Serena Vestene tra poesia, musica e pittura

Serena Vestene nasce a Verona il 4 marzo 1977 ma è sempre vissuta in periferia, nella campagna del sud-veronese, fino all’età adulta.

All’amore per la sua città, alla quale ha dedicato alcune poesie, di recente ne ha ritrascritta e recitata una in dialetto veronese per la Casa della Poesia di Monza,  unisce quello per la campagna anche perché la natura, da sempre, costituisce il suo luogo di gioco e di pensiero.

Serena Vestene  è, come scrive Michele Bruccheri,  “una penna raffinata e sensibile, un cuore delicato e profondo. La sua poetica è di notevole spessore etico. Un caleidoscopio di emozioni e di sensazioni. Di colori e di sapori. Un arcobaleno di stati d’animo. Sorsi di vera poesia”.

Eccomi in sua compagnia per una intervista presso per il Minotauro, la libreria-caffè dal nome epico, a un passo dal balcone di Giulietta e in pieno centro storico di Verona, nonché  luogo abituale di incontro di Serena con poeti veronesi come Ida Travi e Mauro Dal Fior.

Fiore:- Quando hai iniziato a scrivere di poesia?

Vestene:- Ho cominciato a scrivere di poesia all’età di 12 anni con dei versi che parlavano di un soffione e di conseguenza del soffiare di una bambina che emetteva i primi vagiti di libertà.

Purtroppo quella poesia è andata persa, forse in uno dei tanti traslochi.

Poi ci sono stati i profumi del mare delle Marche e delle piante dei residence del lungomare marchigiano, cornice ad anni di frequentazione estiva di quei litorali, le gite in montagna con la mia famiglia, le visite, durante i fine settimana, nei luoghi di villeggiatura dei miei nonni sull’Altipiano di Asiago, nel vicentino, i picnic in riva al Lago di Garda nelle domeniche assolate.

Fiore:- La natura, quindi, il tuo autentico rifugio?

Vestene:- La natura è sempre stata il mio rifugio.

Nelle serate di luna, tra l’infanzia e l’adolescenza, stavo spesso alla finestra della cucina a osservarla, come un’amica benevola, come una presenza consolatrice, e le raccontavo i miei pensieri, nessuno escluso,  di bambina e di ragazza.

Fiore:- E oggi?

Vestene:- Tuttora la luna ha un grande ascendente e rappresenta per me un astro ammaliatore.

La mia infanzia, oltre che con mio fratello, primo compagno di giochi, è lievitata insieme a un melograno, che i miei genitori misero a dimora in giardino.

 Io  ancora piccola, lui un piccolo ed esile arbusto.

Insieme siamo cresciuti, divenendo lui, negli anni, un albero grande e alto, pieno di rami, folto e ingestibile, io bassa di statura ma altrettanto folta di emozioni, piena di battiti e tanta creatività, e altrettanto poco gestibile e non facile ad essere addomesticata.

Fiore:- Un compagno di crescita insomma…

Vestene:- Sì, insieme alle splendide piante di rose che gli facevano corona e che ogni maggio profumavano l’aria.

Fiore:- Un ricordo di quel periodo?

Vestene:- La mia meraviglia e il mio stupore per aver visto il melograno sopravvivere alla tremenda gelata dell’inverno del 1984 e rigermogliare nella primavera dell’anno successivo con  tanta  nuova linfa e tantissima grinta.

E così fu anche per me, nonostante i colpi subiti sino ad allora per il mio carattere troppo sensibile e poco adattabile alle insidie della vita.

Dal melograno, dalla natura, cominciai ad imparare a spegnermi e rinascere, ancora e ancora e sempre di nuovo, affinando intuito e ascolto delle sensazioni…

Fiore:- Sino a giungere alla pubblicazione della tua prima opera “Ad occhi spenti”…

Vestene:- Sì!

Con l’età adulta, l’amore, i primi viaggi, ecco che la natura allarga il suo ascendente anche in poesia e la prima raccolta pubblicata nel 2013 diventa una sorta di viaggio dell’anima, un percorso in versi da farsi rigorosamente “Ad occhi spenti”, lasciando agli altri sensi, e soprattutto all’intuizione, la guida di questo viaggio.

