Riccardo Lio

giovane tenore emergente di Massa

L’emergenza Coronavirus ha fermato l’industria del Teatro e di conseguenza della lirica con le tante sale da concerto.

Spettacoli annullati con sostanziali perdite economiche e una enorme platea di addetti, dai  tecnici, agli scenografi, ai costumisti, agli operatori del trucco e parrucco, ai tipografi, agli affissori, di cui tantissimi a reddito zero, “gli invisibili del teatro”, perché costretti, per guadagnarsi “il tozzo del pane”, a lavorare a nero.

Una emergenza che sta facendo sentire i morsi della crisi soprattutto sui giovani a inizio carriera, giovani che andrebbero supportati con azioni e progetti concreti e non più con buoni propositi e pacche virtuali sulle spalle, anche perché, se non si trova il vaccino, difficilmente si potranno avere i teatri di nuovo pieni e le sale da concerto affollate.

E solo, con concreti e garantiti sostegni economici, anche le giovani leve del canto potrebbero pensare a nuove forme di spettacoli, senza lasciarsi prendere dalla voglia di abbandonare tutto e dedicarsi ad altro per poter sopravvivere, con gravi ripercussioni sulla cultura e sulla musica in particolare.

E nel nostro virtuale girovagare per l’Italia, alla ricerca di emozioni e pensieri al tempo del Coronavirus, abbiamo avuto modo, grazie anche alla complicità di Daniela Marzano, di incontrare  Riccardo Lio, giovane tenore emergente, residente a Massa.

Fiore: I tuoi primi vagiti canori?

Lio: Come la maggior parte dei cantanti, nel coro della Chiesa di Mirteto, piccola frazione del Comune di Massa, anche se la vera e autentica folgorazione mi giunge intorno ai 7 anni.

Fiore: E precisamente?

Lio: Stavo giocando nel salotto di casa e i miei mi dicono di non disturbare o di andare a giocare altrove, perché interessati a un documentario su Maria Callas che Rai 1 avrebbe trasmesso a breve.

Smetto e mi accovaccio vicino ai miei.

Divento una statua di marmo, del resto sono nella terra del marmo, per la mia immobilità esteriore ma incomincio ad avvertire nel mio intimo un fuoco di emozioni e di interessi che non mi ha più lasciato.

Il soprano Maria Callas con il suo fascino e la sua voce da quel giorno  diventa la mia musa ispiratrice.

Ricordo ancora che cantava l’aria “Vissi d’arte” dalla Tosca di Giacomo Puccini.

Piango e dico alla mia mamma: “Da grande voglio fare quel lavoro!”

E così, con non poche difficoltà, accompagnate da qualche dubbio dei miei genitori, incomincio a frequentare le prime lezioni di canto nella vicina Carrara, dove imparo a respirare e a tirare fuori qualche nota.

Avevo otto anni.

Fiore: Successivamente?

Lio: Con la frequenza della scuola media conosco la mia prima vera insegnante di Musica, la Professoressa Maria Grazia Donatelli.

Un incontro molto importante per la mia vita musicale.

Donatelli non mi insegna “solo” a leggere il pentagramma ma fa una cosa ancora più importante: mi educa ad ascoltare la musica, elemento fondamentale per un musicista.

Ancora oggi la ringrazio per quanto mi ha concesso lungo il mio percorso musicale e umano e per la sua sempre viva disponibilità ad ascoltarmi e a “bastonarmi”.

Fiore: E successivamente?

Lio: Mi inserisco nella Corale Guglielmi, diretta dal Maestro Paolo Biancalana, dove  apprendo davvero tantissimo, come i repertori e le parti corali delle più importanti opere di Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Mozart e altri…

Ma, soprattutto, conosco persone meravigliose che ricordo ancora a distanza di tanto tempo con tantissimo affetto.

Per loro ero un figlio adottivo: io dodicenne e i coristi da quarant’anni in su! Una mascotte!

Il coro, però, mi sembrava una camicia di forza, mi mancava il respiro e avevo la sensazione di non riuscire a esprimere tutta la mia personalità.

Avvertivo la necessità di provare a cantare da solo.

