Alessandro Marinella: l’arte secolare di creare cravatte

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Oggi per la rubrica di Brand Journalism di ScrepMagazine abbiamo il grande piacere di scambiare due chiacchiere con i “titolari di un marchio storico del lusso italiano“…scopriamolo insieme (puoi anche scoprirlo cliccando sulla immagine)…

1) Oltre un secolo di tradizione sartoriale. A dar vita all’azienda, situata su uno dei lungomare più famosi nel mondo, quello di Napoli, è Eugenio Marinella. Cosa spinse suo bisnonno a dedicarsi all’arte della cravatta?

Alla vigilia della prima guerra mondiale il mio bisnonno decise – dimostrando un’innegabile dose di coraggio e intraprendenza – di aprire una bottega in Piazza Vittoria sull’elegante Riviera di Chiaia di Napoli. In un’epoca in cui lo stile “inglese” era molto di moda, la “E. Marinella” fu la sola azienda a proporre a Napoli una vasta gamma di prodotti esclusivi provenienti da Londra, esigendo dai fornitori inglesi l’esclusività. All’inizio, il prodotto più richiesto della bottega non fu la cravatta ma la camicia, regina del guardaroba maschile. Le cravatte, all’epoca, erano realizzate esclusivamente in sette pieghe, il tessuto che ripiegato sette volte su sé stesso, donava una consistenza alla cravatta. Solo successivamente, la classica cravatta (tre pieghe) fece il suo ingresso. A testimonianza di questo, restano ancora oggi, all’esterno del negozio, le due targhe in ottone che riportano le scritte “Outfitter” and “Shirtmaker”.

Il negozio è passato attraverso avvenimenti storici importanti che hanno cambiato anche il corso della nostra storia come le due guerre mondiali, il declino dell’antica e l’avvento dei prodotti americani che portano sostanziali cambiamenti nella moda e di conseguenza, anche nel guardaroba maschile: la camicia perde il suo ruolo di “regina del guardaroba” e il bisnonno Eugenio, sempre molto attento all’evoluzione del mercato, ne diminuisce la produzione a vantaggio della cravatta.

Con mio nonno Luigi, seconda generazione della famiglia, la camicia viene completamente abbandonata e la cravatta diventa il nostro core business. Durante gli anni ‘70, si è deciso, poi, di realizzare le prime cravatte pret-a-porter per favorire la clientela con un prodotto sartoriale e di qualità, ma pronto all’uso.

Il resto è storia nota. Mio padre Maurizio è riuscito, poi, a dare un respiro più internazionale facendo crescere l’azienda fino a renderla un vero e proprio marchio, conosciuto nel mondo per le cravatte.

L’intuizione, certamente, è stata del mio bisnonno che ha saputo guardare ai tempi con attenzione e fare le giuste scelte.

Oggi, io vorrei riprendere quella tradizione delle camicie sartoriali che ben si accompagnano con le cravatte e che, personalmente, ritengo un indumento necessario nel guardaroba maschile che prescinde dall’età.

2) Perché Maurizio, figlio di Eugenio (Nipote di Eugenio, figlio di Luigi), Alessandro (Eugenio è il mio bisnonno, mio nonno si chiamava luigi), nipote, portano avanti questa tradizione?

Potremmo dire che è nel nostro DNA, nel DNA della famiglia Marinella intendo. Credo che la risposta più naturale sia perché ci crediamo profondamente.  Ciò che ci spinge è la passione, passione per la moda, per l’eleganza, per il lavoro, per l’artigianato, per i nostri clienti, ma soprattutto per Napoli. Portiamo avanti la “filosofia Marinella“, nata con il mio bisnonno Eugenio e mai tramontata. Ancora oggi siamo convinti che, come diceva sempre mio nonno, si possono fare grandi cose partendo da Napoli ma soprattutto restando a Napoli.

Proviamo ancora un’emozione grande nel fare il nostro lavoro, nel curare i dettagli, nello scegliere le nostre sete stampate a mano in Inghilterra. Sono tutte cose ci appartengono e che crediamo sia giusto portare avanti.

