Non credevo di sollevare un tal vespaio, esternando una personale riflessione su quello che io non considero poesia.

Esternazione nata dopo aver letto e apprezzato il discorso di Eugenio Montale durante il conferimento del Premio Nobel.

Il discorso, dal titolo “È ancora possibile la poesia“, fu pronunciato il 12 dicembre 1975, e rappresenta un importante documento circa il valore che lo stesso Montale riconosceva alla poesia come produzione dello spirito umano.

https://www.amantideilibri.it/e-ancora-possibile-la-poesia-il-discorso-di-eugenio-montale/

Dopo aver ascoltato le sue parole, mi chiedo se sia possibile che abbia successo la poesia oggi, nel nostro mondo che è il regno tecnologico, digitale, freddo, amorfo, il regno di Amazon e del tutto e subito?

No cari miei, non faccio una critica a chi ha questa dote, però credo che venga spontaneo domandarsi, come ha fatto prima di me Montale, se ci sia un posto per qualcosa di così poco concreto nel nostro mondo.

Di fronte alla quantità di parole scritte da cui siamo quotidianamente bombardati, mi rendo conto che sì ci vuole la poesia, perché è un anticorpo contro la superficialità.

E ancora mi chiedo, perché molti leggono o scrivono poesie?

Probabilmente a tanti come la sottoscritta, rievoca ricordi di tanti pomeriggi noiosi, passati a parafrasare un inno di Manzoni o un Canto di Dante.

Posso quindi dire che la poesia è noiosa, non va di moda, è lenta e a volte ci sono parole così ermetiche che risultano addirittura astruse?

Credo che ogni studente, anche il più sensibile alle arti letterarie, abbia avuto di questi pensieri, quindi perché ha suscitato tanto clamore il mio semplice pensiero a tal proposito?

Fatto sta che, al giorno d’oggi, che sia per un retaggio scolastico, o perché ci piace leggere l’immediatezza della narrativa, o per disinteresse, pochi si occupano di poesia e ancora di meno dell’acquisto di libri di poesie.

Perché?

Perché è fuori dal quotidiano, perché forse risulta complessa, perché richiede tempo e attenzione e spesso noi siamo troppo stanchi o andiamo di corsa per fermarci più di pochi secondi su una poesia.

Capita di leggere una poesia distrattamente sul telefono mentre ci troviamo seduti in metro o sdraiati comodamente su un divano, ma nulla più.

La poesia ha un alto compito, e questo lo so anche io nonostante poco avvezza sull’argomento.

La Poesia ha il compito di non di farci sprofondare nella barbarie sentimentale e umana in cui versa la società oggi.

La poesia è quella “cosa” che trasmette emozioni autentiche, avvertite con l’anima.

Ma negli ultimi anni e in particolar modo dopo l’invenzione dei cinguettii di Twitter, il mondo di internet ha visto proliferare nuove figure di autori e di composizioni, e qui parlo ovviamente dei “poeti” di internet e delle “poesie” da social network.

Le virgolette che incorniciano i sostantivi poeti e poesie lasciano purtroppo trasparire chiaramente il mio giudizio riguardo tali composizioni e tali autori. La poesia, suscita diverse emozioni che variano da persona a persona, io personalmente non amo la cosiddetta poesia fatta di paroloni difficili e mai usati nella lingua corrente.

A volte sembrano testi scelti con il dizionario dei sinonimi per dare un’impressione di chissà cosa… quando, due semplici parole possono aprire un mondo intero, il talento di un poeta sta proprio li.

L’uomo non può “inventare una poesia ”, poichè essa nasce dal proprio animo, scaturisce da sola.

Tutti noi avvertiamo la necessità di esprimere i nostri sentimenti in diversi modi possibili, chi scrive canzoni, chi dipinge, altri decidono di prendere un foglio e una penna in mano e di cominciare a scrivere parole che a primo impatto sembrano a molti non aver nessun senso.

Ma queste parole servono a far riflettere, a far pensare, a evocare tanti sentimenti, ma tutte le parole con cui ognuno scrive, hanno lo stresso obiettivo, ovvero quello di “colpire” il lettore ed emozionarlo.
Sono in pochi a riuscirci e sono poche le composizioni poetiche che dopo averle lette su un social, ricorderemo.
Concludo con una meravigliosa poesia
di Nino Oxilia
È tardi (Da “Gli orti”, 1918)
È tardi. È molto tardi. È bene che si vada.
Vieni, dammi la mano;
rifacciamo la strada.
La tua casa è lontano.
Perché taci e ti guardi
la punta delle dita?
Piccola tu, mia vita,
vieni, fa tardi.
Le nubi si sono raccolte
tutte su Monte Mario
chiudendo l’ali grigie.
Tu piangi e non sai perché piangi.
S’accendono i lumi;
tu vorresti dirmi qualcosa
e mi accarezzi le mani
e i tuoi occhi luccicano
tra le lacrime. –
Vieni, dammi la mano;
è bene che rincasiamo.
Non dirmi nulla: io so bene
perché tu piangi.
Andiamo, mia piccola, vieni. –
Tu piangi perché fa sera.

Angela Amendola 

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