Quel sabato: 85 vittime e 200 feriti

Bologna: 2 agosto 1980, ore 10,25

Un boato, poi urla, singhiozzi, polvere, macerie e l’orologio all’esterno della stazione di Bologna, distrutta dall’esplosione della bomba, fermo sulle 10.25, l’ora della strage.

Sangue e detriti, le grida dei feriti e dei passeggeri incrociano persone e volti distrutti dallo choc e dall’orrore.

La strage più triste e violenta dell’Italia democratica brucia ed elimina storie e persone di ogni età e provenienza.

In poche ore si diradano i dubbi sulle cause del boato e si fa strada l’assoluta certezza: attentato terroristico con bomba ad alto potenziale.

E qui mi viene incontro la testimonianza di Cinzia Cattani di Forlì.

Avevo 19 anni e la mia sorellina Bettina, 12.

Lavoravo in fabbrica.

Era chiusa per ferie per tutto il mese di agosto!

La mia amica Stefy, di 2 anni più grande di me, mi propone di andare a Bologna, alla Montagnola, dove c’era un mercato di vestiti usati.

A sua dire molto carini e a buon prezzo.

Lei c’era già stata, mentre per me era la prima volta.

Arriviamo a Bologna e ci incamminiamo verso la Montagnola.

Stavamo guardando le prime bancarelle quando avvertiamo un boato enorme, che le nostre orecchie non avevamo mai sentito.

I titolari delle bancarelle iniziano a dire che, forse, un aereo aveva superato la barriera del suono, altri che, forse, era scoppiata una conduttura del gas.

Ci avviamo verso la stazione di Bologna, che dalla Montagnola vedevamo dall’alto verso il basso.

Iniziamo ad avvertire un forte odore di polvere da sparo.

L’argento della collanina che avevo addosso diventato nero.

Mi colpisce subito questa cosa e non tardo molto a capire che qualcosa di terrificante era successo.

Iniziano a salire verso la Montagnola persone con vestiti a brandelli e schizzati di sangue!

Tutti sotto shock!

Sembravano zombi!

Mi colpiscono in particolare due ragazzi giovanissimi che tenevano per mano un bimbo che non avrà avuto più di 3 anni!

E tanta altra gente in questo stato!

E’ tutto un suono di sirene dei vari mezzi di soccorso e delle auto delle forze dell’ordine.

Incominciamo a vedere bus carichi di cadaveri interi o a pezzi con i lenzuoli bianchi appesi ai finestrini.

Terribile!
Spaventoso!
Terrificante!
Cerchiamo in tutte le maniere di raggiungere un telefono: se i nostri genitori avessero ascoltato per radio o per televisione la notizia sarebbero morti di paura.

Riusciamo a trovare una corriera che ci riporta a Forlì.

Il resto lo apprendiamo dalla televisione, dalla radio e il giorno dopo dai giornali”.

A quarant’anni da questa efferata strage non è il caso di far leggere a tutti le molte carte arrivate al Copasir per avere una storia compiuta su quel 2 agosto 1980?

O si aspetta ancora la morte di qualcuno?

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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