3) Il vostro negozio di Napoli mantiene lo stile e gli arredi dall’epoca dell’apertura, configurandosi quasi come un museo. Perché questa scelta? Strategia di marketing o semplicemente custodia dei ricordi affettivi?

Fa parte della nostra storia, delle nostre tradizioni, è un modo di dare anche rispetto al mio bisnonno, di riconoscerne il valore.

In una società dove molti Brand sono alla ricerca di una storia da raccontare, noi che fortunatamente l’abbiamo, perché dovremmo cancellarla?! In tal senso, se pensiamo allo storytelling come ad una strategia marketing, è certamente utile, soprattutto se supportato da cose e fatti veri (e come noi di ScrepMagazine non possiamo non essere d’accordo?).

Ma non è una questione di marketing, il mondo Marinella è fatto di tanti piccoli dettagli che ne fanno la storia e in questa storia ci sono anche gli arredi e il piccolo negozio. Fa parte dell’allure che ci circonda.

La storia della Famiglia si intreccia con quella del negozio, si intreccia con la storia dell’artigianato Napoletano, con la tradizione sartoriale della nostra città. Non si può eliminare alcun pezzetto di questo puzzle. Tutto aiuta a dare valore a ciò che oggi siamo.

4) Le vostre creazioni, con attenzione alla qualità e ai particolari che vi hanno reso famosi nel mondo, si rifanno allo stile inglese. Perché questa scelta?

Come ho già detto, all’epoca del mio bisnonno Eugenio l’uomo elegante vestiva all’inglese mentre la donna elegante alla francese. Così, egli decise di partire per andare a Londra per stringere rapporti commerciali ed importare prodotti inglesi in Italia e ricreare a Napoli un piccolo angolo di Inghilterra.

Siamo stati i primi ad importare i cappelli di Lock, gli impermeabili di Aquascutum, i profumi di Penhaligon’s, ecc.

L’idea fu da subito un successo, tant’è che presto divenne il punto di ritrovo dei “signorotti” della borghesia Napoletana, i quali passando del tempo al negozio per acquisti di accessori e cravatte speravano di incrociare lo sguardo di qualche nobildonna a cavallo durante il “trottuare” che si teneva abitualmente in villa “Royal” (adiacente al negozio). Questo rese lo storico negozio un’icona napoletana definita da Matilde Serao come una “farmacia di paese”.

Solo nel 1939, quando ci fu lo scoppio della seconda guerra mondiale e furono introdotte restrizioni su tutte le categorie merceologiche, il bisnonno Eugenio decise di introdurre i primi articoli Italiani. Da lì in poi il negozio sarebbe stato diviso per un 50% da prodotti inglesi ed un altro 50% da quelli italiani.

5) In molti non conoscono il significato “quasi romantico” simboleggiato dalla cravatta. Può raccontarcelo?

Sicuramente la cravatta è l’espressione della propria personalità, oltre che del proprio gusto e stile. Non bisogna scegliere una cravatta superficialmente perché essa parla di noi.

Una bella cravatta, ben abbinata, completa l’outfit di ogni uomo e gli dona eleganza, che non significa pesantezza o rigore.

Si dice che anche il nodo sia chiara espressione di personalità e carattere, questo in base alla dimensione, alla forma. Ci sono addirittura degli studi, con rigorose formule matematiche, che descrivono il numero di giri che si fa per chiudere il nodo della cravatta.

In ogni caso, penso che la cravatta possa aiutare anche esprimere il nostro umore, in base al colore alla fantasia.

La cravatta, non è, un accessorio obsoleto o da vecchio signore, ma un accessorio con cui giocare ed esprimere sé stessi. Aiuta a dare rispetto alle persone e ai luoghi a seconda di quando e come la si indossa. Mio padre è solito dire che non la si deve indossare sempre, ma ovviamente, va fatto per una cerimonia, per un incontro di lavoro o a teatro è un segno appunto di rispetto per luoghi e persone.

