(via telefono cellulare)

Laura Fano

Continua la mia cavalcata telefonica in giro per l’Italia a caccia di impressioni, sensazioni, emozioni, riflessioni in periodo da “coprifuoco da virus”.

Oggi eccomi a Bari con l’avvocato Laura Fano, prossima collaboratrice di ScrepMagazine.

Laura Fano nasce a Como nel 1971.

Dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari, conseguendo l’abilitazione all’esercizio della professione forense che svolge a Bari.

L’intelletto vivace, il carattere curioso e i forti legami con le proprie origini ed il territorio, la portano ad approfondire lo studio della storia moderna e contemporanea dalle cui ricerche nascono una mostra fotografica e documentale sugli internati militari nei lager nazisti, incontri e dibattiti sul tema e numerose pubblicazioni tra cui “Chi oltrepassa viene ucciso”, “Storia dimenticata di una prigionia negata” e insieme al Dott. Michele Muschitiello “L’arte de r’aloye” (l’arte delle olive), “1913 il Suffragio quasi universale”, “Bitontini alla Corte del Principe di Malta”.

Inoltre è stata curatrice, insieme ad altri autori, di una collana di storia locale dal titolo “La Bibbia dei poveri” e redattrice per molti anni del settimanale online www.IlSudest.it  occupandosi di costume e società.

Fiore: Passati i giorni dell’euforia post sospensione della didattica scolastica?

Fano: Così sembra! Il provvedimento in realtà era stato inteso, con grande ingenuità, come una vacanza, anche se forzata.

Fiore: Bari oggi, 9 marzo…

Fano: Bari oggi è a tratti quasi spettrale, gli autobus circolano mezzi vuoti, i treni hanno dimezzato le corse, l’aeroporto vuoto, i taxi non partono dalle loro postazioni e i negozi semideserti.

Gli scaffali dei supermercati vengono riforniti di continuo e qualcuno lamenta di faticare a reperire, insieme alle mascherine e agli igienizzanti, anche l’acqua.

In molti hanno preso a girare per le strade con guanti e presidi di fortuna.

I medici negli ospedali lavorano incessantemente e riorganizzano turni e reparti per far fronte all’emergenza.

Studenti e professori tentano, tra mille difficoltà, connessioni tecnologiche per lezioni improvvisate.

C’è chi è tornato al Sud, al riparo della famiglia, fuggendo dal Nord a bordo di un treno e chi si chiude in casa in attesa di tempi migliori per proteggere se stesso e i propri cari.

Fiore: Mi dicono però che c’è ancora tanta incoscienza. Vero?

Fano: Sì, c’è ancora chi irresponsabilmente scambia baci appassionati all’ombra del Teatro Petruzzelli o del Teatro Piccinni, chi prende un aperitivo con gli amici e organizza un festino, nel mentre il Governo vara provvedimenti restrittivi per tutto il Paese, considerato ormai interamente “Zona Rossa”.

Fiore: Chiusa e tappata in casa?

Fano: A dirti il vero mi hai colta nel mentre faccio due passi sul romantico lungomare per prendere una boccata d’aria, guardare la luna piena e trovare una qualche risposta ai miei tanti perché.

Fiore: La giusta scusa per…  

Fano:… la giusta scusa per riordinare in solitudine i miei pensieri che, tumultuosi, affollano la mia mente in queste ore.

Una solitudine rotta solo e soltanto da lei, la luna, che intensa, luminosa, immobile si specchia nel mare e la sua luce sembra quasi voler rischiarare il buio del pianeta e calmare le paure di noi uomini insicuri e butterati dalle nostre imperfezioni.

Fiore: Quando il virus ha iniziato a diffondersi in Italia come hai trascorso le tue giornate?

Fano: Come sempre, casa, lavoro, studio, famiglia.

Ho condiviso con gli amici del Nord le vignette spiritose che li invitavano a trascorrere le vacanze in Puglia o quelle in cui si leggeva che non si affittavano case ai settentrionali.

Ho continuato a prendere autobus e treni, ignara del fatto che il problema avrebbe posto un contagio su larga scala, coinvolgendo anche noi del Sud, i nostri figli e i nostri anziani genitori.

Fiore: Insomma nulla di irrazionale e anomalo…

Fano:… rispetto ai comportamenti assurdi, anomali e molto riprovevoli di chi evadeva dalla “zona rossa” per andare a sciare, intasava i treni per allontanarsi dalle quarantene e tornare dai parenti, dei detenuti che inscenavano rivolte nelle carceri ed evadevano, dei più o meno giovani che affollavano locali alla moda per non perdersi un aperitivo o una festa, si baciavano e abbracciavano in ogni angolo di strada con aria di sfida nei confronti del coronavirus.

Fiore: Anche il mondo della scienza e della politica si è diviso…

Fano: Sai di fronte a certi fenomeni che ci colgono impreparati, ognuno reagisce in maniera diversa.

Ci sono fenomeni e paure che nel tempo abbiamo imparato a razionalizzare, come il fuoco, il buio e i temporali, ma la paura dei virus, in un mondo globalizzato, è “una paura” che non eravamo abituati ad affrontare e ci ha spaventati.

E così ciascuno di noi ha reagito e sta reagendo allo stress come meglio ha potuto e può, consciamente o inconsciamente.

Essere spaventati è una reazione normale, ce lo insegna il mondo animale, e di fronte alla paura c’è chi reagisce fuggendo dalla realtà, negandola e fingendo che il problema non esista o non sia poi così grave e chi, chiudendosi nelle proprie rassicuranti certezze, fa provviste di viveri e si rintana in casa come una formica.

In fondo in questo siamo tutti un po’ animali, il che non è una brutta cosa.

Fiore: Ti ho persa…

Fano: Sì, scusami, nel frattempo sono rientrata a casa e continuo a guardare la luna dalla mia finestra.

Mi sembra più bianca e più alta tra le nuvole di questo cielo di Marzo, e intanto ascolto le fusa del mio gatto acciambellato accanto a me.

Fiore: Forse è arrivato il momento di razionalizzare le nostre paure e fermarci un attimo?

Fano: Ripensare alle cose che ci stanno davvero a cuore, tornare ad essere responsabili e accettare con serenità e un briciolo di buon senso le restrizioni che, per il bene di tutti, ci sono state imposte dal Governo e dall’OMS e approfittare di questa pausa forzata per riprenderci la nostra vita: riscoprire il piacere di una passeggiata all’aperto, la lettura di un libro, l’ascolto di un disco, una telefonata con gli amici, la visione di un bel film, un gioco da tavolo con i nostri figli.

Fiore: Dopo aver corso forsennatamente per una vita dietro a non si sa cosa, arriva lo stop!

Fano: Fermi a casa, a riflettere, a caro prezzo, perché ce lo impone il virus, sulle tante discriminazioni che oggi ci vedono vittime, sul tempo di cui abbiamo perso il valore in cambio del denaro, sulla famiglia da ricompattare, sui baci e abbracci che abbiamo dato per scontati, sul senso di appartenenza ad una comunità.

Nella vita di noi tutti ci sono cose indispensabili e cose semplicemente gradevoli: molte di queste vanno ripensate.

Fiore: Grazie, cara Laura, e benvenuta tra noi…

Fano: Ciao e a presto.

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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