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Maria Grazia Proietti

Chi è Maria Grazia Proietti?

Maria Grazia Proietti, nasce a Terni nel 1953 dove vive. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1978 con 110/110 e lode.
Specializzata in Geriatria e Gerontologia presso l’Università Cattolica degli Studi di Roma “Agostino Gemelli” con votazione di 70/70 e lode.
Specializzata in Medicina Interna presso l’Università dell’Aquila con votazione di 70/70 e lode.
Da studentessa e dopo la laurea ha frequentato l’Istituto di Patologia Speciale Medica (R) presso l’Ospedale Civile di Terni.
Dal 1980 al 1994 ha svolto incarichi di insegnamento presso la Scuola Infermieri Professionali dell’ASL “Conca Ternana” e poi Azienda Ospedale “S. Maria” di Terni per le discipline di Farmacologia e Geriatria.
Nell’anno accademico 1999 e successivi, fino al 2018 ha svolto l’incarico di insegnante presso il corso di Laurea Universitario di Infermiere presso l’Università degli Studi di Perugia – sede di Terni, per la disciplina: Geriatria.
Negli anni accademici 2000/2001, 2001/2002 ha svolto incarichi di insegnamento a contratto per il Corso Integrato di Medicina Interna del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia, Corsi raddoppiati in Terni.
Per l’anno accademico 2004-2005 ha ricevuto l’incarico di insegnamento a contratto presso l’Università di Perugia, Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, Corso presso l’Università di Perugia, Patologia Cardio Vascolare nell’anziano e anni seguenti fino al 2007.
Durante la sua carriera ha contribuito alle attività di studio e di ricerca dell’Istituto di Patologia Speciale Medica (R) partecipando a congressi e pubblicando su riviste specializzate lavori originali prevalentemente di carattere clinico. Referente Progetto 7 Hig care nell’ambito del Progetto GOAL della Azienda Ospedaliera S. Maria dal luglio 2017.
Vicepresidente CUG Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni fino al 28 gennaio 2020.
Responsabile della Comunità di Sant’ Egidio di Terni dal 2004 a oggi. Responsabile del servizio anziani della stessa Comunità. Nel 1979, presso l’Ospedale di Terni, ha svolto il Tirocinio Pratico Ospedaliero per la disciplina di Medicina Generale. Il 28 gennaio 1980 ha preso servizio presso il Reparto di Patologia Medica (R) dell’Ospedale di Terni come assistente medico a tempo pieno.
Dal 1992 ha prestato servizio presso lo stesso reparto con qualifica di aiuto medico e poi come dirigente medico di I° livello, attualmente responsabile della Struttura Dipartimentale di Geriatria presso l’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni e dal febbraio 2014 responsabile anche della Lungodegenza post acuzie della medesima Azienda.
Nel 2001 è nominata Referente della Qualità in Staff con la Direzione Generale. Dal 2004 al 28.1.2020 Responsabile Scientifico del Programma della Continuità Assistenziale presso l’Azienda Ospedaliera S. Maria in staff con la Direzione Generale.
Dal 1.4.2009 al 28 gennaio 2020 Direttore della S.S.D. di Geriatria e LDPA.

Fiore: In questi giorni il pensiero corre agli anziani, che maggiormente stanno avvertendo la psicosi del covid19. Secondo lei come stanno reagendo a questa emergenza?

Proietti: Gli anziani sono impauriti, temono che le malattie croniche, delle quali in molti soffrono, possano aumentare la probabilità di ammalarsi più gravemente.

Inoltre il clima creato intorno alle loro persone, con la continua sottolineatura che i decessi riguardano per lo più persone anziane e malate, non ha fatto che alimentare sentimenti di paura, di ansia ed anche di rammarico 

Fiore: Cosa fare per abbattere le loro fisiologiche preoccupazioni?

Proietti: Gli anziani devono conoscere ed eseguire i comportamenti virtuosi suggeriti dal decalogo del Ministero della Salute e dalla comunità scientifica: e questo è compito della comunità che li circonda, comunità che deve comprendere quanto sia importante tutelarli per evitare un aumento degli ammalati e un probabile collasso del sistema sanitario.

Mettere in pratica il decalogo ministeriale crea una maggiore sicurezza negli anziani e trasmette la certezza che gli atteggiamenti positivi stanno mettendo in campo qualcosa di utile e di importante per debellare il Covid19.

