Dalla lettura dei suoi profili social, emerge un profilo dell’imprenditore lucchese Marco Baldocchi molto articolato nelle varie competenze sul marketing innovativo, costellato anche da diversi riconoscimenti internazionali.

Ho sempre creduto nelle emozioni. Al mondo non esiste qualcuno che non le provi e io voglio dimostrarlo” è il suo credo.

Oltre ad essere co-fondatore dell’agenzia di comunicazione digitale On Web, è CEO della Marco Baldocchi Group e della EmoTek Reality di Miami che si occupano di comunicazione emozionale e realtà aumentata, oltre ad aver ricoperto varie cariche in associazioni di categoria.

Attualmente è il nuovo responsabile nazionale di Conflavoro Pmi per l’Innovazione Tecnologica con delega per gli Stati Uniti, Responsabile della Comunicazione dell’area Nord-America per il MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) e recentemente anche membro della Neuromarketing Scienze & Business Association.

Lucchese purosangue, Marco Baldocchi ha 41 anni, laureato in Comunicazione e Marketing Internazionale si è poi specializzato in Social Media Marketing, SEO, Fashion Marketing, Marketing Strategy and Digital Communication. E’ però nel Neuromarketing che l’imprenditore si sta distinguendo a livello internazionale, partecipando a diversi speech e orientandosi sul neuromarketing per il cibo, su cui ha recentemente anche scritto un libro “Neuromarketing per il food” (2020) e sta lavorando ad una nuova pubblicazione sul neuromarketing per il personal branding. E’ anche co-autore negli U.S.A. del libro “Money Matters Tips vol.2”, dove alcuni imprenditori di successo svelano i loro segreti.

Affiancato nel lavoro quotidiano da uno staff con diverse skill che coordina abilmente, le sue aziende sono in grado di offrire al cliente, oltre alle strategie di sviluppo business e pubblicità sui social, anche la realizzazione di app mobili personalizzate, molte basate sulla nuova tecnologia della realtà aumentata. Affascinante è stato il progetto realizzato per il Comune di Lucca su Giacomo Puccini, una app che (come nel gioco dei Pokemon) permetteva di localizzare il musicista mentre suonava per le strade del centro storico.

Chi volesse scoprire di più su di lui può andare, oltre che sui social, sulla sua pagina personale all’indirizzo me.marcobaldocchi.com, ma cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro l’imprenditore “dalla giacca rossa”.

  • Dotato di spiccato spirito imprenditoriale, creativo e dinamico, verrebbe da definirti un uomo che “una ne pensa e cento ne fa”. Ma chi è in realtà Marco Baldocchi e qual è la chiave del suo successo?

Sono solo una persona normale, figlio di un funzionario statale e di una commerciante. Sono cresciuto come figlio unico ma non mi hanno mai viziato, ogni cosa che volevo me la dovevo guadagnare e questa impostazione educativa mi ha aiutato molto nella vita e nel lavoro. Diciamo che sono cresciuto per “obiettivi”: ogni livello raggiunto è stato la base da cui partire per uno nuovo.

Come ogni ragazzo coltivavo la passione per lo sport (ne ho praticati tanti), motori e le ragazzine, seppur risultando un po’ timido nei rapporti interpersonali. Ho fatto il liceo scientifico, ma non brillavo negli studi perché avevo il difetto di applicarmi solo nelle materie che mi piacevano. Crescendo, ho individuato quali erano gli ambiti che mi appassionavano e lì ho dato il massimo. La mia famiglia mi è sempre stata vicina e mi ha sempre sostenuto. Il successo secondo me deriva sicuramente dalla gavetta, dall’aver reagito senza mai arrendermi alle tante porte sbattute in faccia, sicuro di quello che si è e su ciò che si vuole dimostrare. Riguardo al successo delle mie attività penso che dipenda molto dal grande lavoro di squadra e di aprirsi al mondo sempre con curiosità e voglia di apprendere.

  • Quindi hai fatto una lunga gavetta pur essendo così giovane?

Si, perché dopo il liceo mi iscrissi ad Informatica a Pisa e parallelamente agli studi iniziai a lavoricchiare nel campo. Il mio primo lavoro fu assemblare PC in una cantina con un amico, cosa che avevo già imparato a fare per conto mio perché, da grande videogamer, i continui potenzialmenti che facevo al mio computer mi portavano puntualmente a far visita al laboratorio di riparazioni. Era naturale per me osservarli al lavoro mentre riparavano i PC ed ho imparato molto, ma il mio inizio non è stato da grande smanettone, come tanti. Poi passai in un altro laboratorio e feci conoscenza con un programmatore di Flash (programma per fare le animazioni n.d.r.) e mi infatuai al punto da impararlo da autodidatta e aprire un blog di consigli.

Dopo una piccola parentesi in un punto vendita di PC, mi iscrissi ad un corso annuale per Multimedia Developer per i Beni Culturali al centro di ricerca Lucense. Una formazione molto ricca che culminò con uno stage alla Caen – Tools for Discovery, che oltre alla componentistica tecnologia per l’ingegneria all’epoca si occupava anche di web. Lavorai come flash designer nella ditta di sviluppo software Sinergest fino a diventare responsabile del web e poi feci il grande salto di mettermi in proprio creando l’agenzia di comunicazione On Web, ancora in piena attività.