Viaggio tra le tante  esperienze in giro per il mondo, dall’Australia al Costa Rica, dal Grand Canyon al verde dell’Irlanda, al Nilo.

Ma come un Ulisse al femminile il ritorno nella mia città, con l’ultima poesia ad essa dedicata, in un viaggio circolare dove l’anima spazia, fa rumore, gira e rigira e poi ritorna al suo centro.

Fiore:- La natura fonte di speranza, ambiente – rifugio, madre consolatrice che tutto può capire e può colmare?

Vestene:- E regno dove sentirmi in armonia con creature benevole, perché prive di malizia.

Madre Terra è la “Casa” in senso ampio e questa “Casa” così ampia, se pensata in maniera globale, offre il più esteso dei respiri possibili.

Fiore:- Pare che tu sia stata aiutata in questo tuo volteggiare per il mondo e conoscere i meandri dell’anima dal tuo percorso scolastico…

Vestene:- Ovviamente l’indirizzo scolastico e la mia professione di commerciale estero hanno facilitato questi spostamenti all’estero così come la stessa mia formazione tecnico contabile e commerciale a sfondo linguistico mi ha permesso di entrare con più facilità anche nella mentalità ibrida pessoana e montaliana, una mentalità dal doppio binario fatto di numeri, calcoli statistici, viaggi di lavoro e parole che dentro bucano il vento e il tempo.

L’essermi interessata fin da bambina, avevo un carattere solitario e riflessivo, alla letteratura ed in particolare alla poesia, l’aver intrapreso la strada della pittura, prima su tela e poi su velluto, l’essere entrata nel corso degli anni con un piede nella sfera musicale, dalla collaborazione con musicisti e cantautori nella stesura di testi per la musica all’organizzazione di rassegne culturali che uniscono le varie arti, la partecipazione a Festival e, nell’ultimo periodo, lo studio della cetra hanno segnato tutto un cammino che mi ha fatto approdare a nuove pubblicazioni con soluzioni stilistiche e tematiche molto particolari.

Fiore:- Cioè?

Vestene:- Da una peculiarità stilistica caratterizzata da una metrica a verso libero e dalla spiccata cadenza ritmica e ricca di musicalità sono approdata a scrivere anche nella stretta forma del tautogramma con una sezione dedicata nella mia seconda raccolta di poesie ”Inginocchiata a picco sul cielo“, uscita nel 2018 con Robin Edizioni.

Una scrittura ricca di metafore, assonanze, allitterazioni.

Una poesia che porta lontano attraverso le parole e i suoni, con coraggio nello scandagliare le immensità paesaggistiche del pianeta (e qui si notano le mie influenze dei numerosi viaggi di lavoro all’estero derivati dai suoi studi commerciali e linguistici, nonché di reportage e turismo ) per giungere fino al “Sé” più profondo e anche agli abissi dell’essere umano, fino all’estraniazione e ai confini dell’anima , e al sentirsi – come una “piuma di pioppo, neve in primavera”.

Fiore:- Ed è questo giungere al “Sé” più profondo e agli abissi dell’essere umano che ti fanno giungere alla ritrattistica in poesia…

Vestene:- Mi hai studiata  ben bene…

Hai ragione, da un mio lavoro sul ritratto in poesia sono scaturiti componimenti raccolti nel mio terzo lavoro uscito lo scorso anno dal titolo ”Terra di Santi e di perduti in terra“, la cui copertina è stata realizzata in collaborazione con la pittrice Catia Destefani.

Tredici poesie dedicate ai Santi della Storia come tredici furono i commensali dell’Ultima Cena, tra cui la figura di Gesù.

Venti dedicate alle ombre e ai perduti.

Trentatré poesie in tutto, come gli anni di Gesù, con un epilogo che vuole essere speranza universale.

Un viaggio tra i cieli in terra e i suoi abissi, così com’è stata la mia vita fin qui.    

Una meditazione tra l’umano che contiene l’Altro incarnato nell’umanità.

Un labirinto di ombre e luci nell’itinerario dell’esistenza di intere generazioni.

