Come un déjà-vu che si ripete

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Quante volte vi è capitato nella vita di avere un déjà-vu, quella sensazione di aver già vissuto qualcosa?

A me è proprio successo due giorni fa, mentre parlavo con un’amica.

Dal punto di vista etimologico, la parola déjà-vu deriva dal francese e significa “già visto”.

È un disturbo di natura psicologica e neuropsicologica caratterizzato dalla sensazione di aver già vissuto determinate situazioni o di non averle ancora vissute, di conoscere già un luogo in cui non si è mai stati o di conoscere già una persona senza averla mai vista prima di quel momento.

Questo fenomeno colpisce la maggior parte delle persone, con una percentuale che varia tra il 30 e il 96% e si percepisce nell’arco di tempo che varia dai 10 ai 30 secondi; considerate allucinazioni e avvengono quando facciamo o diciamo qualcosa che ci sembra di aver fatto o detto, ma che in realtà non è mai successo.

In psicologia, il déjà-vu è il prodotto di reazione psicologica di una memoria compromessa: una persona crede di ricordare, sbagliando, alcuni avvenimenti.

Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, la psicanalisi cercò di spiegare questo fenomeno mentale.

Due grandi esponenti della psicanalisi diedero la loro spiegazione in merito: Freud lo attribuì ai desideri repressi, Jung alle alterazioni dell’inconscio collettivo.

Gli studi attuali si sono focalizzati su:

  1. Teoria neurologica (viene prodotta una scarica elettrica nell’ippocampo e nel lobo temporale medio che provoca questo fenomeno. Chi soffre di epilessia ne ha uno prima di un attacco).
  2. Teoria psicoanalista (il subconscio attiva qualcosa che abbiamo immaginato nel passato o già visto).
  3. Teoria del doppio processo (la memoria si appoggia a due sistemi. Durante un déjà-vu smettono di essere sincronizzati tra loro. Si attiva così solo il sistema di familiarità, non quello di recupero dell’informazione).
  4. Teoria olografica (ricordi che si depositano negli ologrammi. Il déjà-vu avviene quando la memoria prende dagli ologrammi una scena partendo dai dettagli recuperati).

Questo fenomeno tende a ridursi con il passare degli anni, ma non è molto presente tra bambini e adolescenti, diversamente dagli adulti.

È un fenomeno molto frequente per quelle persone che viaggiano spesso, in quanto, il non riuscire ad abituarsi ai fusi orari provoca provoca dei disturbi quali depressione, insonnia, bipolarismo, ecc…

Esistono vari tipi di déjà-vu:

  1. Jamais vu: (mai visto) sensazione di non sentirci a nostro agio in una situazione che non ricordiamo di aver vissuto.
  2. Déjà senti: (già sentito) colpisce le persone epilettiche che subiscono danni a livello temporale, si convincono di aver già provato determinate sensazioni.
  3. Déjà vécu: (già vissuto) credere di averlo già vissuto senza averne la certezza.
  4. Déjà èprouvé: (già provato) chi ne soffre percepisce l’intera esperienza come qualcosa di già familiare e la associa a odori, immagini…
  5. Déjà visité: si hanno dei ricordi, che sembrano certi, su un luogo visto per la prima volta, ricordandone dei dettagli ben specifici.

Ogni situazione viene archiviata nella nostra memoria, ma delle volte i ricordi vengono registrati in modo frammentario.

Così si verifica l’equivoco e abbiamo la sensazione di familiarità con quella determinata situazione, anche se in realtà si crea una connessione con un fatto isolato e sconnesso dai nostri ricordi di vita.

Giulia Trio.

Per leggere il mio articolo precedente, clicca il link in basso:

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