6) Fra i vostri clienti ex Presidenti della Repubblica Italiana, personaggi politici internazionali, uomini d’affari e spettacolo. Per quale motivo, secondo lei, hanno privilegiato la sartoria Marinella? Ci dica qualche nome importante…

Con orgoglio posso dire tutti i Presidenti Italiani e dalla famiglia Kennedy in poi anche tutti i Presidenti Americani. Poco tempo fa, abbiamo ricevuto un ringraziamento dal Presidente Trump alla quale era stata portare una nostra cravatta.

Abbiamo anche testimonial nel mondo dello spettacolo. Personaggi come Totò o Eduardo De Filippo ci hanno orgogliosamente fatto visita.

E poi il Principe Carlo di Inghilterra che abbiamo avuto l’onore di vedere indossare le nostre cravatte anche in occasioni ufficiali. La sua consorte ci ha fatto visita il 1° Aprile del 2017 e ha scelto una serie di cravatte del 1948 della Collezione Archivio che gli ha portato in dono.

Anche con il Principato di Monaco abbiamo da tempo rapporti e il Principe Alberto, quando può viene a trovarci in negozio.

Posso dire che siamo fortunati ad incontrare tante persone importanti da tutto il mondo. Questo è contemporaneamente un onere ed un onore. L’onere è quello di mantenere sempre alta la qualità, il pregio e l’artigianalità delle nostre creazioni, motivo per il quale ci hanno scelto credo. L’onore è quello di un prestigioso riconoscimento nel mondo da parte di personaggi illustri che sono stati in un certo qual modo nostri testimonial e che quindi non possiamo assolutamente deludere.

7) Rigorosamente realizzate a mano, ogni cravatta è un pezzo unico. A livello economico il costo di produzione è molto più alto. A livello di soddisfazione che ottenete dai vostri clienti, ne vale la pena?

Assolutamente sì. Non solo le nostre cravatte sono interamente realizzate a mano, anche i nostri tessuti sono stampati a mano secondo metodi tradizionali e questo render il prodotto finale artigianale a tutti gli effetti.

Con l’avvento della digitalizzazione, anche le lavorazioni tessili ne hanno subito un enorme influsso, tant’è che da diversi anni è usanza nel mondo della moda stampare la maggior parte delle fibre tessili (la seta fra queste) in digitale, proprio come se si stesse stampando un foglio di carta. Ovviamente, ciò comporta minimi di produzione inferiori e tempi di stampa notevolmente abbreviati.

La nostra filosofia, però, è stata da sempre quella di anteporre la qualità e la cura del dettaglio, così come la soddisfazione del cliente finale che si aspetta da noi un particolare prodotto, davanti a tutto, ed è per questo che da 105 anni continuiamo a stampare e cucire cravatte a mano per mantenere la qualità ai massimi livelli e non tradire la fiducia di chi indossa una “Marinella”.

La soddisfazione dei nostri clienti e la loro continua scelta del nostro prodotto ci dice che ne vale assolutamente la pena. Non credo sapremmo fare un prodotto differente.

8) Dal piccolo negozio a Napoli a negozi in tutto il mondo. Alessandro, quanto è importante e oneroso custodire la tradizione “Made in Italy”?

Custodire il made in Italy è un dovere morale (e – di nuovo – come noi di ScrepMagazine non possiamo non essere d’accordo visto che con la nostra rubrica raccontiamo proprio queste eccellenze solo italiane) al quale tutti noi italiani dovremmo adempiere. Chi ha la possibilità di portarlo avanti, di farlo conoscere, lo deve fare senza esitare perché è un patrimonio che abbiamo la fortuna, come italiani, di avere.

L’Italia è un paese meraviglioso, solare, famoso in tutto il mondo per la sua centenaria tradizione culinaria, per la sua enorme biodiversità, per l’artigianalità, per la storia che custodisce e per le condizioni climatiche da sempre invidiate in tutto il resto del mondo.

