Balli spensierati

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Non sono trascorsi bene gli ultimi giorni, quelli intorno al Ferragosto appena passato. Tra notizie, numeri, annunci e smentite siamo stati in attesa di sapere quali iniziative sarebbero state prese per contenere il diffondersi del sempre presente covid-19. Vivo in Calabria e la prima decisione a tal fine è stata quella di chiudere le discoteche e ogni luogo in cui si balla, cosa che trovo comprensibile e giusta, anzi aggiungerei che, dal mio punto di vista, non si sarebbero mai dovute aprire.

Nei mesi scorsi molti hanno detto che la vita non sarebbe più stata la stessa riferendosi certo in primis alle grandi questioni che riguardano tutto il mondo e poi alla vita quotidiana di ognuno di noi che dovrebbe nel suo piccolo e particolare contesto, trovare modi di vivere compatibili con la situazione generale in cui è comunque inserito.

Gli psicologi hanno definito intelligenza la capacità degli esseri umani di modificare il loro comportamento di fronte al modificarsi degli eventi; ecco, intelligenza, comprensione delle situazioni, questo basterebbe ci fosse per agire bene.

Cambiare le nostre abitudini significa, poiché dobbiamo ancora tenere le distanze, non andare a ballare nelle discoteche dove il distanziamento non è possibile e penso che i giovani e meno giovani che le frequentano dovrebbero, proprio perché ne possono comprendere la ragione, evitare questo tipo di “divertimento”. Ognuno di noi rinuncia a qualcosa, c’è chi rinuncia agli incontri con gli amici in cui si esercitava quel sobrio ragionare di cui parlano i filosofi, incontri piacevoli, colti che riempiono le serate allo stesso modo delle serate in discoteca per i più giovani. Timidamente, solo ora riprendono musica, teatri e altre attività lavorative osservando le dovute distanze e le precauzioni del caso. Per queste attività fermarsi è significato lavoro mancato e incassi perduti, eppure lo hanno fatto nel rispetto delle regole.

Perché i giovani non possano farne a meno non lo capisco, come non comprendo la loro sfrontatezza nel reclamare il “diritto” a quel tipo di divertimento, perché l’estate è ora. Il “qui” e “ora” mi riportano allo svilimento di questi termini operato da Hegel nella sua filosofia. Egli infatti ritiene che la percezione immediata delle cose sembra la più sicura invece, per il filosofo, è la più povera e vuota di contenuti, ma ho deciso di non soffermarmi su questo aspetto nonostante ne condivida pienamente il senso.

I loro freschi volti rivelano che avranno ancora tante estati da vivere, da ballare, da cantare e allora, perché non fermarsi e pensare che per questo anno potrebbero rinunciare al loro particolare diritto per contribuire al diritto di tutti alla salute e alla vita?

Si sa che le persone giovani non hanno il senso della morte, l’età li fa sentire immortali e perciò sfrontati nell’affrontare il pericolo, quasi insensibili di fronte ad un evento che sembra diventare più lontano e assumere caratteri di insignificanza e banalità. In questo periodo però, i genitori, la scuola avrebbero dovuto affrontare il tema, insegnare che la morte colpisce sia i vecchi che i giovani e farla entrare nella consapevolezza di ognuno. Plutarco scrisse che “la morte dei vecchi è un approdare al porto, la morte dei giovani è un naufragio”. Insegniamo ai giovani a non naufragare, se possibile.

E perché cercare il ballo e lo “sballo” in altre nazioni più tolleranti e correre il rischio di contagiare e contagiarsi? Un ragazzo intervistato in TV, ha detto di essere consapevole del rischio, allora mi chiedo: pone sullo stesso piano una serata in discoteca e la salute? E non si dica che sono giovani e sono stati chiusi in casa per mesi e quindi ora devono vivere la loro libertà perché siamo stati chiusi tutti e poi, sono giovani ma adulti, e proprio per la maturità che dovrebbero avere non possono e non devono abbandonarsi a scelte scellerate.

 Anche gli adulti, a volte, non sono da meno. Osservavo, in spiaggia, che i lidi rispettano il distanziamento degli ombrelloni, poco più in là, nella spiaggia libera, gli ombrelloni sono vicinissimi perché ognuno deve stare in prima fila, di fronte al mare e il più possibile vicino all’acqua mentre alle spalle rimangono centinaia di metri di spiaggia vuota; ancora, sotto i cinque ombrelloni uniti si trovano conviventi o amici che si sono dati appuntamento al mare?

Tante domande che nascono dal timore che l’allargamento delle maglie del rigore si sia trasformata in un “liberi tutti” male interpretato e possa farci ricadere in una situazione dalla quale speravamo di essere usciti. Intanto, ieri sera un’ordinanza ha imposto la chiusura delle discoteche e dei luoghi di ritrovo  in tutta Italia.

Il mio discorso non vuole essere contro i giovani, li abbiamo messi al mondo e li amiamo anche quando commettono errori, vuole, piuttosto, essere un invito a riflettere sul senso della vita, riflessione che non è lecito affogare nell’alcool, nella droga o nelle luci fantasmagoriche dei locali, ognuno di noi ha il dovere di rispettare se stesso e gli altri.

 Epicuro scriveva che non è mai tardi per ricercare la salute dell’anima, se troviamo quella forse saremmo facilitati a trovare e sostenere anche la salute del corpo e in ciò potrebbe nascondersi quella serena capacità di vivere aspettando tempi migliori.

Gabriella Colistra

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