Nessuno sarà più se stesso come prima.
La pandemia sta lasciando segni profondi sulla nostra psiche.
Ci siamo spenti, i nostri orologi interni sono fermi.
Non ci sono più giorni feriali o festivi, non c’è più il weekend tanto agognato da tutti.
Purtroppo è successo, la pandemia ci ha spogliato di spazi esterni a noi, come recarci ad un appuntamento importante per il quale indossiamo un abito nuovo o curiamo bene il trucco, o una mattinata passata in palestra a rigenerare la mente e il corpo.
Abbiamo perso i protagonisti delle nostre giornate, abbiamo dimenticato orari, la convivialità, gli abbracci e le passeggiate.
Maledetta pandemia, lo hai fatto, ci sei riuscita e ci hai rinchiuso in case dove rimaniamo, spesso da soli in pigiama per settimane intere, a rimpiangere ciò che avevamo.
Restiamo in spazi sempre uguali, non possiamo muoverci dalle mura domestiche, se non con le giustificazioni come da bambini a scuola. Facciamo tutti le stesse cose da 14 mesi.
È come un famoso film il giorno della marmotta, in cui la memoria non ha riferimenti su cui far conto per distinguere un giorno dall’altro, una settimana dall’altra, un mese dall’altro.
I giorni sono tutti simili tra loro perché non ci sono gli spostamenti abituali e gli appuntamenti funzionano tutti nello stesso modo per la maggior parte delle persone, on line, quindi senza muovere un passo.
La nostra mente è offuscata, vittima di quella che è stata definita dagli psichiatri e psicologi, una nebbia cognitiva.
Come avvertono gli psicologici, fra qualche anno, avremo blocchi di ricordi uguali, senza stimoli esterni.
Eterne giornate passate a guardare la TV, a partecipare per chi lavora da casa a videoconferenze, per chi studia a dad, alle videochiamate parentali, all’amore a distanza, usando solo la tecnologia, come i cellulari, per stare “vicini” .
La nebbia cognitiva ci indica che ormai da tempo siamo in una fase di esaurimento, di stress.
All’inizio dell’emergenza sanitaria, abbiamo manifestato ansietà, rabbia, e tanta, tanta paura, le nostre emozioni reattive.
Ora invece, si sta verificando una progressiva perdita di speranza, non si riesce a vedere la fine del tunnel.
È come se ci venisse imposto di vivere giorno per giorno.
Abbiamo difficoltà a mantenere l’attenzione, a me capita di andare in una stanza e dimenticare il motivo per cui l’ho fatto.
Ma non c’è niente di sbagliato in me. È una reazione, come dicono gli esperti, del tutto normale.
I giorni si sono sovrapposti, senza cambi di scena e di attori, e questo ha avuto ripercussioni sulla capacità del nostro cervello di elaborare. Insomma per un paio di anni, non conserveremo ricordi.
Per pareggiare i conti proporrei di non contare due anni all’anagrafe, visto che è un tempo sospeso, non vissuto.
Questo tipo di oppressione sembra rimandarci al Medio Evo, dove un potere opprimente e oscurantista manteneva tutti sotto tensione, ma contemporaneamente incominciavano a mettere radici quelli che sarebbero stati i movimenti liberatori successivi.
Sotto la coltre di questa nebbia che ci soffoca si agitano propositi e intenti per la “resurrezione” dell’uomo, che non può e non deve rassegnarsi all’abbandono della vita sociale con tutte le infinite contraddizioni che comporta.
Il covid, naturale o artificiale che sia, può portare alla morte fisica, ma la paura della malattia e della morte è sempre stata quella spinta che ci ha portati a scoprire le nostre forze , a farci amare in maniera viscerale la vita.
Dobbiamo rialzare la testa e in quanto creature dotate di intelligenza, dobbiamo superare questo periodo con ogni mezzo.
I ricordi continueranno ad esserci anche se negativi, costellati soprattutto da tanti gesti eroici dei nostri simili, medici, infermieri, che potranno riempirli di emozioni.
Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:







[…] Che giorno è? La nebbia cognitiva… […]