Abbiamo molti campi in cui eccelle il nostro Paese, tra cui, sicuramente, anche quello automobilistico e tessile. La moda Italiana è un patrimonio immenso, che sta rischiando di impoverirsi: proteggerlo è compito nostro, di tutti noi cittadini italiani. Io in quanto tale e come operatore del settore, sono fiero di dare tutto me stesso ogni giorno per portare a conoscenza il mondo quanto di bello può offrire il nostro paese, e tutto ciò non è un peso, bensì una grande gioia.

9) La sartoria Marinella crea anche altri accessori: dai foulard alle borse da donna, orologi e bracciali. Vuole illustrarci le altre vostre linee e cosa le contraddistingue?

Da quando il negozio è stato fondato abbiamo sempre avuto tutti gli accessori per il guardaroba maschile. Nel tempo, diciamo, la cravatta ha cannibalizzato gli altri accessori, diventando il nostro core business.

Oggi continuiamo a proporre tutti gli accessori maschili, dalle cinture, alle bretelle, ai gemelli, alle camicie e abbiamo anche affiancato una linea di pelletteria che racchiude sia portafogli, portamonete, travellers, ma anche cartelle da lavoro, trolley e borsone. Una linea che si distingue sempre come prodotto made in Italy caratterizzato da una bordatura in china blu, il nostro colore. Abbiamo poi pensato ad alcuni oggetti in pelle e in seta, che rappresentassero esattamente il nostro stile e ricordassero il mondo della seta Marinella. Abbiamo dei porta carte di credito, dei portafogli, dei portachiavi, tutti con innesti di seta delle nostre cravatte.

C’è anche una linea di orologi, non molti modelli, ma che rispondo alle esigenze della nostra clientela. Non pretendiamo di essere degli orologiai. Personalmente, essendo anche un appassionato, mi sono dedicato molto a questo settore, pensando ad un nuovo modello con determinate caratteristiche che lo rendono di ottimo livello e con un design ricercato ed elegante.

La linea da donna, poi, è un qualcosa che mio padre ha introdotto un po’ alla volta. Si accompagna bene alla nostra offerta maschile e risponde all’esigenza del cliente che nell’acquistare un oggetto per sé, pensa anche alla propria Signora. Abbiamo iniziato con i foulard, sempre in seta stampati a mano, che ci sembravano l’accessorio più coerente con il nostro mondo e siamo passati alle borse in pelle, divertendoci anche con accessori più alla moda, come le fasce proposte due estati fa.

In ogni caso, posso dire che il filo rosso che collega le nostre creazioni è certamente il made in Italy, l’artigianalità e la qualità degli accessori, il tutto senza mai dimenticare la seta se possibile.

10) Viviamo in un particolare momento storico mondiale. Con uno sguardo al futuro, è preoccupato per la tua azienda? Le misure adottate per salvaguardare le imprese possono essere sufficienti per tutelarle?

A dire il vero sì, sono molto preoccupato. La mia è un’azienda che ha sempre prediletto il contatto umano al di sopra di ogni cosa e questa pandemia ci trascina in una situazione che è esattamente l’antitesi della nostra filosofia aziendale, motivo per il quale stiamo lavorando (a malincuore) ad una piattaforma per vendere online i nostri prodotti.

Le misure adottate sinora non credo siano minimamente sufficienti a salvaguardare le imprese. Più che soluzioni credo possano essere definite come “cerotti” apposti su una ferita che se non curata a dovere, con somme davvero ingenti erogate dall’UE ed a fondo perduto, porterà in cancrena un’enorme fetta dell’economia italiana, lasciando così una cicatrice sull’Italia difficilmente rimarginabile…

Sono però fiducioso, però, che si arriverà alla migliore delle soluzioni e l’Italia, ancora più unita e motivata di prima, uscirà a testa alta.

E io saluto e ringrazio Alessandro Marinella per la piacevole chiacchierata non nascondendo anche una certa emozione, quella stessa emozione mista ad orgoglio che si prova nel guardare le tante bellezze artistiche del nostro grande Paese!

Maria Luana Ferraro per il Brand Journalism di ScrepMagazine

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Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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