Fiore: La società saprà supportarli o li farà sentire “soggetti sopportati”?

Proietti: Gli anziani soffrono di solitudine, di perdita di ruolo. L’insistere sul fatto che gli anziani rientrano nelle categorie a rischio allo stesso modo dei pazienti con patologie croniche ha aumentato il loro disagio, la loro precarietà, la loro preoccupazione e resa lo loro salute ancora più instabile e precaria.

Fiore: Quanto sono responsabili gli organi di informazione, la TV, la carta stampata, la rete, che hanno terribilmente amplificato il messaggio: «Tutte le vittime accertate sono anziani affetti da diverse patologie» gettando nello sconforto e nell’inquietudine le nostre nonne e i nostri nonni?

Proietti: Nei primi giorni di diffusione della malattia molta stampa non ha certo aiutato ad alleggerire la situazione, anzi quasi morbosamente ha sottolineato la circostanza che “erano anziani”. In un secondo momento la stampa e i vari mezzi di informazione, anche grazie alle prese di posizione di alcuni protagonisti anziani della vita pubblica e delle associazioni di categoria, hanno cambiato registro: e gli anziani si sono sentiti più sollevati, rincuorati e rasserenati.

Fiore: «Se muore un nonnino non è che abbia meno valore della morte di una persona più giovane» ha dichiarato Lino Banfi all’agenzia di stampa Adnkronos per arginare questa sorta di terrorismo verso chi è più vecchio.

Lei è d’accordo con questa presa di posizione del “nonno d’Italia”?

Proietti: Si, sono molto d’accordo sulla posizione del “nonno d’Italia”.  Ha rappresentato e rappresenta un messaggio positivo di forza, di concretezza e della bellezza della vita degli anziani.  Del resto gli anziani, oggi, sono molto diversi dallo stereotipo dell’anziano rassegnato alla sua condizione di lontananza da una vita attiva, piena ed ancora bella.  Gli anziani sono ancora una parte essenziale e importantissima per la nostra società perché hanno ancora capacità ideativa e di costruzione di un futuro che dà vita alle loro giornate.  E bene hanno fatto a risentirsi.  A questo punto vorrei far conoscere questo delizioso post che un anziano “speciale“ Luciano Clementini , anni 87, ha scritto su FB :

”Da qualche giorno apprendo che gli anziani ultraottantenni, categoria nella quale sono collocato, hanno una nuova funzione nella società. Oltre ad essere dei solidi punti di riferimento per esperienza, cultura, amorevole parcheggio degli amati nipotini e possessori di pensioni, colpevolmente calcolate con il sistema retributivo da cui attingere all’occorrenza, hanno anche il compito di accollarsi la quota di mortalità richiesta dal Coronavirus per placarsi. Quando, infatti, i partecipanti a talk televisivi hanno creato pesanti atmosfere sul tema, e non sanno come ammorbidire la tensione che hanno creato, pensano bene di concludere i dibattiti con la cinica, ma liberatoria considerazione che tanto il virus uccide solo persone molto anziane. Poi tornati a casa danno il bacino alla nonnina ed assaggiano il biscottino preparato loro dalla vecchina con l’ultima ricetta sentita in TV”.

Fiore: Sono in atto azioni tese a consolidare le misure di protezione già dovute per queste persone?

Proietti: Assolutamente sì! Come dicevo prima si è compreso che la “fragilità” degli anziani va sostenuta e che sono persone alle quali va rivolta una attenzione speciale di “protezione”.

Ecco, quindi, le misure e i consigli di protezione suggeriti dalla scienza e di seguito dal Governo, come il forte avvertimento di starsene in casa e di non frequentare luoghi affollati.

Mi viene da sorridere quando penso a come molti anziani, spesso, per combattere la solitudine, si rifugiano in luoghi caldi e pieni di gente, come per esempio gli ingressi degli ipermercati, che sono posti assolutamente da sconsigliare.

Al riguardo mi torna alla memoria il racconto di un anziano, che rimasto vedovo, e vivendo da solo, mi diceva che la mattina usciva di casa alle 9, si recava presso l’ingresso di un ipermercato e ci rimaneva fino alle 12, per farvi ritorno dopo pranzo e continuare a parlare e discutere con gli amici.

