“Mistero della fede”

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Se fosse possibile che l’essere umano si affidasse al Padre Eterno non solo ed esclusivamente nel momento del bisogno, questa miserrima umanità allo sfacelo spiegherebbe le sue fragili ali verso un’immensita’ d’altri mondi!

Quanto ha vacillato la mia debolissima fede nel corso dei troppi  anni, al punto tale da non essere più nelle condizioni di recitare neppure una semplicissima preghiera! 

L’allontanamento da Dio non è un fenomeno innaturale ma può costituire una circostanza provvisoria e dalle ragioni più disparate.

La mia poca voglia di accostamento a Dio mi ha condotta ad una sofferenza dell’anima che non di rado, proprio come è avvenuto nel mio caso di specie , è stata generatrice di un bisogno improvviso ed estremo di riconciliazione col Divino.

Sono certa di volere finalmente sperimentare quello che forse mi sono sempre rifiutata di fare immotivatamente : cedere all’abbandono di una volontà incontestabile e più forte dell’intera umanità.

Vorrei provare a non avere timore dell’effimero nulla terreno, conscia dell’esistenza comprovata di un abbraccio garantito ed eterno che non mollera’ giammai la presa nei confronti d’ogni figlio imbevuto nel peccato senza ritegno.

Dopo la morte di mio padre, la prima domanda che mi sono posta senza alcuna esitazione ha riguardato “il dopo di noi”.

Cosa ne sarà stato dei suoi amabili occhi color dell’erba, del pensiero vivace e sfuggente per le vie del suo intelletto arguto, della sua voce che risuona nei miei orecchi come una melodia che il trascorrere del tempo non si azzardera’ brutalmente ad obliare, dell’ultima promessa che ci facemmo convintamente e alla quale non avemmo la possibilità di adempiere.

Il Signore, a modo suo, mi ha fornito le risposte delle quali andavo alla ricerca.

E lo ha fatto una notte qualunque, mostrandomi mio padre nel corso di un’esperienza onirica che ha devastato positivamente la mia indole particolarmente vulnerabile.

In quel frangente ho compreso che in qualche modo egli continua ad esistere da un’altra parte, che i suoi occhi verdi non hanno mutato affatto la loro meravigliosa gradazione quasi cerulea e che la mia vita tenta costantemente di fare un’illusoria irruzione presso la sua dimensione trascendente.

Mio malgrado non è possibile ed è per questo motivo che cerco l’aiuto della sola entità esistente che possa donarmi la moderata compassione.

Ho creduto che il mio Dio m’avesse abbandonata.

Dopotutto sarebbe stato ciò che avrei meritato.

Io, talmente distante e spesso altezzosa nei riguardi dal Padre dell’universo intero:ma chi può offrire il necessario conforto se non colui il quale tutto ha progettato sin dagli albori per ciascuno di noi, se non il sommo detentore della sapienza sopraffina ed insindacabile?

Chi può qualdiasi cosa che sia percepibile ai sensi oppure dotata di evanescenza, se non il fautore del bene supremo e l’edificatore di ogni magnificenza?

Infatti mi tese la mano.

Non avevo mai provato la sensazione di essere sfiorata da Dio.

È come se all’improvviso un anelito furtivo si insinuasse nell’intercapedine più recondito della valvola cardiaca.

A quel punto compresi che nessun uomo è nato per conoscere appieno il significato della parola felicità inerentemente a quanto concerne il vissuto tangibile, ma che siamo stati creati per gioire sicuramente altrove, un giorno, quand’egli vorrà, ma non qui, non ora.

Adesso abbiamo solo il sacrosanto dovere di seguire le sue impronte sagge e di lasciare che ci sottragga alle grinfie della mestizia insana ed incombente.

È difficilissimo avere fede.

L’essere umano, per sua frivola natura, è inevitabilmente indotto a credere solo ed esclusivamente a ciò che i suoi sensi possono e sanno percepire con decisione.

Spesso, tutto il resto è fuffa.

Ritengo che, a volte, l’ostentazione di una fede oltremodo marcata ed eccessiva influisca tutt’altro che positivamente su chi vorrebbe instaurare un legame con Dio.

Chi ha la fortuna di vivere in funzione di Cristo dovrebbe, a mio modestissimo parere, varcare  in punta di piedi la soglia dei vissuti emozionali della gente, sondando le intenzioni dell’altro con rispetto incondizionato, con cautela estrema e con garbo signorile, assumendo un atteggiamento paziente ed avulso da giudizi di sorta.

Non mi vergogno ad affermare che le occasioni in cui ho assistito alla santa messa si possono contare sulle dita delle mie mani.

Beh, in fondo non vorrei esagerare più del dovuto, ma posso garantire di essere  stata una pessima frequentatrice dei luoghi sacri.

Tutto questo è capitato perché ho volutamente scindere la chiesa da Dio.

Ma quando la settimana scorsa ho partecipato alla celebrazione Eucaristica mi sono resa conto di necessitare dell’ascolto della parola del Signore.

“Per crucem ad lucem”.

Questa è una citazione che ho sempre amato.

E se è veramente chiaro come il sole che si imponga la necessità che ognuno si assuma la responsabilità di caricarsi sulle spalle la propria croce, che Dio renda il più lieve possibile questo calvario che attende inesorabilmente ciascuno di noi.

Se in questo preciso istante mi chiedeste cos’è per me la fede vi risponderei che è la certezza che mio padre è qui.

Vi avevo accennato il fatto che c’eravamo scambiati una promessa.

Saremmo dovuti guarire insieme.

Io avrei sconfitto il male di vivere che tra alti e bassi mi attanaglia da tre anni, lui avrebbe dovuto lottare per tornare a casa con noi.

Non ce l’abbiamo fatta, papà mio, non ci siamo riusciti.

La sorte non fu clemente con noi due, chissà perché.

In compenso sto provando a camminare lungo un percorso caratterizzato dalla fiducia verso Dio ed auguro a me stessa che ogni tanto ti sia consentito di dare una sbirciatina tra le candide nuvole.

E se per puro caso ti dovesse capitare di godere della sua luce inebriante ed iridescente non dimenticarti di ricordargli di me.

Quando lo incontrerai
per i sentieri del firmamento,
non esitare ad argomentare
sulle ragioni del mio diluvio.

Ho un piede sull’arida terra,
l’altro sfiora un Eden incolto,
ti prego, diglielo adesso,
vorrei che il mio volto
tornasse gaudente.

Tu sei l’unico uomo
che non mi avrebbe mai tradita,
ma purtroppo questa vita…
La vita…

Quando lo incontrerai
tra le ginestre o in mezzo agli astri,
cerca di rammentare
di inchinarti a nome mio.

Egli è il nostro Dio
e ti volle fortemente,
so che Lui non fu inclemente,
ma purtroppo questa vita…
È la vita…

Maria Cristina Adragna

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