Cos’è la Poesia per me

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Non credevo di sollevare un tal vespaio, esternando un mio giudizio o meglio, una personale riflessione su ciò che io Non considero Poesia.

Esternazione nata dopo aver letto il discorso di Eugenio Montale, durante il conferimento del Premio Nobel.

Il discorso, dal titolo È ancora possibile la poesia, fu pronunciato il 12 dicembre 1975, e rappresenta un importante documento circa il valore che lo stesso Montale riconosceva alla poesia come produzione dello spirito umano.

Ho scritto poesie e per queste sono stato premiato, ma sono stato anche bibliotecario, traduttore, critico letterario e musicale e persino disoccupato per riconosciuta insufficienza di fedeltà a un regime che non potevo amare. Pochi giorni fa è venuta a trovarmi una giornalista straniera e mi ha chiesto: come ha distribuito tante attività così diverse? Tante ore alla poesia, tante alle traduzioni, tante all’attività impiegatizia e tante alla vita? Ho cercato di spiegarle che non si può pianificare una vita come si fa con un progetto industriale. Nel mondo c’è un largo spazio per l’inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi.
In ogni modo io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile….

Sotto lo sfondo così cupo dell’attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità. Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione. Il tempo si fa più veloce, e il bisogno che l’artista ha di farsi ascoltare prima o poi diventa bisogno spasmodico dell’attuale, dell’immediato.

Avevo pensato di dare al mio breve discorso questo titolo: potrà sopravvivere la poesia nell’universo delle comunicazioni di massa? È ciò che molti si chiedono, ma a ben riflettere la risposta non può essere che affermativa. Se s’intende per poesia la così detta bellettristica è chiaro che la produzione mondiale andrà crescendo a dismisura. Se invece ci limitiamo a quella che rifiuta con orrore il termine di produzione, allora bisogna dire che non c’è morte possibile per la poesia“.

E. Montale, Sulla poesia, Mondadori, Mi 1976

Ed io, purtroppo, da giorni assisto a ciò che capita sui social e su alcune bacheche di FB.

Lotte tra poetesse o pseudo poetesse, richiami e sproloqui.

E mi chiedo: secondo voi è possibile che abbia successo la poesia oggi, nel nostro mondo che è il regno tecnologico digitale freddo amorfo, il regno di Amazon e del tutto e subito?

No, cari miei, non faccio una critica a chi ha questa dote, però credo che venga spontaneo domandarsi se ci sia un posto per qualcosa di così astratto e poco concreto nel nostro mondo che si basa largamente sulle cose immediate.

Di fronte all’innumerevole quantità di parole scritte da cui siamo quotidianamente bombardati, mi rendo conto che sì, ci vuole la poesia, perché è un anticorpo contro la superficialità.

Ma perché molti leggono e scrivono poesie?

Probabilmente a tanti come la sottoscritta, rievoca ricordi di pomeriggi passati a parafrasare un Inno di Manzoni o un canto di Dante.

La poesia è noiosa, non va di moda, è lenta, a volte ci sono parole così ermetiche che risultano assurde.

Ma credo che ogni studente, anche il più sensibile alle arti, abbia avuto di questi pensieri, quindi perché fa tanto clamore il mio pensiero?

Fatto sta che, al giorno d’oggi, che sia per un retaggio scolastico, o perché ci piace leggere l’immediatezza della narrativa, o per puro e semplice disinteresse, pochi si occupano di poesia o dell’acquisto di libri di poesie.

Perché è fuori dal quotidiano, è complessa, richiede tempo e attenzione e spesso noi siamo troppo stanchi e andiamo di corsa. Capita di leggere una poesia distrattamente sul telefono mentre siamo in metro o sdraiati su un divano, ma nulla più.

La poesia ha un compito, questo lo so anche io, scettica sull’argomento, sicuramente ha il compito di non di farci sprofondare nella barbarie sentimentale e umana.

La poesia è quella “cosa” che trasmette emozioni autentiche e verità sentite con l’anima.

Negli ultimi anni, in particolar modo dopo l’invenzione dei cinguettii di Twitter, il mondo di internet ha visto proliferare nuove figure di autori e di composizioni, parlo ovviamente dei “poeti” di internet e delle “poesie” da social network.

Le virgolette che incorniciano i sostantivi poeti e poesie lasciano chiaramente trasparire il mio giudizio riguardo tali composizioni e tali autori.La poesia, suscita diverse emozioni che variano da persona a persona.

Io personalmente non amo la cosiddetta poesia fatta di paroloni difficili e mai usati nella lingua corrente, sembrano testi scelti man mano con il dizionario dei sinonimi per dare un’impressione di chissà cosa… quando, due semplici parole possono aprire un mondo intero… il talento di un poeta sta proprio lì.

E l’uomo non ha mai cercato di “inventarne” una, poichè essa nasce dal proprio animo.

Tutti noi avvertiamo la necessità di esprimere i nostri sentimenti in tutti i modi possibili, chi scrive canzoni, chi dipinge e altri decidono di prendere un foglio e una penna in mano e di cominciare a scrivere parole che a primo impatto sembrano non aver nessun senso.

Queste parole servono a far riflettere, a far pensare e immaginare tante cose, ma tutte le parole con cui si scrive hanno lo stesso obiettivo, ovvero quello di “colpire” il lettore…

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Le epoche che non ho vissuto

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