrittori preferiti.

In questi giorni particolarmente bui, mi sono accostata alla lettura del suo saggio “Dispera bene” con il sottotitolo “Manuale di consolazione e resistenza al declino“, non soltanto  per cercare un momento di evasione, ma, probabilmente, con la speranza di lenire l’angoscia per una umanità sofferente.

Mentre mi accingevo a leggere, mi sono chiesta più volte :

<<Ma esiste davvero un modo per disperarsi bene, per rendere “fruttuosa la disperazione”? >>.

Sicché, come un bambino che viene preso per mano, per essere guidato, fiduciosa, mi sono avventurata in questa lettura.

È un’epoca incerta la nostra.

C’è una società liquida con crisi dei valori, dei sentimenti.

Ci sentiamo sospesi nella nebbia di un passato in cui non troviamo punti di riferimento importanti, in campo politico, economico, sociale…

Il nostro presente è indefinito, non riusciamo a portare lo sguardo oltre il nostro orizzonte.

Non è sicuramente facile affrontare la  vita, le difficoltà, gli insuccessi, le delusioni personali  se abbiamo perso “la speranza che le cose possano durare” e che ogni situazione possa andare incontro ad un cambiamento.

È un malessere così radicato che, sovente, si palesa in un sentimento di cupa disperazione.

Ma se la speranza ha sempre le ore contate, anche la disperazione prima o poi finirà. Perché la disperazione si aprirà alla fiducia.

Perché dovremmo affidare le nostre verdi aspettative all’ossimoro di Veneziani?

Amico disperato, confessi un crescente disamore per la vita, un desiderio di scioglierti nel mare, come una pasticca effervescente. Ti capisco, ma prima di scioglierti c’è qualcosa in sospeso, c’è ancora qualcosa da fare. Opere, tracce, avventure, per trascendenti e vederti dall’alto. E piccoli piaceri, e beatitudini“.

È necessario entrare nell’ottica secondo cui ciascuno di noi deve concedersi una seconda possibilità, una rinascita.

Riaprire le porte dell’attesa. Vivere, nonostante tutto.

Bisogna imparare a farsi “bastare la vita”, dare un senso alla propria vita, avere una missione da compiere, farsi “piacere il mondo”, “innamorarsi della realtà”.

Accettarsi per ciò che si è, amare il proprio destino, ma lasciarsi educare a migliorare, a sfruttare le proprie potenzialità.

“La miglior vita esce dalla gabbia dell’io, si illumina d’immenso”.

Esplorare e vivere altri mondi.

“Un’opera d’arte, un concerto, uno spettacolo, un viaggio, un romanzo, una visione filosofica ti aprono altre porte, ti fanno vivere altre epoche, altre situazioni”.

Fuggire il tempo e le sue catene, tenersi lontano dalla politica, non trascurare i ricordi e la nostalgia.

Pregare, “chiudere gli occhi per aprirli altrove”.

“Non dobbiamo rinunciare alle nostre radici, alla nostra cultura, alla nostra storia, l’economia e la scienza sono importanti, ma non sono tutto, l’uomo ha bisogno di una dimensione spirituale che è alla base della nostra vita”. 

Questo spazio spirituale non deve necessariamente portarci ad un credo religioso. Anche la poesia, la filosofia, la letteratura, la musica, l’arte in genere possono realizzare questo momento speciale in cui ritroviamo noi stessi e l’armonia col mondo intero. Dobbiamo arrivare all’appuntamento con la vecchiaia e la morte “col cuore aperto e la mente attenta“.

Nella “Lettera a un ragazzo della classe 2000” lo scrittore augura alle nuove generazioni di non perdere mai lo stupore, di cercare sempre di rimanere connessi col mondo, con il presente, con il passato, con il futuro.

La libertà non è un diritto ma un compito, rischia una vita differente, ribellati al conformismo della ribellione, adotta la connessione verticale e non solo quella d’internet e soprattutto cambia il tuo sguardo; oltre al desiderio dell’infinito, a cui ti istigano media e cultura, prova una scommessa più grande: la passione dell’eterno“.

Il saggio nel finale ci regala una “Postilla per un bambino neonato” in cui viene celebrato il miracolo della vita, il mistero che l’accompagna.

A questo neonato dà il benvenuto nella speranza che la luce lo accompagni.

Piera Messinese

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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