Antonio Donatello e la sua musica

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Qualche tempo fa, tra i vari canali YouTube, nei miei ascolti casuali sulla musica emergente e su nuovi artisti nel nostro panorama musicale, mi sono soffermata su un giovane musicista di origine lucana, ma che vive a Roma: Antonio Donatello De Nicola.

Ho premuto il tasto “play” sullo schermo di un cellulare un po’ ammaccato ed ecco che ascolto dei brani che sono in ordine “Rosastella” e “Piove”.

Non contenta del mio primo ascolto, ne ho effettuato un altro, per percepirne passaggi armonici e potenza dei testi.

Mi sono affrettata a digitare su Google il suo nome e scopro che nasce a Torino nel 1993, giovanissimo imbraccia la chitarra che suonava anche suo padre, frequenta l’università, una vita ordinaria si potrebbe definire.

Ma la sua musica non è ordinaria, non è banale, non è scontata.

https://www.antoniodonatello.com/portfolio/per-caso-o-forse-no/

Riff di chitarra che si snodano quasi in sequenze elaborate e liberatorie, in un crescendo di voce e musica.

Una batteria incalzante, in un misto di generi.

Nei brani ricorda sonorità rock mutuate dai Deep Purple, in alcune ballate, tuttavia, riesce ad eguagliare i Led Zeppelin e non di rado le sonorità dolci dei Dire Straits e di Joe Bonamassa.

Assoli chiari e puliti anche quando elaborati, dove emerge l’amore per la chitarra come se fosse una parte di se stesso.

Credo che la chitarra di questo giovane artista sia davvero una parte di sé.

Di brano ne ascolto un altro: «Storie d’amore e di mare»: Antonio Donatello (AD) cambia pelle, la voce diventa più ruvida, la chitarra incalzante, in un rock pop estivo alla maniera del suo primissimo brano “Inconfessabile“.

Non solo l’amore tra le tematiche trattate, ma tutti quei sogni cari alla nostra generazione, di libertà, di vita di indipendenza.

Nei suoi sogni il frantumarsi delle certezze, nell’impossibilità di entrare in contatto con l’altro perché una vita frenetica ci ha devastato.

Sembra quasi che il peso del passato sia diventato insostenibile per i nuovi adulti.

Con la sua musica Antonio Donatello urla pacatamente tutte le sue paure reclamando forte il diritto a sognare.

Questo giovane immerso nella vita romana che si rifugia in Basilicata per coltivare la pace da un mondo sempre di corsa come faceva “Faber” in Sardegna, con la sua chitarra, la sua musica, la sua identità.

Ho incontrato Antonio Donatello De Nicola in una giornata afosa nel mese di giugno nella mia città, dove era ospite in alcune manifestazioni musicali.

E tra una canzone e l’altra mi ha dedicato un po’ di tempo per un’intervista.

AA: Tra gli stili musicali heavy metal, rock, pop quale preferisci?

AD: A parte alcuni contatti iniziali con musica che si potrebbe definire “commerciale”, ho iniziato ad appassionarmi per davvero a questo mondo ascoltando principalmente il rock, in diversi suoi sottogeneri, dal punk dei Green Day (erano gli anni del loro album di grande successo “American Idiot”) all’hard rock puro dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, passando per il più ricercato ed impegnativo progressive dei Genesis. Per cui nelle mie vene scorre essenzialmente musica rock, è il genere che riesco a “sentire” di più dentro di me, anche quando lo suono con la chitarra.

AA: Nei riff si intravedono chiari richiami a Santana come pulizia del suono e Brian May come armonizzazione. Quale dei due chitarristi apprezzi di più?

AD: Sono entrambi chitarristi di una certa importanza, nei confronti dei quali mi sento minuscolo, e per me è un onore sapere che la gente accosti alcuni elementi del mio stile al loro! Personalmente li trovo molto diversi, ma mi piacciono entrambi. Se dovessi esprimere una preferenza verso uno dei due in particolare, sceglierei Carlos Santana, per un semplice motivo: per me fare musica significa essenzialmente “passione”, possibilità di trasmettere e far percepire emozioni forti a chi ascolta. Ci sono aspetti del suono di Santana (dal timbro della sua chitarra alla sua tecnica) che mi fanno emozionare di più rispetto a Brian May, che a volte mi sembra più ricercato e meno diretto.
È ovvio che queste sono mie preferenze, sono entrambi dei giganti!

AA: E nel panorama italiano?

AD: Forse durante la mia formazione musicale ho posto più enfasi sul rock inglese ed americano, trascurando un po’ il panorama italiano, per l’appunto. Se dovessi scegliere qualche artista rock italiano, le mie preferenze vanno sicuramente verso Ligabue e Vasco Rossi, di cui apprezzo le atmosfere e le timbriche delle chitarre. Anche Alex Britti è un grandissimo chitarrista, tra l’altro.

AA: Chi ti ha instradato verso la musica?

AD: Dietro questa risposta c’è una storia molto simpatica! Come spesso accade per molte cose, il mio percorso nella musica è cominciato totalmente per caso. La mia curiosità di bambino alle
porte dell’adolescenza (che mi aveva sempre portato a rovistare in ogni angolo di casa) mi fece
scoprire la vecchia chitarra elettrica bianca di mio padre, che lui stesso teneva conservata in soffitta. Di lì è partito il mio momento “rockstar”: ricordo chiaramente che mi registravo con la webcam mentre facevo espressioni e movimenti da chitarrista affermato, quando in realtà non sapevo suonare nemmeno un accordo! È partito tutto da lì; la passione, poi, mi ha portato avanti.