E con lo sguardo triste continuava:” Del resto, se non andassi là, starei solo a casa per tutto il giorno, invece in quel luogo parlo, incontro persone ed il tempo trascorre più facilmente “.

Una grande solitudine alla quale questo anziano aveva trovato una soluzione.

In questi giorni ho spesso pensato a lui e mi sono chiesta se ancora continuasse con questa sua abitudine, quasi in segno di sfida al coronavirus.

Fiore: Saranno i nostri anziani, forti delle tante esperienze vissute, a dare ancora una volta la carica con la loro saggezza ai più giovani rassicurandoli che ogni emergenza passa e che il futuro va affrontato con coraggio e positività?

Proietti: Il clima generale che si sta diffondendo è di paura per la salute propria, dei propri figli ed anche dei propri anziani.

Il virus si sta propagando, come dimostra l’aumento del numero dei contagi, dei malati e, purtroppo, anche delle morti: è di queste ore la notizia di un bambino di pochi mesi che ha contratto la malattia. Pertanto in questo momento mi sembra difficile che la “saggezza” degli anziani possa indurre un atteggiamento più sereno.

Mi sento però di fare una osservazione che mi sta molto a cuore: quello che ci salverà saranno i nostri comportamenti, conservare la salute è un nostro dovere, soprattutto nei confronti della nostra comunità.  E una comunità si salva se fa le cose necessarie esattamente nel momento che servono, e non a casaccio e quando le gira.

Allora si deve avere alto il senso di comunità scegliendo di vivere i comportamenti che le autorità sanitarie ci suggeriscono.

Il virus non corre da solo, il virus lo portiamo noi: allora cerchiamo di osservare i semplici consigli, i famosi dieci comportamenti da seguire.  Gli anziani per primi diano il buon esempio, li seguano, abbiano questa forma di saggezza da diffondere. Allora non sarà il virus a propagarsi, ma saranno i nostri comportamenti “buoni” e “sani” a diffondersi.

Sarà il senso profondo di avere rispetto della comunità alla quale si appartiene a diffondersi, sarà questo diffondersi buono, saggio che ci salverà.  Ci salveremo dal coronavirus solo avendo un senso profondo di rispetto verso la comunità alla quale apparteniamo, sia essa una scuola, un quartiere, un ufficio, un ospedale, un supermercato.

Fiore: Cosa sta accadendo nella sua Umbria?

Proietti: Il numero delle persone positive all’infezione da coronavirus in Umbria è salito a 12 in queste ultime ore. Mi auguro che il numero non salga e che tutti e dodici superino quanto prima questo brutto momento.

Fiore: Come stanno vivendo i bambini il covid19?

Proietti: I bambini si spaventano se si spaventano i grandi: anche i bambini però devono comportarsi seguendo le regole in atto. Soprattutto nelle scuole deve essere dato grande risalto al senso di comunità, è importante che si insegni a guardare al bene comune che è molto più grande e più importante del nostro bene personale.

Norme come il lavarsi bene le mani e il non tossire in faccia alle persone si possono insegnare anche ai bambini molto piccoli per avere dal basso una società più educata e sanitariamente sana.

Fiore: I suoi consigli per non soccombere al covid19.

Proietti: Sicuramente da diffondere in ogni luogo sia pubblico che privato il poster del Ministero della salute.

A questi suggerimenti, per ingentilirci e farli ben accettare, direi di trovare un modo gentile di porsi alle persone.  Se non possiamo darci la mano, tornare a salutarci con un sorriso, se non ci si può abbracciare, magari si può fare un cenno gentile con il capo, come facevano i gentiluomini mentre salutavano le signore molti anni fa.

Cercare di stare meno tempo possibile di fronte ai talk show televisivi che parlano troppo di Coronavirus e magari spegnere la televisione e leggere un buon libro, informarsi dai mezzi di informazione ufficiali come le Direzioni Regionali della salute o il Ministero della Salute.  E poi sorridere, sorridere, sorridere: un sorriso accattivante verso il bambino, verso il giovane, verso l’anziano per una società meno ansiosa e senza psicosi.

Fiore: Grazie, gentile Dottoressa Proietti, buon tutto e crepi il Covid19…

Proietti: Grazie a lei e a ScrepMagazine per avermi dato l’opportunità di parlare dei nostri simpaticissimi e, nonostante tutto, arzilli anziani…

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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