con Elsa Pollaci, chirurga veterinaria

Meta Monte Compatri, dopo un ottimo pranzo presso un agriturismo di Monte Porzio Catone, per una chiacchierata-intervista con la chirurga veterinaria Elsa Pollaci e un caffè.

Monte Compatri, comune di 10.584 abitanti della provincia di Roma, si trova sui Colli Albani, nell’area dei Castelli Romani e si erge su una collina tufacea di origine vulcanica con abitazioni caratterizzate da cantine sotterranee che, intersecandosi tra loro, formano una caratteristica rete di gallerie di grande richiamo turistico-culturale.

Di notevole interesse storico la Chiesa di Santa Maria Assunta, edificata tra il 1630 ed il 1633 per volere del cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, Palazzo Borghese, sede del Municipio, la biblioteca di Palazzo Annibaldeschi, la Fontana dell’Angelo XVII secolo e la Fontana del Belvedere.

Ed è proprio nei pressi della Fontana del Belvedere che incontro la nostra chirurga.

Il Belvedere è uno dei posti più “in” di Monte Compatri dal quale si può ammirare un panorama mozzafiato che abbraccia Roma da Est a Ovest e che ti fa venire il desiderio di non andare più via.

Elsa Pollaci si laurea con lode nel 1999 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Messina.
Dopo la laurea trascorre due anni presso il Dipartimento di Clinica dei piccoli animali dell’Università di Liegi, dove consegue il diploma di Internship nel 2002.

Tornata in Italia, svolge un periodo di tirocinio chirurgico presso l’Ospedale Didattico dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Paolo Buracco, professore ordinario di Clinica Chirurgica Veterinaria presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie di Grugliasco (Torino).

Nel 2004 consegue il diploma di specializzazione in patologia e clinica degli animali d’affezione presso l’Università di Milano.

Da Settembre 2003 ad Aprile 2014 collabora con la Clinica Veterinaria Roma Sud in qualità di chirurgo.

Da Giugno 2014 a Giugno 2017 collabora part time con la Clinica Veterinaria privata San Marco di Padova occupandosi di chirurgia specialistica  dei tessuti molli. 

Dal 2014 collabora con  la clinica Etiopia di Roma e da Novembre 2018  anche con la clinica veterinaria Polivet di Roma Nord.

Ha da poco iniziato una collaborazione con la clinica veterinaria NSL di Roma concepita con un design architettonico unico e moderno caratterizzato da linee e colori che mettono a proprio agio i pazienti e i loro accompagnatori.

In queste strutture svolge attività specialistica in chirurgia dei tessuti molli. 

Svolge inoltre attività free lance per la chirurgia specialistica sul territorio nazionale. 

Fiore:- Il suo nome è rimbalzato agli onori della cronaca, nel gennaio dello scorso anno, per aver ridato la vita a “Peppino”, un trovatello dal muso mutilato per un petardo, con molta probabilità infilato nel naso e fatto esplodere da ignoti durante la notte di Capodanno. Me ne vuole parlare?

Pollaci:- Era il periodo natalizio e mi trovavo in Sicilia per trascorrere le feste con la mia famiglia, quando mi arriva  un messaggio del collega Carlo Pezzuto .

Mi chiedeva consiglio su come trattare un caso molto complesso che stava gestendo nella sua clinica di Campobasso.

Mi invia le foto di questo cane completamente sfigurato: presentava una ferita molto estesa del muso con assenza del tartufo e di gran parte dell’osso mascellare.

Gli spiego cosa avrei fatto per sistemare quel disastro e, dopo qualche giorno, mi chiede di aiutarlo nell’ intervento.

Così, appena rientrata a Roma, mi organizzo per la partenza.

Era il tre gennaio: mi metto in macchina insieme ad un collega, il Dottor Alessandro Montani, direzione Campobasso.

Quel giorno il meteo prevedeva neve ma decidiamo di partire lo stesso.

La prima parte del viaggio è agevole ma, giunti nelle vicinanze di Campobasso, comincia a nevicare!

Ci fermiamo e montiamo le catene. O meglio, Alessandro monta le catene.

Non smetterò mai di ringraziarlo per avermi supportato in questa avventura.

Giungiamo a Campobasso accolti molto calorosamente dai volontari dell’Associazione che si stava occupando di Peppe.

