Abbiamo dimenticato

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Abbiamo iniziato a voler di più,
tanto di più
siamo stati ingordi, quaggiù.

Abbiamo tirato troppo la corda
e c’è chi finge di no o se lo scorda,
tranne però tirare la stessa corda.

Abbiamo iniziato di più, a socializzare,
a fotografare,
a messaggiare,
e a videochiamare.

Abbiamo iniziato a giocare.

Giochi che la vita però riescono a complicare.

Sotto la pulsione malsana
di star online tutta la settimana,
non si stira più una maglia o una sottana,
e si trascura pure la cena.

Spesso tutto questo “me fa sta ‘n pena“.

Dipendente cosi da una linea,
da un vizio ch’è na catena.

Come se tutto il bello del passato
sia svanito nel nulla oppur dimenticato.

Abbiam voluto sacrificare l’amor amato
col progresso, che c’ha solo ingabbiato,
dietro uno schermo infervorito
che del tocco umano c’ha privato.

Volevamo di più, sempre di più.

E or c’è chi non si accontenta più.

Abbiamo iniziato a sfarfallare
credendo che tutto questo fosse davvero reale.

Tutti belli sul palco a sculettare,
tutti precisi e perfetti a postare.

Mentre nell’ombra stava per arrivare
un mostro invisibile pronto a farci morire.

Abbiamo lasciato che il desiderio d’apparir fosse primario
facendoci sorprender come stolti, da un male che ci ha costretto e ci costringe a viver tutto al contrario.

Abbiam perduto il senso dell’orario,
ad ogni dove il collegamento val più d’un santuario.

Volevamo di più!

Ma sto di più c’ha ubriacato,
e i sensi disturbato
e c’ha mostrato,
quanto di peggio c’è… che prima viveva indisturbato.

Abbiamo dato sfogo alle repressioni;
allo sfogo sulle “rotture de cojoni“,
e alle vanità nude, chiuse dentro la tasca avanti dei pantaloni.

Volevamo di più.

Ma pochi hanno avuto l’onere
di comprendere cos’era di più, “de più superiore“.

Più dell’onore….
più dell’omissione del pudore,
più del viver solo da embrione.

Il più è Sempre e solo il VERO AMORE
che troppi han scambiato per un errore,
usato solo nel parlar, senza nè causa nè ragione.

Umby 25 marzo 2021

Clicca qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“Ombre, ricordi” di U. Di Stefano

 

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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