Basta stragi al volante

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In cima alla lista si confermano la distrazione, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata.

Nonostante gli uomini siano coinvolti in più incidenti mortali rispetto alle donne, le donne hanno il 20-28% in più di probabilità di essere uccise e il 37-73% di essere ferite rispetto agli uomini anche se i numeri a disposizione non confermano questa appieno ipotesi.

Le statistiche indicano infatti che le donne guidano più spesso auto più piccole, più leggere e quindi più vulnerabili ma rimangono più prudenti.

Peraltro in Italia ogni sedici ore un pedone viene travolto.

Ma sulla base dei dati Istat, in Italia gli incidenti stradali sono complessivamente la prima causa di morte per i giovani dai 15 ai 24 anni e di questi sono oltre 6.500 quelli causati ogni anno da alcol e droghe, disattenzione ed eccessiva velocità.

Da troppo tempo ogni giorno in prima pagina ci sono le storie di giovani e giovanissimi che perdono la vita sulle strade: la moria di giovani sulle nostre strade continua senza apparente soluzione di continuità.

Solo l’altro ieri il mio paese ha dato l’estremo saluto a Giuseppe, avvocato, un ragazzo di 33 anni morto in un terribile incidente sulla Potenza-Melfi mentre si recava al lavoro che solo da qualche giorno aveva iniziato dopo aver vinto un concorso pubblico proprio al Comune di Melfi.

E i casi di cronaca ce lo ricordano costantemente: mi viene in mente l’incidente del 20 febbraio, un ragazzo di 21 anni di Galeata (Forlì) è morto nello scontro frontale con un camion. Lo stesso giorno, qualche ora prima, ha perso la vita una giovane di 23 anni in provincia di Treviso, lungo la strada regionale 53.

Andando ancora a ritroso, un giovane di 23 anni è deceduto dopo essere stato investito da un pullman privato lo scorso 28 gennaio a Roma. Cinque le vittime dell’impatto avvenuto in via Nomentana, a Fonte Nuova (Roma), tra una Fiat 500 e un albero, la notte tra il 26 e il 27 gennaio scorsi.

Erano tutti ragazzi tra i 17 e i 22 anni.

Ma queste sono solo alcune delle drammatiche storie in cui i nostri ragazzi perdono la vita.

Infatti gli ultimi dati ISTAT disponibili, purtroppo relativi solo al 2021, mostrano che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nella fascia d’età 15-29 anni, il 35% del totale; in termini assoluti, ci sono stati 566 decessi under 30, quasi un quarto del totale, a cui vanno aggiunti oltre 60mila feriti.

E quest’anno di certo non va meglio!

Sbaglia, però, chi pensa che questa sia una piaga solo generazionale, perché è vero che c’è un’altissima concentrazione di vittime tra i 20-29 anni, ma questi numeri non sono così dissimili, ad esempio, da quelli degli uomini tra 40 e 59 anni e da quelli delle donne di oltre 70 anni.

Le cose a cui prestare maggior attenzione, semmai, sono altre, le seguenti due.

Innanzitutto, la mortalità stradale giovanile è trasversale: sia tra i maschi che tra le femmine la fascia 20-29 è altamente interessata dal fenomeno (per il resto della popolazione i dati sono più segmentati).

Secondo, è proprio nelle fasce d’età più basse che si registra il peggioramento delle statistiche: rispetto al 2020, ad esempio, si assiste, infatti, a un +41,7% tra i 15-19enni, a un +34,9% tra i 25-29enni; mentre tra i 40-49enni è “solo” +31,5%. Così come, per quanto riguarda i feriti, la prevalentemente riguarda giovani tra i 15 e i 29 anni (30,3% sul totale).

Entrando, invece, nel dettaglio dei numeri complessivi, quelli dell’ultimo anno di cui disponiamo di statistiche complete e consolidate, nel 2021 ci sono state 2.857 vittime (con una media di 8 morti al giorno).

Più in generale, gli incidenti sono stati ben 416 al giorno (151.875 totali), con 561 feriti (sempre al giorno), per un totale di 204.728. Con una mortalità decisamente sbilanciata dalla parte degli uomini: sono stati addirittura 2.396 (l’83,3%), contro le 479 donne (16,7%).

Il vero dato confortante, volendolo trovare, è che in un decennio – dal 2011 al 2021 – la mortalità stradale è scesa di circa 1.000 unità.

Fra le cause, distrazione e velocità elevate le più frequenti.

In cima alla lista, infatti, si confermano la distrazione, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata. I tre gruppi costituiscono complessivamente circa il 40% dei casi, valore stabile nel tempo. La distribuzione percentuale mostra, inoltre, che se gli incidenti avvengono con maggior frequenza sulle strade urbane (73,1%), il maggior numero di vittime si concentra sulle strade extraurbane (47,5%), l’8,6% in autostrada. Interessante anche il dato che vede oltre 1 incidente su 5 (il 22,2%) “a veicolo isolato”, ovvero senza coinvolgere né pedoni né altri mezzi.

A rimetterci, in caso di incidente, è quasi sempre il conducente: nel 2021 sono stati 2.072 (1.870 uomini e 202 donne) su 2.857. Hanno perso la vita anche 332 passeggeri (196 uomini e 136 donne).