L’intero staff della clinica era pronto per l’ intervento.

L’interesse per questo sfortunato cane era altissimo, tanto che i giornalisti avrebbero voluto intervistarci e documentare l’intervento.

 Rifiutammo, non ci saremmo potuti concentrare come dovuto su questo delicato caso. Le interviste furono concesse solo dopo.

Entriamo in sala operatoria e dopo qualche ora Peppe si ritrova con un nuovo e  bellissimo muso.

Non sapremo mai cosa successe veramente a Peppe quel giorno nel bosco ma di certo possiamo dire che, grazie all’ amore e alla dedizione dei volontari dell’APAC di Campobasso e alla solidarietà di tutti coloro che hanno fatto donazioni per lui,  oggi Peppe si è lasciato alle spalle questa brutta esperienza ed ha trovato una famiglia che lo ama moltissimo.

Fiore:- Qual è la molla che l’ha spinta verso la chirurgia veterinaria?

Pollaci:- Dopo la laurea vinsi una borsa di studio all’ estero e andai all’Università  di  Liegi, dove conobbi la Professoressa Hammaide, chirurgo dei tessuti molli: ricordo ancora la prima volta in cui la vidi operare.

Mi innamorai del modo in cui muoveva le mani, era talmente elegante che sembrava dipingere sui tessuti.

Da quel momento capisco che la chirurgia sarebbe stata la mia strada: mi buttai a capofitto in questo meraviglioso mondo.

Sai, quando ci si innamora di qualcuno, succede e basta.  La stessa cosa mi è capitata con la chirurgia. 

Dopo due anni trascorsi in Belgio, torno in Italia e precisamente a Torino per seguire in Università il professor Paolo Buracco che considero il mio primo maestro.

Fui subito colpita dalla sua grande passione per l’insegnamento e per la divulgazione scientifica, la sua immensa esperienza e preparazione e il suo modo di porsi semplice e diretto!

Sono passati quasi vent’ anni da quando lo conobbi ma resta tuttora un mio punto di riferimento per i casi più complessi!

Le sue parole mi confortano sempre quando ho qualche dubbio!

Poi arriva la grande occasione, una rinomata clinica romana cercava un chirurgo: faccio la valigia per l’ennesima volta e mi trasferisco in una nuova città.

Sono anni intensi e difficili ma molto formativi.

Mi ritengo molto fortunata per l’esperienza che ho maturato nei dieci anni trascorsi in questa clinica e per tutti i colleghi con cui ho avuto l’ occasione di lavorare e confrontarmi!

Fiore:- Ha mai pensato di non farcela?

Pollaci:- Tantissime volte, sia durante il corso di studi che dopo!

Infatti non sono mancati i momenti di sconforto ma sono sempre andata avanti mossa dalla sete di conoscenza e dalla passione per la chirurgia.

Chi decide di iscriversi a veterinaria deve superare un primo scoglio con il test di ingresso a numero chiuso e poi cinque anni con frequenza obbligatoria.

Una volta conseguito il tanto ambito “pezzo di carta”, inizia una lunga gavetta se si vuole ottenere una formazione di un certo livello.

Per chi sceglie la libera professione, come ho fatto io, non sempre il compenso economico è adeguato, soprattutto nei primi anni.

Gli orari di lavoro sono molto impegnativi, spesso si lavora anche nei giorni festivi e la notte.

Quindi sono molti i momenti in cui si è tentati di gettare la spugna, però come recita una frase di Confucio:

   “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neanche un giorno in vita tua”.

Fiore:- L’amore per gli animali succede o è innato?

Pollaci:- Credo che sia innato. Basta osservare i bambini: un bimbo prova curiosità ed è naturalmente attratto dagli animali, solitamente cerca il contatto con loro ed è abbastanza raro che un bimbo sia timoroso nei confronti di un animale.

Ovviamente questa propensione innata verso l’animale ha bisogno di essere coltivata: in questo gioca un ruolo fondamentale l’ambiente familiare!

Se il genitore vive con timore il contatto con l’animale, trasmetterà quest’ansia al figlio che, da grande, vedrà l’animale stesso come un pericolo, viceversa se un genitore si mostra amorevole nei confronti dell’animale, il bambino crescerà con sentimenti positivi nei confronti degli animali.

