“a tu per tu con…” il Sistema Artistico Naturale di Silvia Cassetta

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“a tu per tu con…”

il “SAN – Sistema Artistico Naturale”

di Silvia Cassetta

Attorno a Castel del Monte c’è sempre stato un alone particolare alimentato “da sacerdoti delle scienze del mistero, da cultori di ufo-reliquie, da archeo-astronomi e numerologi; da giornalisti preoccupati soltanto di riempire di falsi misteri le pagine estive di riviste e quotidiani e impegnati ad alimentare una sequela di assurde credenze sull’ottagono federiciano, come quella secondo cui l’edificio sarebbe stato costruito per ospitare e custodire il Santo Graal, che poco avevano a che fare con la realtà storica”

Tutto questo sino a quando storici, come Raffaele Licinio, non sono riusciti a recuperare la sua originaria e vera identità, cioè di un castello medievale di straordinaria bellezza, di monumentale imponenza e di fascinosa presenza, inserendolo a pieno titolo in un organico “sistema” di castelli realizzato da Federico II e progettato a fini militari, politici e per così dire “di propaganda”.

Tesi che Raffaele Licinio, purtroppo scomparso, ma  all’epoca professore di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari, con il supporto  di solide fonti documentarie, ben delineò nel libro Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, polemizzando con gli spacciatori di  mirabolanti invenzioni sul Graal, degli allineamenti con la cattedrale di Chartres e con Gerusalemme, di stereotipi e interpretazioni fanta-esoteriche.

«Castel del Monte non è pieno di misteri o di enigmi da svelare – affermava Licinio – ma di problemi storici e questioni aperte su cui ridiscutere», ma con le armi della ricerca storica seria, in modo da abbattere i luoghi comuni e le corbellerie sul Medioevo, come quelle riguardanti Castel del Monte.

“Quel castello sorge lì e non altrove – spiegava Licinio – perché deve completare le maglie di un sistema che serve a controllare il territorio”, un maniero ben inserito nell’ambito dei rapporti comunicazionali con i principali castelli della zona: Barletta, Canosa, Trani, ma anche Andria, Ruvo, Corato, Terlizzi, Bari, Gravina, il Garagnone.

“Un grande personaggio politico come Federico II conosce perfettamente l’importanza del controllo, anche militare, del territorio. Non si tratta infatti soltanto di un processo di costruzione di castelli, ma di modifica dello sviluppo di un territorio: delle colture, dei trasporti, dei commerci, della politica, della demografia”.

Ed è proprio nell’ambito dello sviluppo del territorio intorno a Castel del Monte, in un paesaggio vivo, frequentato, dinamico, che si sta sviluppando una programmazione di ricettività ricadente negli aiuti all’avviamento di attività extra-agricole nelle zone rurali con la realizzazione di un progetto, finanziato dal GAL, molto particolare, messo in campo dall’architetto-danzatrice Silvia Cassetta.

S.A.N. ovvero “sistema artistico naturale” è il nome del progetto, che riprende il fascino architettonico del valore delle pietre antiche e lo innesta su quella parte, ancora silenziosa ma sovrana, del territorio di Castel del Monte, che ha bisogno di far passare dalla potenza all’atto tutta una serie di caratteristiche e qualità non ancora espresse e valorizzate.

Fiore – A cosa mira il tuo progetto?

Cassetta – Il mio progetto mira a  creare, su un terreno della mia famiglia, a cui va il mio più sincero ringraziamento per i tanti sacrifici fatti, un parco di attività extra agricole ed ha come obiettivo quello di innovare la modalità di fruizione del territorio, con inserimento di funzioni nuove che possano valorizzare l’interazione con il paesaggio.

Fiore – Cioè?

Cassetta – L’area progettuale diventerebbe in questa maniera un “Sistema Artistico Naturale” studiato per attività ricettive e artistiche in totale integrazione DAL LUOGO e PER  IL LUOGO. Voglio innovare partendo dalle radici del passato, quelle di un luogo che ha una forte memoria, Castel del Monte, radici che urlano alla mia terra, situata accanto alla pineta dell’architettura federiciana, di contribuire a rafforzare un’opera innovatrice per l’epoca in cui fu costruita coerente con lo spirito dello Stupor Mundi.