 

Fiore:- E nell’ultimo tuo lavoro torni alla natura…

Vestene:- Ne “La ragazza con l’ombrello”, piccolo volumetto di 20 poesie, uscito sempre nell’agosto 2019, con un omaggio in versi della poetessa villafranchese Marisa Tumicelli, la pioggia è l’unica protagonista e crea alla mia penna e alla mia anima suggestioni metaforiche e spaccati di vita di grande emozioni.

Fiore:- L’amore?

Vestene:- Credo sia respirabile in ogni poesia, essendo per me motore di tutte le cose.

Ed è stato l’amore per la poesia che mi ha portata a organizzare tre rassegne nel veronese tra il 2015 e il 2019, avendo come ospiti anche nomi prestigiosi, ad avviare collaborazioni importanti, a dare spazio anche alla musica, al pianoforte, all’arpa.

Non a caso un mio lavoro del 2017 dal titolo “I volti della luce” è un cd-audio nel quale recito sedici mie poesie su melodie tradizionali celtiche-irlandesi e di compositori francesi arrangiate per arpa classica.

Fiore:- Tu sei anche pittrice. Particolare la tua pittura su velluto.  Hai partecipato a qualche mostra?

Vestene:- Mi piace ricordare le mie partecipazioni nel 2016 alla Mostra Collettiva Internazionale presso la Galleria d’Arte “Rosso Cinabro” di Roma e presso la Biblioteca Cederna di Monza nel 2019 durante l’evento di presentazione della mia poesia in relazione alla poetica del compianto amico cantautore e poeta Pino Mango.

Fiore:- Alcuni nomi con cui hai avuto e hai il piacere di collaborare?

Vestene:- Sono tante le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare o di avere come ospiti: l’arpista Vittoria Bevilacqua, la musicista e cantante milanese Patrizia Cirulli, che ha già interpretato in forma musica la poesia “Mi manco”, un tautogramma tratto dalla mia seconda silloge “Inginocchiata a picco sul cielo”, le poetesse Emanuela Carniti Merini e Marisa Tumicelli, le attrici Isabella Dilavello e Rossella Rapisarda e tanti altri ancora.

Tra le collaborazioni più rilevanti quelle con il Maestro Roberto de Mattia, che ha realizzato la musica per il mio secondo booktrailer “Una luce notturna” per orchestra d’archi, con la Compagnia Teatrale Eccentrici Dadarò per la quale ho recitato sul loro palco la poesia “Alda Merini” tratta dalla prima silloge “Ad occhi spenti” a chiusura del loro spettacolo “Senza Filtro – uno spettacolo per Alda Merini” e con la Gioielleria Miami di Cinzia Amighini di Verona dove unisco la mia poesia alle meravigliose creazioni di gioielli delle designer Cinzia, raggiungendo il risultato di un finale personale sodalizio tra la mia formazione tecnico – commerciale e l’estro poetico artistico che mi caratterizza.

Fiore:- Il prossimo lavoro?

Vestene:- Il prossimo lavoro abbraccerà anche la fotografia, passione e attitudine di mio marito, Andrea Zanetti, di cui, poco prima della pandemia COVID-19, ho tenuto a battesimo come curatrice la sua prima mostra di fotografie “Contrasti d’Africa: acqua e deserto” arricchendola con alcuni miei interventi poetici.

E poi c’è la forma canzone con un progetto al quale sto lavorando e che ancora non voglio svelare.

Fiore:- Ci farai stupire?

Vestene:- Penso proprio di sì!

Fiore:- E ora stupiscici con una tua poesia che ritieni tra le più interessanti…

DIAMANTI

 Decidi dove depormi.

Dopo dedicherò dita

dorso, denti,

delicati dimenamenti

dal direzionarti

dentro dune

dorate di desiderio.

Disarcionante destriero.

Delizia delirante.

Dimorerai.

Divorerai.

Danzerai.

Dappertutto.

Diverremo diamanti.

Dal denudarci

di dimenticati deserti.

Dal disorientarci

dentro duplici debolezze,

da dentro dolcezze dissipate,

disperse, denutrite,

dilateremo desiderio

dal dolore,

distingueremo durezza

da dita dominanti.

Dappertutto.

 Dimorandoci. Dappertutto.

Divorandoci. Dappertutto.

Destandoci. Degustandoci.

Dappertutto. Dappertutto.

 da “Inginocchiata a picco sul cielo” – Robin Edizioni 2018 – tdr)

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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