  • Come sei riuscito quindi a convertire tutte le competenze acquisite (che sembrano maggiormente riguardare hardware e software) in servizi e strategie di comunicazione digitale e programmazione di app per mobile?

Sono stato affiancato nell’impresa, dopo l’esperienza con due altri soci, dalla socia Barbara Casali, una grande sviluppatrice software. Con lei siamo cresciuti molto e abbiamo unito le mie competenze creative con quelle tecniche possedute da lei.

Sviluppavamo software per le aziende e poi abbiamo iniziato a strutturare lo staff a progetto, una serie di professionisti a disposizione con una rosa molto vasta di competenze alle quali attingiamo in base alle esigenze, riducendo al minimo le figure chiave dell’azienda. Uno di questi è Andrea Alessandroni, a capo della divisione “app mobile” che mi ha sempre affiancato in ogni progetto mobile e realtà aumentata. In tutti questi anni i servizi di promozione aziendale che offriamo soddisfano le esigenze del cliente a 360° (dalla business strategy all’advertising). E cerchiamo sempre di rimanere al passo con i tempi, che in questo campo ti sfuggono di mano.

  • In che modo ti ha aiutato l’esperienza nelle associazioni di categoria?

Sono state tutte esperienze utili a farti crescere. Dopo essere stato membro del Consiglio Direttivo dei Giovani Imprenditori di Confindustria, sono passato a Confcommercio Lucca e Massa Carrara, lavorando prima nel consiglio e poi come Presidente per 4 anni. Queste esperienze ti aiutano a vedere trasversalmente l’imprenditoria e con un bel gruppetto abbiamo provato a fare anche innovazione. Ultimamente sono entrato a far parte della Conflavoro PMI per i quali, a livello nazionale, mi occupo dell’Innovazione Tecnologica con delega agli USA. Ho trovato una realtà giovane e dinamica in linea con il mio modo di vedere il mondo, molto inserita nel territorio, e sono contento di poter dare il mio contributo.

  • Passiamo agli USA: come è nata questa idea di investire oltreoceano?

La Florida è sempre stata un posto che ho adorato e ci ero stato per vacanza diverse volte. Tre anni fa, confrontandomi con diverse persone, mi è apparsa un territorio fertile per i servizi che potevo offrire, un mercato fresco e ricettivo, e quindi mi sono letteralmente buttato in una avventura che non aveva nessuna garanzia. Diciamo che sono state più le competenze strategiche piuttosto che quelle tecnologiche che hanno fatto la differenza, che ho sempre approfondito studiando e applicandole in concreto. Io sono la mia cavia d’eccellenza: ogni strategia l’ho provata in primis su di me. Poi dai primi clienti il giro e i contatti si sono allargati. Le aziende sono diventate due, una più orientata sulla comunicazione strategica, l’altra sulla realtà aumentata che ha interessato anche il mercato russo.

  • Come è nata la tua passione per il neuromarketing in particolare?

Occupandomi di pubblicità ho iniziato a chiedermi cosa spingesse una persona verso un acquisto piuttosto che un altro. Quindi mi ha incuriosito capire come venisse condizionato il cervello e ho iniziato a studiarne i meccanismi, contattando anche gli studiosi sul campo. In seguito ho iniziato ad applicarlo sul lavoro.

  • Come mai hai scritto sul neuromarketing indirizzandolo sul food?

Il cibo è una realtà molto cara agli italiani e di conseguenza è un settore che ha sempre attirato la mia curiosità. Inoltre con la mia squadra ho realizzato sotto Covid l’applicazione mobile Just My Food per facilitare il delivery della spesa attraverso l’ordinativo online.

  • Il Covid come ha impattato sulla tua attività?

Alcuni speech sono saltati, in compenso si stanno concretizzando alcuni progetti formativi, come il modulo Neuromarketing sul Food and Wine alla 24h Business School, l’intervento in un seminario per chi fa impresa per conto del laboratorio di formazione Spartans from Italy di Lorenzo Ait,  il modulo di Neuromarketing nel percorso formativo Progetto Perfetto di Matteo Scalise e sto fondando la mia Academy sul Neuromarketing, una formazione avanzata e di qualità, che comprenderà una solida formazione teorica integrata da esempi pratici. Per il resto il nostro lavoro era abbastanza idoneo allo smart working e ne ha risentito limitatamente.

  • Facendo un primo bilancio dei tuoi successi, quanta importanza dai al caso o alla fortuna?

Le cose capitano, è vero, ma non basta. Occorre avere la capacità di saperle valutare e coglierle, guardando sempre oltre il tuo orizzonte ed essere determinati senza demoralizzarsi. L’importante è sapersi rialzare quando si cade senza perdersi d’animo. Il vincitore è colui che cade ma si rialza più forte prima. E penso anche che certe occasioni però si possono anche creare.

  • Come e dove sarà Marco Baldocchi in futuro?

E chi lo sa? Sicuramente non nello stesso luogo né a fare le stesse cose. Sono un tipo che odia annoiarsi e mi diverto troppo a fare il mio lavoro e sperimentare cose nuove.

Daniela Marzano per il BrandJournalism di ScrepMagazine

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