Fiore – Una scelta di grande coraggio e innovazione progettuale la tua…

Cassetta – Sì, ma partendo da un passato prezioso: questo mio progetto nasce prima di tutto da un dovere morale di dare vita ad una realtà troppo isolata ed immobile, per essere degna di circondare un luogo così ricco di identità e genius loci. Il   S.A.N., acronimo del progetto, vuol  offrire allestimenti leggeri su un’area che in parte circonda la pineta federiciana, offrendo la possibilità di porre a servizio dei fruitori una rieducazione ambientale tra passeggiate e sentieri da recuperare       

Fiore – Quindi una valorizzazione e un recupero di luoghi non da poco…

Cassetta – Credo che l’Architettura debba essere a servizio del luogo e non il contrario. Pertanto gli interventi saranno solo di  recupero e organizzazione: verranno, infatti, recuperati  sentieri   sconnessi   ed   attualmente   poco praticabili, realizzate piccole aree di sosta e un   vecchio  deposito  in  degrado  sarà recuperato a servizio dell’accoglienza. L’obiettivo è ottenere un vero e proprio “circuito” dedicato all’arte nella natura. Tale  sistema sarà collegato con accessi studiati e diretti ai percorsi federiciani, in modo da integrare l’esistente flusso turistico, offrendo una funzione in più: quella di un parco S.A.N. con orme d’arte, sculture, spazi performativi all’aperto, sentieri, percorsi con sculture di design studiati con materiali tipici della Murgia, aree per osservare il cielo notturno e per pernottamenti brevi ed amovibili,  area del “giardino   dei   suoni”  con strumenti musicali poveri e connessi alla natura.

Fiore – Siamo a una fusione di arte, natura, storia, architettura e arti performative…

Cassetta – Esattamente… La   mia  formazione,  che  si   sta   concludendo  all’Accademia   Nazionale   di  Danza   a Roma, oltre che, all’architettura, pensa sempre anche alla espressione artistica: progettare delle contemporanee performance d’arte a diretto contatto con la natura è la sintesi di un percorso personale di ricerca e formazione che dura da anni   e   che   ora   si   può   concretizzare. 

In questo periodo ci siamo confrontati in Accademia con temi coreografici in relazione al verde: sono stati momenti di crescita ed immersione nelle profondità di origini e sensazioni che hanno aumentato la mia percezione artistica.   

Su queste corde si allinea la mia proposta che restituisce vita ad una maggiore sensibilità green, fornisce un contributo di sostanza alla transizione ecologica e mira a rendere il paesaggio confinante con il Castello una culla  di incantesimo  e fascino in linea con quello  che fu il discorso  artistico di Federico II.

“danzANDo sull’Appia Antica, n.2”
secondo progetto artistico-didattico realizzato come collaborazione tra Accademia Nazionale di Danza, Italia Nostra, Sovrintendenza Capitolina e Parco Archeologico dell’Appia Antica, sotto la direzione della Prof. ssa Sandra Fuciarelli, che si ringrazia per la gentile concessione.

Fiore – E, lasciamelo dire, anche per valorizzare le tue performance di design e danza che tu hai già avuto modo di esprimere esibendoti recentemente all’interno di grotte rupestri nei Sassi di Matera…

Cassetta – L’hai detto tu, non io… Infatti l’esigenza principale non è quella di una personale esibizione, ma di usare il sistema progettato a servizio di una collettività  che possa cambiare il  modo  di  percepire  il territorio proprio  attraverso atti creativi attivi tra danza,   musica   e   design. Il tutto è progettato per rendere il territorio un teatro naturale, anche perché attualmente, nel raggio di 3 km dal Castello, mancano attività extra in grado di riattivare le potenzialità ricettive dell’area, con spazi dedicati all’arte contemporanea e ad un sistema performativo, così da sviluppare una logistica diversa per un nuovo modo di vivere il territorio in maniera più consapevole e più variegata con un progetto artistico e architettonico dedicato alle attività extra-agricole.

Fiore – Insomma tutto nel pieno rispetto del focus comune anche al Parco Nazionale dell’Alta Murgia, la valorizzazione della bellezza della natura.

Cassetta – Hai colto… il S.A.N., infatti,  è stato progettato in piena conformità con la normativa prevista con gli interventi leggeri collocati dove consentito dal Parco dell’Alta Murgia, anche perché il progetto “Sistema Artistico Naturale”, come prima cosa, va nella direzione della tutela del territorio con l’imperativo categorico di non turbare minimante l’equilibrio naturale dell’area.

Fiore – Tutto bello, tutto meraviglioso, tutto fantastico… ma ora vogliamo entrare nei particolari anche per poter decidere se, a SAN realizzato, ScrepMagazine potrà realizzare un suo evento?

Cassetta – A dire il vero aspettavo il tuo la… saranno realizzate attività di funzione extra-agricole di educazione ambientale e turistica con la realizzazione di ben 6 piattaforme belvedere, anche per osservazione astronomica all’aperto e dedicate a performance artistiche con la sistemazione di sentieri già esistenti per un percorso di Educazione Ambientale e Federiciano, con accesso  al Castello, insieme ad un’area di sculture all’aperto.

