È tempo di cambiare aria.

Siamo troppo chiusi all’interno del nostro guscio, barricati nelle nostre certezze, sicuri di bastare a noi stessi.

Ci abitiamo con prepotenza, non ci molliamo mai neppure per una boccata d’aria.

Siamo sempre presi da una vita frenetica che ha un raggio d’azione limitato poichè ruota solo attorno a noi.

Dedichiamo le briciole del nostro tempo per le cose che contano davvero.

In prima fila ci siamo sempre noi e i nostri deliri di onnipotenza, la fretta di riempire il nostro ego, di rifocillarlo di grandi aspettative, di progetti lungimiranti.

È un ego che ha continue pretese, non sembra mai contento, forse per una sorta di insoddisfazione.

È una corsa continua, ma poi per arrivare dove?

Non ci fermiamo un attimo a riflettere.

Nessuna sosta, nessuna “piazzola d’emergenza”.

Tiriamo dritto.

Perchè non smettiamo di ascoltare la solita voce forte e troviamo il coraggio di parlare sottovoce?

A lungo andare potrebbe diventare anche un po’ noioso.

Perchè non spezziamo le catene e guardiamo al di fuori del nostro cuore?

A cosa serve stare sul piedistallo, prendere le distanze da tutto e da tutti?

Bisogna, invece, scendere e toccare con mano le fragilità e le debolezze di un mondo a cui non abbiamo mai dato ascolto, a cui abbiamo sempre dato poca confidenza.

Dobbiamo uscire dal nostro scrigno ovattato e incontrare tutte quelle vite di cui non ci siamo mai interessati.

Non chiediamo più a noi stessi di restare!

È tempo di cambiare aria.

Piera Messinese

1 commento

  1. Io invece penso che vi sia proprio una assenza in sé stessi. Noi siamo fatti come una cipolla, ovvero di molteplici strati che compongono l’essere; uno di questi strati è l’Ego, ovvero quella parte che cerca soddisfazione materiale che inizia nel cibo e finisce nel sesso, passando attraverso il potere, che è il poter disporre di altre persone, non importa come.
    Ma dimentichiamo che il miglior potere che possiamo esercitare è quello verso sé stessi e dimentichiamo che vi sono altri strati che riguardano l’essere più profondo, intimo, che spesso riteniamo inutile, addirittura dannoso, per il sottile rischio di perdesi che si corre ogni volta che cerchiamo di affrontarlo, quello che per semplificare la psicanalisi definisce IO. Viviamo all’esterno delle cose, nel vortice dell’esistenza, proprio per evitare di osservarci in profondità, e affidiamo il susseguirsi degli eventi della nostra vita sempre e soltanto ad altri. Un esempio: non siamo amati abbastanza? La colpa è delle persone che abbiamo incontrato, inette o poco serie. E dimentichiamo la responsabilità che abbiamo nel l’aver scelto la persona sbagliata. Quindi, secondo me, dovremmo entrarci nel nostro scrigno, trovare la chiave perduta che ci faccia trovare il tesoro nascosto della consapevolezza, della capacità di dare il giusto valore a ciò che è sia all’esterno, che all’interno di noi stessi. La realtà che viviamo all’esterno altro non è che il riflesso di quella che viviamo all’interno, e se essa ci appare vuota è perché noi stessi siamo vuoti.

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