Fiore:- I suoi clienti amano solo i propri animali perché di razza o amano, a prescindere, gli animali?

Pollaci:- Chi possiede un cane o un gatto ha una sensibilità particolare nei confronti degli animali in genere. 

Fiore:- A proposito di razza ha dei pregiudizi nei confronti dei  “bastardi”?

Pollaci:- Assolutamente no!

Fiore:- Molti pensano e credono che il contatto con gli animali sia portatore di malattie. Lo smentiamo?

Pollaci:- Non possiamo negare che esistano delle zoonosi ovvero della malattie trasmissibili da cane e gatto all’essere umano.

Ma per ridurre i rischi è sufficiente rispettare le norme igieniche di base   e   seguire   le   indicazioni   del   proprio   medico   veterinario.  

Tra   queste   malattie, quelle   più “famose”, su cui penso sia utile dire qualcosa, sono la Rabbia, che spaventa perché colpisce il Sistema Nervoso Centrale, e la Toxoplasmosi, che fa paura soprattutto alle donne incinte per il suo potere abortigeno e teratogeno.

L’Italia dal 1997 all’ottobre 2008 è stata considerata “rabies free”: tra il 2008 e il 2010 alcuni nuovi casi in Friuli-Venezia Giulia, Veneto e nella Provincia autonoma di Trento hanno   fatto   tornare   obbligatoria   la   vaccinazione   del   cane   in   quei   territori,  dove il ritorno del contagio  era verosimilmente correlato alla presenza della  rabbia   silvestre nelle volpi della confinante Slovenia.

È comunque possibile vaccinare il proprio cane contro la rabbia anche nel resto d’Italia: è opportuno parlarne con il proprio veterinario per decidere il piano vaccinale più adeguato al proprio pet.

Altra malattia trasmissibile è la Toxoplasmosi, malattia protozoaria che può infettare l’uomo anche attraverso alimenti infetti, come la carne cruda, quindi non solo con le oocisti eliminate dalle feci del gatto.

Perciò, mi sento di consigliare assolutamente di non temere (o, peggio, abbandonare!) i propri felini quando si è in dolce attesa: anche se sieronegative al test effettuato a inizio gravidanza, è sufficiente adottare scrupolose norme igieniche e astenersi dalla pulizia della lettiera, che dovrà avvenire quotidianamente.

Finché si ha il pancione, evitare di maneggiare oltreché di mangiare   carni crude.  

Non indicati nemmeno insaccati poco stagionati, verdura e frutta lavata male.

Fiore:- Gli animali domestici rappresentano un rischio di trasmissione del coronavirus?

Pollaci:- Al momento si ritiene possibile un’origine zoonotica della malattia umana, verosimilmente  a partire dal pipistrello  (non è ancora stata identificata né esclusa un’altra specie selvatica intermedia).

La modalità di contagio   considerata principale al momento resta quella interumana.

Per quanto concerne i pet, il cane è risultato meno suscettibile all’infezione rispetto a gatto e furetto, in via sperimentale.

Tra le segnalazioni di infezioni naturali pervenute all’OIE hanno fatto molto notizia i grandi felini di uno zoo newyorkese e il gatto sintomatico di Liegi; in realtà ce ne sono state anche altre, ma comunque decisamente meno numerose rispetto agli oltre 9 milioni di casi umani registrati ad oggi. Cosa consigliare in casa?

In caso si risulti COVID-19 positivi  e si abiti con un animale domestico, limitare i contatti uomo-pet, proprio come si farebbe  per proteggere un altro membro umano della   famiglia.   

È   senz’altro   tranquillizzante   ricordare   che   l’OIE  (Organizzazione Mondiale   della   Sanità  Animale)   ha   creato   un  gruppo di   ricerca   per   studiare   al meglio l’interfaccia uomo-animale, in attesa di nuove evidenze.

Per tutti, resta valida la regola d’oro del rispetto  delle norme igieniche di base.

In più, si possono lavare le zampe a Fido al rientro dalla passeggiata, ma con acqua e sapone non con candeggina o altre sostanze irritanti!

Fiore:- Le è mai capitato di trovarsi di fronte alla richiesta di eliminare un cane o un gatto  sofferente? Se sì, come si è comportata? Se no, come si comporterebbe anche nei confronti del richiedente?