AA: A che età ti ci sei accostato?

AD: Attorno agli undici o dodici anni, non ricordo esattamente. Sicuramente dopo il 2005 avevo già iniziato (guarda la mia intervista su RadioStar).

AA: Il brano a cui sei particolarmente legato qual è?

AD: Diversi brani per me esprimono cose diverse e ce ne sono davvero tanti che mi comunicano qualcosa. Per risponderti, però, scelgo un classico: “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin. In particolare, la versione in concerto del 1973 (inclusa nell’album “The Song Remains The Same”) mi fa venire i brividi ogni volta che l’ascolto. C’è qualcosa nella tecnica di Jimmy Page che – secondo me – solo chi suona può apprezzare fino in fondo.

AA: Tu crei prima i testi o la musica?

AD: Per me è molto importante l’aspetto musicale, di conseguenza parto quasi sempre da lì. Cerco, poi, di creare una storia che per me abbia un senso raccontare e di “cucirla” (sempre con particolare attenzione all’aspetto metrico e musicale delle parole) sulla base che ho composto.

AA: La chitarra è uno strumento versatile, a te piacerebbe cimentarti con il genere samba, bossa e tutto il genere latino?

AD: Sono generi che solo recentemente ho cominciato ad ascoltare con più attenzione. La samba, in particolare, mi attrae particolarmente, anche a causa del mio interesse verso la cultura brasiliana. Non li considero dei generi prioritari nel mio percorso al momento, ma possono essere un buon punto di partenza per espandere i miei orizzonti!

AA: I tuoi testi quali soggetti trattano?

AD: Senza dubbio, uno dei temi centrali è l’amore, descritto in base al mio modo di viverlo ed alla mia prospettiva, chiaramente!
In generale cerco sempre di partire da esperienze personali vissute, descrivendo le emozioni e gli stati d’animo che le accompagnano. A volte – non lo nascondo – mi piace anche immaginare
queste esperienze; scrivo, cioè, testi in cui racconto storie ed esprimo desideri che non ho
propriamente sperimentato in prima persona, ma che mi piacerebbe vivere!

AA: Tra i brani che hai composto quale senti più vicino al tuo modo di essere?

AD: “If You Want”, tratto dal mio album del 2012 “Per caso o forse no (From the South)”, è quello che definisco il mio brano autobiografico. Ci sono tanti spunti che descrivono chi sono, il mio carattere e, in generale, il mio atteggiamento verso la vita. In più, mi piacciono particolarmente l’andamento da ballata e le atmosfere create dalla chitarra a dodici corde e dalle melodie del pianoforte!

AA: Ti senti vicino come stile ai Negrita?

AD: Ci sono degli aspetti del loro stile che mi piacciono, ma direi di no. Non mi sento di accostarmi a loro.

AA: Hai mai partecipato ai cosiddetti talent? Cosa ne pensi?

AD: Sinceramente no, non ci ho mai pensato seriamente. Inizialmente mi lasciavano un po’
perplesso, mi sembravano più che altro una moda del momento usata per fare audience da parte delle emittenti televisive, senza dare un reale valore all’artista, magari facilmente dimenticato in poco tempo.
Ultimamente ho cominciato a ricredermi: credo che possano essere un ottimo trampolino di lancio (in particolare “Amici di Maria De Filippi”, che somiglia più ad una scuola vera e propria che ad un talent), ma continuo a credere comunque nella centralità dell’artista. Al giorno d’oggi è più importante che mai che abbia un suo stile ed una solida etica del lavoro.

AA: Il web è importante per farsi conoscere?

AD: Sì, molto ma non determinante! Canali come un sito web, un blog o YouTube sono fondamentali come vetrina per mostrarsi e farsi conoscere nel mondo della musica che, ormai, è diventato un vero e proprio business, in cui – ripeto – il ruolo assunto dall’artista è centralissimo.

AA: Suoni in una band o sei un solista?

AD: Al momento sono solista e mi piace proporre versioni in acustico dei miei brani. Sono,
comunque, alla ricerca di bravi musicisti che possano accompagnarmi nei miei progetti!

AA: Tra Steve Vai e Stevie Ray Vaughan chi preferisci?

AD: SRV, tutta la vita! Entrambi dei grandissimi chitarristi, ma preferisco il secondo per il suo stile ed anche perché il blues è un altro dei generi che mi affascina moltissimo!

AA: Sceglierai la musica come professione del tuo futuro? O rimarrà un hobby?

AD: È un mondo non facile quello della musica. Mi piacerebbe moltissimo “guadagnarmi da vivere” suonando e ci metterò tutto il mio impegno affinché questo possa accadere in modo più regolare e strutturato, ma in realtà non la considero proprio una scelta! Se dovessi riuscirci, sarei estremamente felice, altrimenti rimarrà un ottimo hobby!

AA: Donatello cosa vuoi fare da grande e cos’è la felicità per te?

AD: Sebbene la musica sia la mia passione principale, in realtà ho tantissimi interessi, anche accademici, e – non lo nego – a volte diventa difficile trovare il tempo e le energie per tutti! La musica rimarrà, però, la “strada maestra” per me!
Descrivere la felicità non è facilissimo per me; io ho sempre dato più importanza alla serenità, che è la consapevolezza di avere tutte le risorse per affrontare le sfide della vita, senza che possa tubarci davvero.

Grazie, Antonio Donatello, del tempo concessomi, ci rivedremo di sicuro fra qualche settimana!

Angela Amendola

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