E per questo devo ringraziare Alberto Bernacca, mio zio, il mio amico di sempre Lorenzo Michelucci, studente di Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, i miei nonni, i miei zii, i miei genitori e mia sorella Veronica, i primi a credere nella mia avventura in solitaria.

Prendo lezioni di canto a Marina di Pietrasanta con il soprano Alida Berti, che mi rivoluziona la tecnica acquisita fino ad allora (era veramente poca a dire la verità…), mi “inizia” al vero e proprio studio del canto lirico con le prime arie antiche e i primi ruoli d’opera che si sposavano con la mia vocalità di tenore lirico leggero e mi fa incontrare giovanissimi cantanti con immense qualità vocali, maestri collaboratori e direttori d’orchestra come Bruno Nicoli, che al Teatro alla Scala ricopre l’incarico di direttore dei complessi musicali di palcoscenico, e Marco Balderi, Direttore d’orchestra di fama internazionale.

Arrivano i primi concerti “tosti”: ricordo soprattutto quelli della Fondazione Villa Bertelli, presieduta da Ermindo Tucci,  a Forte dei Marmi, del Vernazza Opera Festival e di Carpi in Emilia Romagna.

Fiore: Fila tutto liscio insomma…

Lio: Purtroppo no! Le brutte esperienze e le delusioni esistono sempre e ovunque in ogni ambito lavorativo e arrivano quando meno te lo aspetti. Ed è, dopo una di queste, che incominciano le mie paure, il mio timore per la voce, il pubblico e tanto altro…

Le conseguenze? Più volte mi assale il pensiero di mollare tutto e darmi ad altri impegni.

Fiore: Ma qualche amico…

Lio: Già, mi hai letto nel pensiero.

Amici come Nicoletta Barsottelli e Luciano Cinini, rispettivamente  Presidente e vice presidente dell’Associazione “gli amici della musica” di Viareggio, Fabiola Formiga, soprano, Ermindo Tucci, Presidente della Fondazione Villa Bertelli, Marco Poletti, melomane, Veio Torcigliani, baritono, Franco Bocci, tenore e organizzatore di operette, Umberto Guidugli, Marcello Parducci, il grande Basso Luigi Roni e la mia splendida ragazza, Gaia Figus, violinista e mia musa ispiratrice, svegliano dal torpore la mia volontà.

E riparto dalla musica da camera e dalla liederistica tedesca.

Un repertorio molto complicato che, però, mi dà la giusta energia per ricominciare con la collaborazione del pianista Cesare Goretta con cui formo un Duo di musica da camera : il “Duo Streben”.

Tornano il credere in me stesso e  le soddisfazioni.

Fiore: Per esempio?

Lio: Nel 2021 debutterò come Bastiano nell’opera lirica “BASTIANO E BASTIANA” di W.A.Mozart, ispirata all’operina francese “Les amours de Bastien et Bastienne” di M.ma de Favart, tratta dall’intermezzo “Le divin di village” di Jean Jacques Rousseau, farò parte della stagione del Circolo Lirico “Galliano Masini” di Livorno e canterò in un festival di Musica da camera in una tournée a Zurigo.  

Fiore: Il COVID-19 quanto sta influendo sulla tua ripartenza?

Lio: Questo periodo per noi artisti emergenti (e non) ha complicato tanto il nostro iter lavorativo.

Il nostro è un mestiere che si basa sul rapporto imprescindibile con il pubblico: senza pubblico tutto diventa quasi inutile, direi incomprensibile.

Spero davvero che in un futuro molto prossimo si possa tornare a cantare dal vivo e non in streaming e che “gli invisibili del teatro e delle sale da concerto” siano “meno invisibili” di quanto lo sono oggi.

Fiore: Grazie, caro Riccardo, buon tutto e tanti auguri per il tuo futuro con l’auspicio di vederti appena possibile in un evento che potremmo organizzare magari a Massa con ScrepMagazine e Accademia.

Lio: Sono io che ringrazio te, caro Vincenzo, per la tua gentilezza e disponibilità, un ringraziamento che estendo al tuo Direttore Editoriale, Giuseppe De Nicola.

Nel contempo dichiaro la mia disponibilità a partecipare a un eventuale evento di Accademia Edizioni ed Eventi e di ScrepMagazine anche fuori della mia Toscana.

Ciao e a presto.

… a cura di Vincenzo Fiore

 

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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