Pollaci:- Ci sono stati dei casi in cui mi è stata richiesta l’eutanasia ma solitamente io rispondo che il mio compito è quello di curare gli animali e non di ucciderli, soprattutto quando non ci sono ragioni mediche più che valide per effettuare l’eutanasia.

Tuttavia, nei rari casi in cui la malattia sia incurabile e crea grave sofferenza all’animale, quando sono state tentate tutte le strade possibili senza successo, ritengo che sia etico accompagnare un animale verso la morte.

Fiore:- C’è un episodio particolarmente commo­vente della sua vita professionale che le piacerebbe raccontare?

Pollaci:- Gli episodi commoventi in questi venti anni di attività sono stati tantissimi.

Citerò uno dei più recenti solo perché più vivo nella memoria.

É la storia di una cagnolina affetta da una malformazione vascolare epatica chiamata Shunt Portosistemico. Questo tipo di patologia necessita di una correzione chirurgica nei primi mesi di vita. La sua proprietaria aveva esitato tanto prima di far operare la cucciola, perché le era stato detto che l’intervento sarebbe stato molto rischioso.

Dopo vari consulti era arrivata a me e finalmente aveva deciso di fare il grande passo per il bene della sua amata cagnetta.

Quando la chiamai a fine intervento per dirle che era andato tutto bene, con la voce rotta dall’emozione, mi dice:

                       “Grazie Dottoressa, ho pregato tanto per le sue mani”.

Questa frase mi fece commuovere e pensai che, a volte, la fede e la medicina possono incontrarsi dando buoni frutti!

Fiore:- I suoi pazienti non hanno la parola. Quanto il proprietario può essere  d’aiuto per la ricerca della causa della malattia?

Pollaci:- I proprietari sono importantissimi per noi veterinari perché conoscono benissimo il loro cane e sono in grado di capire perfettamente quando c’è qualcosa che non va.

Poi tocca a noi interpretare nel modo giusto cosa ci riferiscono per giungere ad una diagnosi.

Fiore:- Molti ritengono gli animali domestici degli oggetti o li assimilano a delle persone. Il mio pensiero dice che sbagliano. Il suo?

Pollaci:- Io dico : ”In medio stat virtus“.

Gli animali non vanno trattati come oggetti in quanto sono essere senzienti. Viceversa non si può neanche trattarli come se fossero persone, in quanto si snaturerebbe il loro essere animali.

Fiore:- C’è sempre più gente che si affida al “dott. Web”. Cosa ne pensa?

Pollaci:- Il web ha molti vantaggi in quanto permette di ottenere in modo semplice e veloce informazioni di ogni tipo: il problema è l’attendibilità delle fonti.

Lo abbiamo visto molto bene in questo periodo di pandemia in cui si è verificato il cosiddetto fenomeno della infodemia, una pioggia di notizie per lo più contraddittorie tra loro che non facevano altro che confondere gli utenti del web.

Negli ultimi decenni c’è molta attenzione nei confronti degli animali da compagnia per cui via internet fioccano notizie sull’argomento anche da parte di non addetti ai lavori.

Ovviamente non tutte le notizie sono spazzatura, c’è molta letteratura scientifica di alto livello ma fruibile per lo più dai veterinari e non dall’utente comune che non ha una preparazione di tipo medico- scientifico per comprenderla.

Tuttavia, se ci si vuole documentare sulle più comuni patologie del cane o del gatto basta andare sui siti della maggior parte delle cliniche veterinarie per trovare piccoli video o articoli informativi.

In caso di problemi di salute del pet, ciò non prescinde assolutamente dalla necessità di una visita clinica effettuata dal proprio veterinario di fiducia per ottenere una diagnosi di certezza ed una terapia mirata.

Fiore:- Un consiglio per chi possiede un animale  o si accinge ad averlo…

Pollaci:- Decidere di prendere un’animale è una cosa molto seria, quasi come decidere di avere un figlio. 

E’ un essere vivente che dipende in tutto e per tutto da noi, che volente o nolente cambia le nostre abitudini di vita e ci condiziona. 

Io stessa non posseggo animali in quanto spostandomi  molto per lavoro non potrei dedicargli il tempo necessario ad un animale.

