Alle studentesse e agli studenti …

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Lettera di Mons. Francesco Savino

alle studentesse e agli studenti

della Diocesi di Cassano allo Jonio … e non solo

“Il vostro canto libero”  

Carissime ragazze e carissimi ragazzi,

torno come ogni anno a portarvi il mio saluto per l’inizio di un nuovo anno scolastico ricco di novità e di bellezza, proprio mentre tutto questo sembra svanire intorno a noi con l’aiuto delle “voci chiocce” dei media e dei social.

Sono qui non per un rito consueto e quasi dovuto, ma per ricordarvi che nulla può essere dato per scontato, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.

Cosa mi dà la forza di  parteciparvi la mia letizia? La Carità cioè quella Presenza indomabile nella mia vita che si chiama Cristo, che mi permette di guardare a tutto con gli occhi del bambino fiducioso e grato perché qualcuno si cura di lui, anzi lo ha proprio a cuore e nel cuore.

Così è per me pensando a voi: vi ho tutti nel cuore.

So quanto siete desiderosi di senso, di vincere quel vuoto in parte tipico della vostra età e in parte mediato da chi vi vorrebbe captivi, cioè schiavi di logiche individualistiche e consumistiche per potervi dominare meglio o, come diceva Antonino Caponnetto, “La mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”.

Il vostro Io è stato creato libero, potente nel desiderio di conoscere la felicità, non surrogata, non quella che falsamente vi viene offerta nell’alcol e nel fumo, ma quella piena, lucida, cosciente e consapevole. Semplicemente stare insieme, cantare insieme, ridere di sciocchezze, percepire di volersi bene, può diventare quel segno di Paradiso che si chiama centuplo quaggiù.

Gesù, che era un serio “uomo di mondo”, capiva bene quanto al cuore dell’uomo interessasse qualcosa di infinito che cominciasse da qui, che fosse percepibile, visibile, credibile.

E insieme con i suoi ha cambiato da subito il modo di stare insieme, di gioire e di soffrire cioè da subito ha offerto un senso: se stesso.

Ora carissime/i tutte/i, cosa posso augurarvi di più bello e di più caro se non di essere voi stessi? Di vivere questo nuovo anno come una scoperta, con un respiro rinnovato e un cuore pulsante?

Chi vi nega la gioia e la speranza non rispetta la vostra giovinezza, chi vi dice che tutto è buio, tutto è inutile, chi vi dice che il mondo finirà (ci vogliono miliardi di anni) e voi con esso, mandatelo immediatamente dove sapete voi, perché l’unico, vero grande diritto che avete e che abbiamo, è il diritto alla speranza, quella speranza che voi potete già intravedere in quegli adulti credibili che pur ci sono e vivono e lottano per i loro ideali, in mamma e papà che pur nelle loro fragilità vi seguono e vi abbracciano per ricordarvi di esserci sempre per voi, in quegli amici, quelli veri che non vi lasciano soli nel momento del bisogno.

E se anche non aveste tutto questo, voglio citarvi un salmo, (i salmi nei tempi antichi erano come delle canzoni) «Sion ha detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”.  Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me» (Is 49, 14-16).

Capite che meraviglia? Noi non siamo soli e non lo saremo mai, di cosa dovremmo aver paura?

Chi si ritira nel suo mondo virtuale, chi si rifugia nell’alcol e nella droga, chi anche semplicemente passa le sue giornate a rincorrere i social, quello sì ha paura, paura di vivere.

E invece io voglio sentirvi cantare, perché una canzone può ricordarti chi sei e far esplodere la tua e altrui giovinezza.

In Canzone contro la paura Brunori Sas dice:

“Canzoni che ti salvano la vita
Che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!”
Che ti danno la forza di ricominciare
Che ti tengono in piedi quando senti di crollare
Ma non ti sembra un miracolo
Che in mezzo a questo dolore
E tutto questo rumore
A volte basta una canzone
Anche una stupida canzone
Solo una stupida canzone
A ricordarti chi sei
A ricordarti chi sei”…

Buon anno di fatica, di studio, di insuccessi e di risalite, buon anno a tutti voi di vita vera.

 

Cassano allo Ionio, 12 Settembre 2022

 il  vostro  Vescovo

✠   Francesco Savino

a cura di Vincenzo Fiore   

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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