Ma non è da sottovalutare il dato che vede, in 1 incidente su 7, morire un pedone: sempre nel 2021 sono stati  471 (330 uomini e 141 donne).

Numeri, questi, che spiegano perché l’età più a rischio si quella in cui si guida un mezzo.

Il mezzo più pericoloso rimane l’automobile: 1.192 vittime erano a bordo di autovetture.

A seguire ci sono le moto di cilindrata medio-alta: 695 i motociclisti deceduti.

Meno letali appaiono, invece, i motocicli: 67 i morti.

Per dare un parametro di confronto, sono molti di più quelli tra gli utenti di mezzi pesanti (169 i decessi).

Preoccupante il dato su biciclette e monopattini elettrici: 229 le vittime in un solo anno.

Ma l’attenzione va posta soprattutto sulle prime, che da sole sono state al centro di oltre 16 mila incidenti. A dispetto del sentire comune, infatti, i monopattini nell’anno di riferimento sono stati coinvolti in 2.101 incidenti – dato comunque quasi quadruplicato rispetto all’anno precedente – che hanno visto 1.980 feriti ma solamente 10 morti (9 conducenti e 1 pedone).

Le soluzioni?

Dopo settimane di anticipazioni e dichiarazioni il disegno di legge per le modifiche al Codice della Strada e sulla sicurezza stradale è stato discusso, a approvato in Consiglio dei Ministri.

Ecco quindi come cambierà il Codice della Strada.

Il disegno di legge prevede un rafforzamento delle misure di contrasto alla guida sotto l’effetto di alcol e droghe e introduce il divieto assoluto di assumere alcolici (per due o tre anni a seconda del reato) per i conducenti già condannati per reati specifici e l’obbligo di installazione del “sistema alcolock”, collegato al motore e che ne impedisce l’avvio se il tasso alcolemico è superiore allo zero.

Inoltre chiunque verrà sorpreso guidare dopo l’assunzione di droghe, al di là dello stato di alterazione psico-fisica, si vedrà ritirare la patente e non potrà conseguirla nuovamente prima di tre anni.

I recenti fatti di Casal Palocco a Roma, hanno riportato l’attenzione sui neopatentati e sui limiti a loro imposti. Attualmente non possono guidare auto con rapporto fra potenza e tara del veicolo superiore ai 55 kW/t e comunque non più potenti di 70 kW (95 CV), mentre per auto elettriche e plug-in il limite sale a 65 kW/t per auto elettriche o plug-in.

Con le recenti modifiche al Codice della Strada, tale limite varrà per chi ha conseguito la patente da meno di tre anni.

Non si potrà conseguire la patente prima dei 24 anni se da minorenni si è stati sorpresi alla guida senza patente o sotto effetto di droghe.

Un altro aggiornamento riguarda l’utilizzo dello smartphone mentre si è alla guida.

L’aggiornamento del Codice della Strada prevede la sospensione della patente da un minimo di 7 a un massimo di 20 giorni (a decretare la durata sarà il saldo dei punti).

Nel caso in cui si causi un incidente i giorni verranno raddoppiati.

Superare i limiti di velocità, guidare contromano non rispettare la precedenza, guidare senza cintura, seggiolini o dispositivi anti abbandono comporterà la sospensione della patente con decurtazione dei punti. La sospensione sarà di 7 giorni se si hanno tra i 10 e i 19 punti e per 15 giorni se tra 1 e 9.

Come per la guida mentre si usa lo smartphone la durata della sospensione sarà raddoppiata in caso di incidente.

Ma la vera novità, a mio avviso, riguarda il fatto che i più giovani potranno guadagnare due punti nel caso in cui frequentino corsi extracurricolari, organizzati da scuole secondarie, sulla sicurezza stradale.

Ritengo però la misura non sufficiente perché l’educazione stradale DEVE diventare obbligatoria.

Avendo infatti sotto gli occhi che le vittime sono prevalentemente maschi e conducenti di autoveicoli o motoveicoli, bisognerebbe seguire l’esempio di alcuni paesi del Nord Europa, ed anche “vicini di casa” come Svizzera, Slovenia e Austria, dove hanno RESO OBBLIGATORIO il corso di guida sicura per ottenere la patente.

Tale obbligo in pochi anni ha ridotto del 30% l’incidentalità stradale sui neopatentati.

A questo bisognerebbe, poi, aggiungere una campagna di incentivi per assicurarsi che i giovani si mettano alla guida di auto di nuova omologazione, ovvero di quei modelli che dispongono di serie di alcuni aiuti alla guida come l’ISA (Intelligent Speed Assist) che avvisa se vengono superati i limiti di velocità e, se continui, interviene a limitare la tua velocità…

E non solo! L’informazione televisiva, i musicisti, i concertoni, i dj, le radio, … ogni occasione deve diventare utile per sensibilizzare ed educare i nostri ragazzi,

Insomma, mettendo da parte quesi casi in cui “pare sia il destino ad accanirsi”, prevenire è sempre meglio che curare e in queste faccende, come in tante altro, si previene meglio iniziando a educare da piccoli…

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Una notte insonne…

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