Per fortuna ho la possibilità di coccolarne tanti al lavoro. 

Nonostante il mio amore per i bulldog francesi e i levrieri, credo che se dovessi decidere di prendere un cane andrei in canile o mi rivolgerei alle associazioni che salvano animali maltrattati.

Ci sono tanti cani bisognosi di dare e ricevere amore ma molti di loro purtroppo passano l’intera vita dietro le sbarre. 

Fiore:- Un consiglio a chi si accinge a intraprendere un percorso simile al suo…

Pollaci:- Cosa consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?

Innanzitutto non arrendersi mai, avere il coraggio e la costanza di seguire i propri sogni, fare esperienza all’estero e puntare ad una specializzazione.

La veterinaria si è molto modificata negli ultimi decenni e la figura del veterinario tuttologo è sempre meno rappresentata, la medicina veterinaria cerca di emulare la medicina umana sia per le strumentazioni sempre più sofisticate sia per le figure specialistiche nei vari settori.

Solo per fare un esempio, qualche decennio fa era quasi impossibile poter sottoporre un animale a Tac o ad una risonanza magnetica: adesso sono tantissime le strutture veterinarie che dispongono di questi macchinari.

Fiore:- I pazienti sono tutti uguali per lei o ci sono animali che attirano maggiori attenzioni?

Pollaci:- Quando entro in sala operatoria, ho una vita sotto le mie mani, quindi lo spirito con il quale affronto le chirurgie è sempre lo stesso, cerco di dare il massimo delle mie possibilità  sia che si tratti di chirurgie semplici o complesse, di animali di proprietà o meno, giovani o anziani.

Nonostante questo non posso nascondere che mi sia capitato di legarmi di più a determinati pazienti o ai loro proprietari per le vicissitudini mediche o personali.

Ci sono casi in cui la risoluzione della patologia richiede più tempo e più sforzi del previsto, cosi mi ritrovo molto spesso a ripensare a quel paziente anche fuori dalla clinica.

Penso a cosa potrei fare per curarlo al meglio: mi confronto con i colleghi che hanno avuto casi simili, consulto le pubblicazioni a riguardo e in automatico quel paziente e la risoluzione del caso diventano il mio chiodo fisso.

A volte è la situazione “familiare” del cane o del gatto che attira e attrae la mia attenzione.

Famiglie che hanno vissuto lutti o altri eventi traumatici, in cui l’animale è il “sostituto” di un congiunto venuto a mancare o di un figlio mai arrivato, sono situazioni molto delicate in cui ci si trova a gestire la patologia dell’animale ma anche il disagio del proprietario.

Fiore:- Un cucciolo ferito le fa maggiore tenerezza di un animale adulto?

Pollaci:- Mentirei se dicessi il contrario.

I cuccioli di tutte le specie, compresa quella umana,  hanno caratteristiche fisiche e comportamentali peculiari che ispirano tenerezza e senso di protezione negli adulti.

Queste caratteristiche furono individuate da Konrad  Lorenz nel 1943 sotto il nome di Baby schema: occhi grandi e tondi, orecchie piccole, muso corto, guance paffute, arti corti, forme arrotondate, pelle morbida, vocalizzi e andatura goffa.

Grazie a queste peculiarità gli adulti riconoscono i cuccioli e si fanno carico delle cosiddette cure parentali fino a quando il cucciolo diventa autosufficiente.

Fiore:- Può dividere i suoi pazienti in categorie?

Pollaci:- Io mi occupo prevalentemente di cani e gatti, i cosiddetti animali da compagnia.

Devo dire che mi attira molto anche la medicina dei selvatici: mi piacerebbe fare una esperienza in Africa nei grandi parchi.

Nel periodo degli incendi in Australia avrei voluto curare i koala ustionati ma purtroppo non accettavano veterinari stranieri.

Chissà se prima o poi riuscirò a realizzare questo sogno…

Fiore:- Credo proprio di sì, considerata la sua perseveranza nell’inseguire e realizzare i sogni.

Pollaci:- Grazie per la sua gentilezza! Anche lei non scherza in quanto a perseveranza!

Mi ha inseguita per mesi per ottenere questa intervista, riuscendo alla fine a  incunearsi nella mia agenda di lavoro, mai mostrando noia e disappunto.  

… a cura di  Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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