Era il mese di Dicembre del 2009.
Un colpo al volto. Un viso insanguinato che le televisioni immortalano.
È appena finito il comizio in piazza Duomo a Milano durante il quale Silvio Berlusconi ha lanciato il tesseramento del Pdl.
Tra gli applausi il premier si avvia verso la macchina.
Cammina tra due ali di folla, stringe mani e firma autografi.
L’atmosfera è rilassata ma poi, all’improvviso, viene colpito da un oggetto, una miniatura souvenir del Duomo di Milano.
Il premier barcolla, il viso si riempie di sangue: sono momenti drammatici.
La scorta prende il Cavaliere e lo trascina nell’auto blindata.
L’aggressore, Massimo Tartaglia di 42 anni, resta come pietrificato.
Contro di lui si scatena la rabbia dei manifestanti, gli agenti lo prendono e lo trascinano via.
“Ho corso con gli agenti di Polizia per allontanare l’aggressore, che rischiava un possibile linciaggio” commenta l’allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Berlusconi si volta verso la folla per rassicurarla. Un cenno della mano per dire “sto bene“.
Ma non è la prima volta che Berlusconi viene aggredito.
Il precedente risale al 31 Dicembre del 2004.
Berlusconi passeggiava in una affollatissima piazza Navona, a Roma, quando un giovane mantovano, Roberto Del Bosco, gli lanciò addosso il treppiedi di una macchina fotografica.
Il premier riportò una lieve contusione tra l’orecchio destro e il collo.
A tutto ciò si arriva dopo “martellanti campagne” volte a screditare non a livello politico ma esclusivamente personale Silvio Berlusconi.
Di certo lo stesso Berlusconi ha una storia di cui alcune vicende ben si prestano ad essere strumentalizzate ed anche la recente vicenda del “foglietto anti-Meloni” lo fa apparire per lo meno come “un incauto ingenuo”.
Ma scatenare la violenza verso la persona non è mai un buon sistema per recuperare le sconfitte elettorali.
È il mese di Ottobre 2022.
Compaiono scritte offensive all’indirizzo di Ignazio Larussa alcune “a testa in giù” mentre Letta va in giro per l’Europa a “fare piazza pulita” attorno al nostro Paese parlando e sparlando dei neo eletti Presidenti di Senato – Ignazio Larussa – e della Camera – Lorenzo Fontana che si “becca anche del troglodita” da Vincenzo De Luca…e questo penso sia davvero il massimo.
La storia non insegna nulla: bisogna saper perdere, non sempre si può vincere … si cantava qualche anno fa…e, soprattutto, compito di un vero Leader politico – di qualsiasi schieramento sia – non è quello di lagnarsi in giro per il Mondo screditando i vincitori quando lui stesso non è stato capace di mettere insieme una squadra di persone e idee vincenti.
In questo modo, nel tentativo di mascherare le proprie incapacità, si finisce per offendere anche tutti gli elettori e le loro scelte, elettori che, evidentemente, hanno preferito altre proposte e altri leader apparsi più credibili.
E vuoi vedere che nel prossimo mese di Dicembre ci scappa anche “il gesto eclatante dello scimunito di turno”?
E imparare dagli Inglesi?
Boris Johnson è una delle figure politiche (e giornalistiche) britanniche più controverse degli ultimi anni.
I suoi sostenitori sottolineano, come punti di forza, la sua personalità, l’umorismo e il fascino popolare che vanno oltre la figura tradizionale del politico conservatore.
Duramente criticato dalla sinistra ed anche dalla destra, come un elitario, accusato di disonestà, razzismo, islamofobia e non solo…il 7 luglio 2022, a seguito di una crisi di governo, annuncia le proprie dimissioni dalla carica di Primo Ministro e da leader del Partito Conservatore.
E festeggiare in compagnia durante il lockdown poi è stato davvero eccezionale…
Non mi risulta però che in Inghilterra, fatta salva una sana dose di ironia tipicamente inglese, siano comparsi striscioni col nome di Boris Johnson a testa in giù!
La “civiltà del diritto” sembra trasformarsi sempre più in “civiltà dell’odio”.
L’enciclopedia Treccani definisce civiltà “la vita materiale, sociale e spirituale di un popolo”.
Il concetto è usato in una molteplicità di accezioni ed in un’accezione più ampia, il concetto di civiltà abbraccia tutte le manifestazioni di vita di un popolo o di un insieme di popoli, in un particolare periodo della loro evoluzione o nell’arco complessivo della loro esistenza…e, tra l’altro, di questi tempi pare proprio che “di civiltà ad ogni livello” ne esista davvero poca.
L’Italia (e la Russia?) appare sempre più vittima e allo spesso tempo carnefice di se stessa e l’incitamento all’odio si diffonde come un virus inarrestabile e resistente tanto da far dire allo psichiatra Vittorino Andreoli: «la violenza diventa un linguaggio per compensare le frustrazioni, perché bisogna tenere conto che, se in questa società conta il potere, il potere di essere e avere le cose, ebbene c’è anche un potere nel distruggerle nel tentativo di dominarle».
Il ragionamento è lineare: dalla frustrazione si passa alla rabbia per sfociare infine alla violenza…come dimostrano – fra gli altri – i fatti su citati del Dicembre 2002 e 2009.

Preoccupante e altrettanto grave se la rabbia e la violenza vengono alimentate tramite il linguaggio di “presunti leader”, esercitato sui media e in consessi internazionali, con l’intento di diffondere sentimenti di preoccupazione se non di vero odio e di intolleranza per infondere nel pensiero comune un pregiudizio intriso di sentimenti di paura verso un presunto nemico…
Lo psichiatra e scrittore prosegue: «in Italia il livello di civiltà è disastroso, siamo regrediti alla cultura del nemico»…in Italia? Bah…ma noi, qui parliamo della nostra Italia.
Non dobbiamo subire la politica ma viverla in prima persona!
Tocca poi alla politica e a chi la esercita per mandato se non per professione, farsi carico e dare risposte convincenti a tutti coloro che vogliono vivere in un Paese dove sia possibile ancora confrontarsi con il dialogo, con la possibilità di costruire e non distruggere e che sono la maggioranza degli Italiani.
È arrivato il tempo di reagire a questo modo di fare politica, una retorica vuota e senza empatia che alimenta la divisione e fonda il proprio messaggio sull’odio verso il prossimo.
Come iniziarono a fare “le Sardine” qualche anno fa e che tanti movimenti “di gente comune e civile” sta facendo attualmente.
L’odio viene definito dallo psicologo Robert Sternberg come qualcosa di “freddo” e “caldo”, allo stesso tempo dove il primo aspetto porta a respingere con reazioni scomposte chiunque venga percepito come diverso e il secondo aspetto alimenta la rabbia che alla fine sfocia in reazioni aggressive e violente.












[…] Bisogna saper perdere… […]