Fiore – Molto interessante ma spero che non sia solo questo…

Cassetta – E il S.A.N. non sarà solo questo, ma sarà anche il recupero architettonico dell’esistente: da un piccolo deposito in degrado da adibire ad accoglienza del parco, ai muretti a secco dissestati e alla rifunzionalizzazione degli accessi all’area interessata che così diventerà un “Sistema Artistico Naturale” utile anche al Parco dell’Alta Murgia, che già gode di sistemi ciclabili e turistici organizzati a favore dell’educazione ambientale.

Fiore – Siamo, per concludere, di fronte a un progetto di assoluta integrazione tra la natura e l’architettura federiciana, a una simbiosi del presente con il passato…

Cassetta – Assolutamente sì… siamo di fronte alla necessità di creare un sistema di connessione diretta tra arte e natura, in un territorio apparentemente aspro poiché ricco di pietre e parti sconnesse, ma con un afflato di serenità strettamente   connesso  all’identità  federiciana.

Le attività extra agricole di intervento paesaggistico, per esempio, sono state studiate per individuare una serie di funzioni che creino un ‘sistema’ di accessi all’area della pineta del Castello, di percorsi, di aree per soggiorni brevi in previsione di micro strutture amovibili integrate nel territorio, per dormire o sostare guardando il cielo.

In questo modo i fruitori, immersi nel paesaggio collinare dell’area, oltre   alla   visita   del castello federiciano, potranno apprezzare i benefici derivanti  dalla Natura il cui rispetto dovrebbe essere indotto dalla naturalezza e dall’architettura stessa del luogo che si andrà a creare e che sicuramente ospiterà un evento di ScrepMagazine.

Chi è Silvia Cassetta?

Silvia Cassetta è innanzi tutto un architetto che si muove lungo direttrici di marcia tutte sue:
“Il corpo è la mia matita”
“L’architettura è la concretezza del sogno”.
Dopo una formazione classica, nel 2005 si laurea con 110 e lode presso la facoltà di Architettura di Ascoli Piceno.
Nel 2006 partecipa a numerosi workshop di progettazione e svolge esperienza di tutor nel laboratorio di progettazione del Prof. Pippo Ciorra.
Nel 2007 si iscrive all’ Ordine degli Architetti della Provincia di Bari.
Dal 2006 al 2008 è a Milano e collabora con lo studio del Prof. Arch. Alberto Ferlenga, ricoprendo il ruolo di Project Manager.
Tra i vari progetti realizza nel 2008 l’allestimento della mostra “Classico Manifesto” per la Triennale di Milano.
Nel 2007 partecipa al progetto “Nuovo centro commerciale multifunzionale a Baranquilla” (Colombia)  presso lo studio di architettura “Roberto Behar and Font”, Miami, FL (USA).
Nel 2008 consegue il Master in Interior Design presso la Scuola Politecnica di Design di  Milano.
Dal 2008 al 2009 lavora per “Design International” a Londra, società inglese che realizza grandi progetti di retail design e resort.
Nel 2010 apre il suo studio da architetto.
Ma Silvia Cassetta è anche una danzatrice tant’è che ha fatto della frase  “DanzaèArchitettura” il suo motto, un motto che connette il senso della danza a quello dell’architettura, in una sperimentazione costantemente incentrata su progetti danzati, in cui le sue essenze  di architetto e danzatrice si uniscono. 
Nel 2008 elabora una serie di ‘proGetti’ danzati, nei quali si nota come il corpo diventi uno strumento, alla ricerca di una relazione continua tra fluidità e design. Nell’anno successivo in cui è a Londra studia alla Pineapple.
L’incontro con l’improvvisazione danzata, intesa   come prassi dell’espressività artistica, avviene in ulteriori laboratori con differenti figure artistiche: uno di questi è a Roma presso il Mattatoio, Teatro della Pelanda, nell’esperienza multidisciplinare diretta dal pianista Stefano Battaglia. 
Nel 2018 nasce il progetto “Lightness, DanzaèArchitettura”, dalla volontà di continuare un percorso costante sulla relazione tra la danza e l’architettura, tra  corpo e disegni.
Con questo progetto viene selezionata tra i 7 artisti finalisti nella sezione Danza per MArte Live, nella regione Lazio.
E’ insegnante certificata di “Progressing Ballet Technique”, studia  tecnica classica con i Maestri Andrei Fedotov e Fabrizio Bartoli a Roma
Nel 2019 partecipa a Matera ai laboratori di Virgilio Sieni, a Firenze presso l’Accademia sull’arte del Gesto durante il contesto “La Democrazia del corpo”.
In questi percorsi, colmi di sensibilità spaziale e coreografica, si avvicina ad una maggiore riflessione sul lavoro articolare del corpo e  sulla danza in relazione all’ascolto degli altri. 
Attualmente si sta specializzando in Coreografia all’Accademia Nazionale di Danza a Roma.
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il “SAN – Sistema Artistico Naturale”

di Silvia Cassetta

… a cura di Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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