Angelita di Anzio

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Da quel suo sguardo di mare, eran fuggite le favole

Fin da bambina ho sempre ascoltato con piacere le canzoni che davano alla radio.

Spesso ascoltavo anche i dischi che mio padre vinceva ai concorsi di enigmistica.

Erano i vecchi dischi con la scritta “NET” che stava per “nuova enigmistica tascabile”.

Due canzoni mi stavano particolarmente a cuore, una era “Sei diventata nera” perché, a causa della voce nasale del cantante, ero convinta che a cantarla fosse Topo Gigio (la fantasia dei bambini non ha freni) e la seconda che amavo alla follia era “Angelita di Anzio”.

Della quale, per ovvi motivi, non potevo capirne il significato, ma sapevo che raccontava di una bimba sfortunata e quindi, aveva preso il mio cuore.

Qualcosa mi aveva raccontato mio padre, tanto tempo fa, riguardante la storia di questa piccina e il sapere, mi aveva spinto ad amare ancor di più la canzone.

È probabile che la storia non sia vera, che sia solo una leggenda, ma il messaggio è chiaro: quando c’è la guerra, a pagare, sono sempre gli innocenti!

Angelita è finita nell’oblìo, ma chi ha qualche anno in più, sicuramente, conosce questa triste storia, cantata dai Los Marcellos Ferial, un gruppo musicale lanciato dalla Durium, casa discografica molto in voga negli anni ’60 del secolo scorso.

La canzone, nel 1964, scavalcò l’olimpo musicale e divenne prima nelle Hit parade.

Ma quel “volevamo chiamarti Angelita” narra che, quando la seconda guerra mondiale, era al suo culmine, in occasione dello sbarco ad Anzio, avvenuto nel gennaio del 1944, un soldato scozzese, insieme ad altri suoi commilitoni, trovarono sulla spiaggia una bimba dell’età di circa quattro anni, in lacrime.

Non riuscendo a rintracciare la sua famiglia, la adottarono, chiamandola appunto, Angelita.  Dopo qualche giorno, la reazione tedesca si fece sentire e la piccola morì durante un bombardamento, insieme alla crocerossina a cui era stata affidata perché se ne prendesse cura.

Il comune di Anzio, tenendo in considerazione la storia tramandata e l’alto valore simbolico, decise di erigere un monumento dedicato alla bambina.

L’autore Sergio Cappellini, rappresentò la bimba circondata da un volo di gabbiani.

L’inaugurazione avvenne nel gennaio del 1979, anno mondiale dei bambini.

In questi giorni si è parlato molto dello sbarco in Normandia, del quale ricorrono gli ottanta anni. Io non l’ho fatto volutamente, ci hanno già pensato altri prima e meglio di me. È chiaro che questo anniversario, mi ha riportato alla mente, il ricordo di quella canzone e di quella bambina, a cui la guerra, ha strappato il sorriso e il futuro.

Non dimentichiamo!

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