L’artigiano

209280

Il Signor Costanzo fa parte di quella categoria in via di estinzione di cui non parlano i Documentari ma a cui andrebbe dedicato un canale intero su Discovery Channel: gli Artigiani.
Ad essere precisi, il Signor Costanzo è un Calzolaio, uno degli ultimi rimasti ormai in circolazione e che riesce a mantenere aperta la sua ‘bottega’.
Trovarlo è stato davvero un’impresa epocale.

Lo stesso Indiana Jones avrebbe avuto serie difficoltà.

Quando sei legato ad un oggetto particolare (una borsa in questo caso) che hai portato con te per tanto tempo, è difficile dirle addio solo perché hai maldestramente rotto la cinghia, sovraccaricata del ‘di tutto un po’ che usi infilarci ogni volta: libro di turno da leggere, agenda, portafoglio, cellulare, block notes, penne di vari colori, fazzoletti di varie misure e odori, qualche cosmetico, e, con l’arrivo del Covid, l’immancabile igienizzante mani.

Non manca proprio nulla nella tua magica bag che trascini da un posto all’altro della tua frenetica giornata fatta di 48 ore.

C’è sempre una borsa che preferisci fra tutte le altre e che diventa quasi una seconda parte di te… Ecco perché nel momento in cui la vedi ‘cedere’ al suo ‘compito’ corri subito ai ripari e cerchi un ‘medico’ che possa guarirla.

Inizi la tua ricerca del Sacro Graal e vaghi su internet digitando quell’arcaica parola: calzolaio. Eccone trovato uno, anzi due…guarda un po’ … tre.
Ti incammini per le strette vie del centro storico, seguendo le indicazioni del navigatore ma giunto a destinazione ti ritrovi di fronte una saracinesca abbassata.

Ha chiuso da tempo…”. A parlarti è una vecchia signora che si affaccia di colpo da una finestra di fronte…”non aveva più molti clienti…poi …Il Covid mannaia…”.

La Signora fa un gesto di stizza con le mani e poi rientra dentro, quasi turbata dalle sue stesse considerazioni. Forse le si era affacciato alla mente un periodo troppo difficile a cui pensare.

Mi incamminai verso il centro, verso il secondo indirizzo. Un’altra porta chiusa ma questa volta con un cartello appeso fuori. Macchinario in manutenzione. “Bene”…pensai…”in manutenzione…significa che almeno questo negozio continua a lavorare”.

Sorridendo tra me e me provai a bussare.

Mi aprì inaspettatamente un ragazzo con un foglio in mano.

Sembrava stesse facendo una lista. Mi guardò strano e poi aggiunse “se cerchi mio nonno non c’è”. Gli chiesi quando avrebbe riaperto ma lui scuotendo il capo aggiunse ”non so…i macchinari non vanno bene… troppo fermi sono stati…”.

Scosse le spalle e mi disse di ripassare. Io pensavo al nonno…cosa stava facendo ora?

Sperai solo stesse bene, anche se il viso del ragazzo aveva assunto un’aria triste nel parlare di lui.
Quella ricerca aveva prodotto in me una sorta di angoscia mista a tristezza.

La consapevolezza di cercare qualcosa legata ad una generazione in grave sofferenza in quegli ultimi anni.

Il Passato e le sue tradizioni mi scrutavano nascoste da dietro delle vetrate oscurate da eventi luttuosi o comunque difficili. Le tradizioni in evanescenza erano specchio di un mondo che si sgretolava.

Il terzo negozio era l’ultimo a cui rivolgersi.

La strada ampia e trafficata animava l’attesa. Entrai e suonò una campanella.

Il Signor Costanzo apparve da dietro un Bancone consunto ma vissuto.

Come le sue mani. Nodose e dalle dita sottili. Erano mani che mostravano lavoro, ma anche arte, finezza, precisione e passione. Esaminò la borsa come stesse per iniziare un’opera d’arte, rigirandola fra le mani con attenzione.

Mi sorrise infine “ci vorrà qualche giorno. Abita qui vicino? Può ritornare?”.

Chiedendomi il numero prese una Bic blu, infilando il tappo indietro come se stesse cucendo un abito. Cominciò a scrivere il mio numero lentamente, con uguale precisione e accuratezza, annotando il mio nome accanto. Non avevo mai visto scrivere il mio nome così bene.

Infilò la borsa in un cassetto ampio e mi salutò. Gli sorrisi grata di quei minuti di tradizione, contenta di osservare come accanto a lui un ragazzo alto lo seguisse in ogni suo movimento. Avrebbe proseguito lui quel cammino?

Me lo auguravo.

Uscendo dal negozio che odorava di passato e presente trascinai a casa mia quel sentore di legno e cuoio e conservai a lungo la sensazione di qualcosa di perduto sì ma anche della possibilità che sta in noi.
Possibilità di non voltare le spalle al vecchio, di non concentrarci solo nel presente ma di proiettare il passato nel futuro.

Molto di quanto c’è di prezioso nelle mani del Signor Costanzo deve essere recuperato e salvato. La mia borsa preferita ne sarà intanto contenta.

Sandra Orlando

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Previous articleLa panchina e il benching
Next articleIo non mi arrendo mai
Sono Sandra Orlando, mamma di Anna e Andrea, laureata in Lingue e insegnante. Faccio parte dell'Associazione Accademia e collaboro come Editor a SCREPmagazine. Dal 2020 Sono redattrice ed Editor nella redazione della rivista di Cinema Taxidrivers per cui ho ricoperto il ruolo di Programmatrice e Head of editorial Contents . Amo la letteratura, il cinema, la musica ed in genere tutto ciò che di artistico “sa dirmi qualcosa”. Mi incuriosisce l'estro dell'inconsueto e il sorriso genuino dell'umiltà intelligente.  Scrivere fa parte di me. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here